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A FINE 2004 UN BILANCIO DEL FASCINO Il grande
giornalista racconta a “Di Più” LANZA: LE
EPOCHE PASSANO, LA BELLEZZA DELLE DONNE NO “Da
ragazzo amavo la Mangano, poi la Loren e Liz Taylor.
di Cesare Lanza "Dipiù"
I primi turbamenti con la Lollo
La vista di un seno
appena delineato, ma che si intuiva marmoreo, una coscia scoperta mi
facevano pulsare le tempie. Le gambe di Silvana Mangano, mondina in
"Riso Amaro", un film del 1949... Avevo sette anni, erano i miei
primi precoci turbamenti! Silvana Pampanini esplosiva, Gina
Lollobrigida ammiccante, Marisa Allasio gioiosa nella serie dei
"Poveri ma belli", Maria Grazia Buccella ai confini della realtà...
Oggi, con occhio di adulto, ho tradito quelle attrazioni, tranne la
Mangano, prima fidanzata della mia inesauribile fantasia. Negli anni
cinquanta le donne-simbolo di grande bellezza, a ripensarci, erano
altre: Marylin Monroe più di tutte, un richiamo sensuale senza data,
senza tempo, senza confini. La regale Ava Gardner, l'elegantissima
Maria Callas conquistatrice con gli occhi più maliardi dell'epoca,
Audrey Hepburn, aristocratico grissino controcorrente, ancora Alida
Valli. Ma una “bellezza” femminile si impone al di là dell'aspetto
fisico, anche per la forza della personalità: col rimpianto di non
averla mai conosciuta, considero affascinantissima Anna Magnani,
Nannarella, premio Oscar nel 1955 con "La rosa tatuata". Impossibile
davvero non essere colpiti dalle sue famose occhiaie, coinvolti da
quello sguardo drammatico, non innamorarsi delle sue risate
sfacciate. Non capisco come Roberto Rossellini potè lasciarla per
Ingrid Bergman!
Il lungo periodo delle "maggiorate"
Nei favolosi ’60, la tendenza è sempre quella della donna di misure super, a imporsi nell’immaginazione maschile: Sofia Loren e Brigitte Bardot sono i due simboli storici. A loro due, nella mia personale classifica, aggiungerei Elizabeth Taylor, sia perché protagonista di meravigliose e clamorose storie d’amore (in particolare, senza fine e senza tregue, quella con Richard Burton), sia per i magnifici occhi verdi, incantatori. Sofia: una statua vivente, degna di essere
custodita ed esposta in un museo, all’apice di ogni possibile
desiderio, una montagna da scalare, un’impresa irrealizzabile.
Brigitte aveva invece una sensualità più immediata, alla portata di
chiunque. Quando uscì il film che la lanciò, “E Dio
creò la donna”, nel ’58, ero studente al liceo e tra i compagni di
classe circolava una chiacchiera secondo cui alcune scene, in cui
Brigitte discinta si rotolava inquieta nel letto, in Italia fossero
state censurate. Non so se fosse una leggenda metropolitana, certo è
che - allora vivevo a Genova - posso testimoniare che si stava
determinando l’idea di una gita a Nizza, per toglierci la curiosità
(e aumentare le palpitazioni di cuore). Tra le maggiorate, esplodeva
Anita Ekberg dopo il successo nella “Dolce vita” felliniana, la
grande Mangano invece si affinava e dimostrava di essere un’attrice
completa. Come, in Francia, Jeanne Moreau. Altri
brividi dell’epoca erano per Sue Lyon, la Lolita sogno proibito
(allora!) per la differenza di età col suo amante, Monica Vitti
diretta da Michelangelo Antonioni, Claudia Cardinale, la superba
Stefania Sandrelli legata ai due storici film di Pietro Germi,
“Divorzio all’italiana” e “Sedotta e abbandonata”. Tra le più
sensuali, i miei ricordi registrano Eleonora Rossi Drago, Jane
Birkin per il legame eccitante con Serge Gaisnsbourg e il ricordo
una canzone indimenticabile, e Yoko Ono. E Julie Christie, femmina
allo stato puro, che in milioni abbiamo amato nel “Dottor Zivago”.
Tra le figure femminili di fascino atipico svetta Jacqueline Kennedy
– prima come moglie del presidente degli Stati Uniti, poi come
compagna (“a contratto”) altera e inavvicinabile di Aristotele
Onassis.
Le magrissime degli anni settanta
Negli anni settanta si
comincia a dimagrire, la memorabile Twiggy è l’icona del
rivoluzionario cambiamento di tendenza. E dalle dilaganti sfilate di
moda arrivano segnali precisi. Chiudo gli occhi – sono, finalmente,
diventato adulto – e mi sfilano davanti le immagini più diverse: la
misteriosa Dominique Sanda e l’ambiguissima Charlotte Rampling,
Farrah Fawcett legata ai telefilm di “Charlie’s Angels”, Jane Fonda
figlia d’arte, Barbra Streisand con quel terribile naso simbolo
immediato di una simpatia irresistibile, come Mina in Italia,
trionfante nella musica e in tivu, per la serie delle
bellezze-non-belle. E l’imperiosa Fanny Ardant, Maria Schneider
ricciolutissima nei capelli e nel pube, scandalosa nuda nel film
(“Ultimo tango”) di Bertolucci a fianco, o più precisamente
sottomessa, di Marlon Brando. E la malizia di Laura Antonelli nei
film di Samperi, Lisa Gastoni travolgente (“Grazie zia”), Elsa
Martinelli e Antonella Lualdi, Barbara Bouchet ed Edwige Fenech,
Valeria Moriconi, gli occhi di Ornella Muti, la pantera Florinda
Bolkan… E aggiungo, se mi consentite, Nadia Cassini – con un’unica
risorsa, ma mitica, forse il più bel sedere nella storia dello show
system. Che bei nomi, che album straordinario: ebbene, su tutte
sceglierei però Catherine Deneuve, che ho incontrato ancora di
recente, ormai nonnina arzilla, sempre bellissima. Ma allora! La
bellezza negli anni settanta è soprattutto eleganza, stile, grazia,
discrezione, modo di muoversi, guardare, comportamento. Una
contrazione del viso, un sorriso, un cenno, un fremito del naso o
della labbra… Catherine – indimenticabile in “Bella di giorno” di
Luis Bunuel - è tutto questo…anche perchè, ne convenite?, quanto ad
eleganza le attrici del cinema francese hanno qualcosa in più,
rispetto a tutte le antagoniste.
Le meraviglie del Terzo millenio
dicembre 2004 |