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A FINE 2004 UN BILANCIO DEL FASCINO
 

Il grande giornalista racconta a “Di Più”
l’evoluzione dei canoni estetici  femminili negli ultimi 50 anni
 

LANZA: LE EPOCHE PASSANO, LA BELLEZZA DELLE DONNE NO
 

“Da ragazzo amavo la Mangano, poi la Loren e Liz Taylor.
Negli anni ’70 ero per la Deneuve. E ora non toccatemi Sharon Stone"

 

di  Cesare Lanza  "Dipiù"

RITRATTO DI FAMIGLIA
RITRATTO DI FAMIGLIA

Da quando ero un inquieto adolescente, ma forse anche da prima, sono affascinato dalla bellezza delle donne. In particolare, dalla misteriosa attrazione che le donne riescono ad esercitare, indipendentemente dai canoni tradizionali di estetica. Se penso agli anni cinquanta, ricordo il turbamento che mi procuravano le grandi (oggi sarebbero considerate castissime) fotografie di un settimanale allora in formato gigante e molto serio, l'Europeo, che mio padre portava in casa. Si imponevano le cosiddette maggiorate, definite così per le forme procaci.

 

 

I primi turbamenti con la Lollo

 

La vista di un seno appena delineato, ma che si intuiva marmoreo, una coscia scoperta mi facevano pulsare le tempie. Le gambe di Silvana Mangano, mondina in "Riso Amaro", un film del 1949... Avevo sette anni, erano i miei primi precoci turbamenti! Silvana Pampanini esplosiva, Gina Lollobrigida ammiccante, Marisa Allasio gioiosa nella serie dei "Poveri ma belli", Maria Grazia Buccella ai confini della realtà... Oggi, con occhio di adulto, ho tradito quelle attrazioni, tranne la Mangano, prima fidanzata della mia inesauribile fantasia. Negli anni cinquanta le donne-simbolo di grande bellezza, a ripensarci, erano altre: Marylin Monroe più di tutte, un richiamo sensuale senza data, senza tempo, senza confini. La regale Ava Gardner, l'elegantissima Maria Callas conquistatrice con gli occhi più maliardi dell'epoca, Audrey Hepburn, aristocratico grissino controcorrente, ancora Alida Valli. Ma una “bellezza” femminile si impone al di là dell'aspetto fisico, anche per la forza della personalità: col rimpianto di non averla mai conosciuta, considero affascinantissima Anna Magnani, Nannarella, premio Oscar nel 1955 con "La rosa tatuata". Impossibile davvero non essere colpiti dalle sue famose occhiaie, coinvolti da quello sguardo drammatico, non innamorarsi delle sue risate sfacciate. Non capisco come Roberto Rossellini potè lasciarla per Ingrid Bergman!
 

Il lungo periodo delle "maggiorate"

 

             Negli anni cinquanta prevaleva via via la donna formosa, seno e fianchi abbondanti, magari (raramente) con vitino da vespa. Di recente ho letto che Liz Hurley, ex di Hugh Grant, ha osato dire di Marylin (misure: 90-60-90): “Se fossi grassa come lei, avrei vergogna ad uscire di casa…” Quale presuntuosa impudenza. Penso, al contrario, che Marylin Monroe si sarebbe imposta in qualsiasi epoca, a dispetto delle fatiche che lei stessa, spudoratamente, confidava di aver dovuto affrontare (“Sono andata a letto, in un certo periodo della mia vita, con chiunque – truccatore o produttore, costumista o regista, addetto alle luci o grande attore – potesse darmi una mano a fare carriera!”).

                       Nei favolosi ’60, la tendenza è sempre quella della donna di misure super, a imporsi nell’immaginazione maschile: Sofia Loren e Brigitte Bardot sono i due simboli storici. A loro due, nella mia personale classifica, aggiungerei Elizabeth Taylor, sia perché protagonista di meravigliose e clamorose storie d’amore  (in particolare, senza fine e senza tregue, quella con Richard Burton), sia per i magnifici occhi verdi, incantatori.  Sofia: una statua vivente, degna di essere

 custodita ed esposta in un museo, all’apice di ogni possibile desiderio, una montagna da scalare, un’impresa irrealizzabile. Brigitte aveva invece una sensualità più immediata, alla portata di chiunque. Quando uscì il film che la lanciò, “E Dio creò la donna”, nel ’58, ero studente al liceo e tra i compagni di classe circolava una chiacchiera secondo cui alcune scene, in cui Brigitte discinta si rotolava inquieta nel letto, in Italia fossero state censurate. Non so se fosse una leggenda metropolitana, certo è che - allora vivevo a Genova - posso testimoniare che si stava determinando l’idea di una gita a Nizza, per toglierci la curiosità (e aumentare le palpitazioni di cuore). Tra le maggiorate, esplodeva Anita Ekberg dopo il successo nella “Dolce vita” felliniana, la grande Mangano invece si affinava e dimostrava di essere un’attrice completa. Come, in Francia, Jeanne Moreau. Altri brividi dell’epoca erano per Sue Lyon, la Lolita sogno proibito (allora!) per la differenza di età col suo amante, Monica Vitti diretta da Michelangelo Antonioni, Claudia Cardinale, la superba Stefania Sandrelli legata ai due storici film di Pietro Germi, “Divorzio all’italiana” e “Sedotta e abbandonata”. Tra le più sensuali, i miei ricordi registrano Eleonora Rossi Drago,  Jane Birkin per il legame eccitante con Serge Gaisnsbourg e il ricordo una canzone indimenticabile,  e Yoko Ono. E  Julie Christie, femmina allo stato puro, che in milioni abbiamo amato nel “Dottor Zivago”. Tra le figure femminili di fascino atipico svetta Jacqueline Kennedy – prima come moglie del presidente degli Stati Uniti, poi come compagna (“a contratto”) altera e inavvicinabile di Aristotele Onassis.
 


 

Le magrissime degli anni settanta

                           

Negli anni settanta si comincia a dimagrire, la memorabile Twiggy è l’icona del rivoluzionario cambiamento di tendenza. E dalle dilaganti sfilate di moda arrivano segnali precisi.  Chiudo gli occhi – sono, finalmente, diventato adulto – e mi sfilano davanti le immagini più diverse: la misteriosa Dominique Sanda e l’ambiguissima Charlotte Rampling, Farrah Fawcett legata ai telefilm di “Charlie’s Angels”, Jane Fonda figlia d’arte, Barbra Streisand con quel terribile naso simbolo immediato di una simpatia irresistibile, come Mina in Italia, trionfante nella musica e in tivu, per la serie delle bellezze-non-belle.  E l’imperiosa Fanny Ardant, Maria Schneider ricciolutissima nei capelli e nel pube, scandalosa nuda nel film  (“Ultimo tango”) di Bertolucci a fianco, o più precisamente sottomessa, di Marlon Brando. E la malizia di Laura Antonelli nei film di Samperi, Lisa Gastoni travolgente (“Grazie zia”), Elsa Martinelli e Antonella Lualdi, Barbara Bouchet ed Edwige Fenech, Valeria Moriconi, gli occhi di Ornella Muti, la pantera Florinda Bolkan… E aggiungo, se mi consentite, Nadia Cassini – con un’unica risorsa, ma mitica, forse il più bel sedere nella storia dello show system.  Che bei nomi, che album straordinario: ebbene, su tutte sceglierei però Catherine Deneuve, che ho incontrato ancora di recente, ormai nonnina arzilla, sempre bellissima. Ma allora! La bellezza negli anni settanta è soprattutto eleganza, stile, grazia, discrezione, modo di muoversi, guardare, comportamento.  Una contrazione del viso, un sorriso, un cenno, un fremito del naso o della labbra… Catherine – indimenticabile in “Bella di giorno” di Luis Bunuel - è tutto questo…anche perchè, ne convenite?, quanto ad eleganza le attrici del cinema francese hanno qualcosa in più, rispetto a tutte le antagoniste.
                                 Gli anni ottanta diventano storia recente. Le mie preferenze vanno a Kim Basinger, Veronica Ciccone meglio conosciuta come Madonna e alla principessa Diana. Cito anche Cher e Anjelica Huston, tra le bellezze atipiche, la tenera Sophie Marceau delle mele verdi, e Dalila Di Lazzaro, forse – ahimè non per fascino, ma per pura armonia estetica del corpo – una delle donne più belle di sempre.  L’evoluzione della bellezza femminile esclude le gigantesse super dotate, i modelli di riferimento sono diventati personaggi più complessi, articolati, un cocktail non resistibile di sottintesi e sfrontatezza. Scelgo Kim perché nel fortunatissimo e forse sopravvalutato “Nove settimane e mezzo” impone nel mondo una forma di seduzione femminile di radice istintiva: l’arte sublime di spogliarsi. Madonna è la bellezza della donna-ragazzo,  compagna di giochi, di audacia, di sfrontatezze. Diana è il messaggio di sensualità (lei era principessa, un valore aggiunto che ne aumentava il fascino, ma mi riferisco anche alle casalinghe…) che alcune donne riescono a trasmettere dietro un’apparente, ermetica estraneità: quando noi maschi riusciamo a intuire che basterebbe un semplice fiammifero per ottenere l’esplosione, e beato chi si ritrova l’accendino al momento giusto. A fine anni ottanta e negli anni novanta si impone anche, e fa tendenza, il modello androgino di Stefania di Monaco, associato a caratteristiche di forte carattere, capacità trasgressiva, indipendenza,

                             

 

Le meraviglie del Terzo millenio

Eccoci ai giorni nostri. Impossibile non eleggere, a mio giudizio, come donna primaria, per bellezza e fascino di questa epoca, Sharon Stone. Puoi tentare di ridimensionarla, ma poi il pensiero torna (perché il ricordo di un amore o di un’attrazione può essere legata, e questo vale per tutti, anche al di fuori dei confini di Hollywood, a una sola immagine) a ciò che Michael Douglas e milioni di noi in platea intravedevamo tra le sue gambe in “Basic Instinct” , nonchè al sorriso impudico con cui Sharon si esponeva… Il primo posto è suo. Primato lusinghiero perché alle sua spalle rimane, ad esempio, Julia Roberts: “il sorriso da un milione di watt” per chi le vuol bene, “una rana dalla bocca larga” per chi non l’apprezza (non certo io, mia dolce pretty woman!).  E Naomi Campbell, statua nera? E ancora Jennifer Lopez (un noto sondaggio le ha attribuito i glutei più belli della nostra epoca), Claudia Schiffer, Cindy Crawford. E soprattutto Michelle Pfeiffer, simbolo di un’altra straordinarietà per la serie delle risorse femminile: la bellezza glaciale, perfetta, uno stile che ti seduce e allo stesso tempo ti fa perdere qualsiasi speranza, ti annulla il coraggio di avvicinarti. La fredda, classica bionda (un nome per tutti, Grace Kelly) che ti attrae e ti gela con un’occhiata. Più o meno l’esatto contrario di Sharon Stone. 

CON LA MOGLIE ANTONIETTA

CON LA MOGLIE ANTONIETTA



 

  
                                                                                                            
                                           

Siamo arrivati a cavallo del Duemila, le bellezze degli anni novanta si imporranno ancora a lungo. Senza ordine: Francesca Neri -  l’ambiguità simile a quella di Charlotte Rampling -  e Nicole Kidman (forse ormai in decadenza), Catherine Zeta Jones, Britney Spears, Cameron Diaz per la simpatia formidabile - un suo regista ha detto che beve come un marinaio e mangia come un camionista - e tra le atipiche Gwyneth Paltrow. E l’androgina  Demi Moore. E poi Angelina Jolie, l’ancora inesplosa Charlize Teron, Penelope Cruz, “la non bella che diventa bella”, il dentino di Laetitia Casta, le gambe consacrate dal Guinnes dei primati di Adriana Sklenarikova, Kate Moss. E ancora, in Italia: Michelle Hunziker, brio puro, Martina Colombari seducentissima, Martina Stella in interessante evoluzione, Ilary Blasi incompiuta, Eva Herzigova,  Elisabetta Canalis, di forte personalità.  Infine Claudia Pandolfi, di indocile carattere.

                                                                                                                  La mia sensazione è che si torni verso le importanti e significative rotondità ch’erano predilette negli anni cinquanta e forse mai neglette, almeno nei desideri e nelle fantasie dei maschi mediterranei. Ecco il successo di Sabrina Ferilli (sono convinto, e ho avuto il piacere e la presunzione di dirglielo!) che per la bellezza sia ancora una bomba non accesa e artisticamente debba ancora dare il meglio di sé. Ecco Monica Bellucci, perfetta ma con la necessità di togliersi di dosso un po’ di freddezza.  E Manuela Arcuri, forse la rappresentazione più significativa del ritorno agli anni cinquanta: abbondante ma flessuosa, con seni fianchi  e curve che suscitano oggi lo stesso entusiasmo di alcuni lustri fa.  Quanto al futuro, il nome di una adolescente si delinea all’orizzonte, ben diversa dalle maggiorate, a ricordarci che in ogni epoca ci sono stereotipi di bellezze molto diverse tra di loro: Charlotte Casiraghi, incantevole, deliziosa principessina di Montecarlo. Qualcosa mi dice che ci occuperemo molto di lei nei prossimi decenni. E cos’altro aggiungere? Le scuse verso tante altre bellissime donne, dimenticate colpevolmente o presuntuosamente ignorate.

dicembre 2004