L'intervista mancata
a Monica
Lewinsky
Cesare
Lanza
NATALIA Aspesi scrive che ero "ansioso", insieme con Mara Venier,
Fabrizio Del Noce e Bruno Vespa, di
avere tra le nostre "sanguinolente sgrinfie" la "ghiotta preda" Monica
Lewinsky. Non voglio replicare,
esterrefatto e divertito, alle sue soavi espressioni, ma solo ben
specificare ai lettori che il mio intento (come sarebbe stato il suo, al
mio posto) era, semplicemente, di proporre un'intervista di oggettivo
interesse. E la delusione e l'amarezza di Natalia sarebbero state eguali
alla mia, se se la fosse vista sfumare all'ultimo momento. Sinceramente
mi sarei aspettato, per la stima che ho di Repubblica e della
giornalista, parole più chiare e partecipi sull'aspetto più grave della
vicenda: uno straordinario caso di censura preventiva, come non si
registrava dagli anni Cinquanta.
Cesare@lamescolanza.com
LA
Repubblica del 13 aprile 1999 ha pubblicato una mia lunga intervista
a Monica Lewinsky avvenuta a Londra, e la ragazza mi aveva intenerito
per la sua vita infranta dall'estrema crudeltà del famoso giudice Starr
che attraverso di lei voleva far diClinton. Conosco le belle interviste
di Cesare Lanza, che ottiene massime rivelazioni anche da chi non
vorrebbe darle. Ho immaginato, certo sbagliando, che la ragione per
intervistare oggi Lewinsky fosse sempre la stessa, pruriginosa, tenendo
conto della deriva morale della tv. Me ne scuso con Lanza, ricordandogli
però che quanto a censura, negli ultimi mesi ne abbiamo viste di molto
più pericolose anche se non così stupide. Forse un giornalista serio
come Lanza potrebbe riflettere se sia il caso di collaborare con una Rai
faziosa, succube illiberale e poco spiritosa. (n. a.)
La Repubblica 17-12-02