Il campione del modo escluso dal tour. La stessa arroganza dei grandi tradimenti

Cipollini come Bush: i francesi non lo vogliono

di Cesare Lanza " Libero"

 

 

Gratta gratta sono sempre gli stessi. La supponenza, la superbia dei francesi nei riguardi del resto del mondo si ripropongono, in forme diverse ma sempre assolutamente ingiustificate e irrazionali, a volte anche insultanti, comunque inspiegabili. L'ultima grande performance, ovviamente uso questa parola per deferenza, è di livello mondiale: per la guerra in Iraq, i nostri amici francesi prima mettono i bastoni tra le ruote agli americani in tutti i modi, poi, una volta risolta la guerra in pochi giorni per merito esclusivo, nonostante tutto, degli americani e degli inglesi, disinvoltamente pretendono di sedersi al tavolo della ricostruzione. Per papparsi la loro parte, si intende ingente, della torta post bellica. Ma va là, per fortuna Bush ha fatto sapere a Chirac, quello che crede di essere De Gaulle e non è neanche un mezzo Giscard.

La notizia di ieri è piccola piccola rispetto alla gaffe di guerra e ai salti di equilibrio transalpini sui patti occidentali. Ma è una notizia significativa. Mario Cipollini, uno dei più straordinari campioni del ciclismo degli ultimi cinquant'anni, è stato escluso dal Tour de France! Ma come? Cipollini. Dico Cipollini, il campione del mondo in carica: proprio in questi giorni, tra l'altroieri e ieri, è riuscito a battere il mitico record, 41, di Alfredo Binda nelle vittorie di tappa al Giro d'Italia. Cipollini è arrivato a 42 e il giro non è ancora finito, la sua carriera non è finita. Come si può lasciare fuori (per presunte incomprensioni di qualche anno fa, mi dicono, con gli organizzatori del Tour) un atleta leggendario, che di per sé è un esempio per bravura, carisma, classe, stile e personalità anche al di fuori delle corse? Il successo già l'anno scorso e l'atto di arroganza e superbia in salsa francese ha portato fortuna al nostro sprinter: escluso dal Tour, ha poi vinto il Campionato del Mondo. E così, semplicemente, oggi noi italianuzzi  gli auguriamo il bis, da festeggiare con il nostro spumante, che in molti casi è preferibile al troppo idolatrato champagne.

Però, però questa prosopopea, questa autoconvinzione francese di considerarsi come l'ombelico del mondo è difficile da accettare. Ve ne racconto un'altra tra tante. Proprio ieri mattina un lettore di Libero mi ha scritto che, alla frontiera tra Ginevra e la Francia, i gendarmi di turno gli hanno chiesto di dichiarare quanta valuta avesse con sé. Il nostro amico lettore, onestamente, ha detto che aveva circa diecimila euro, una somma residua di un viaggio d'affari. Sgarbatamente, glia hanno chiesto di scendere dall'auto e l'hanno sottoposta ad una piccola tortura: la cifra superava il limite, che in Francia – gli hanno contestato – è di settemila e cinquecento euro. Il lettore ha tentato di giustificarsi: "In Italia il limite è di diecimila euro, pensavo fosse una regola uguale in tutti i paesi dell'Unione Europea…". Risposta sibilante del poliziotto francese: "Je m'en fut des italians". Traduzione: me ne fotto degli italiani. Il nostro lettore ha fatto notare che, almeno, poteva dire: " Je m'en fiche". Traduzione: non mi importa, me ne infischio. Poi, ha capito che si trattava di una provocazione e ha preferito non reagire, per evitare guai. E' stato perquisito come un gangster, gli hanno rivoltato le valigie, alla fine, neanche una parola di bonaria comprensione.

Mettendoci allo stesso livello dello sgarbato custode della poco prestigiosa frontiera, verrebbe voglia di commentare: al migliore reazione a questa arroganza è che Bush, Cipollini, il lettore ai loro diversi livelli "se ne fottano", a loro volta, dei francesi. Non sarebbe difficile. Bush la guerra l'ha vinta, anche senza i francesi. Cipollini è campione del mondo, nonostante i francesi. L'amico lettore potrà fare i suoi affari, credo, anche senza passare per la Francia. Chissà però se i francesi si rendono conto che , seminando vento, raccoglieranno tempesta. Ed è un vero peccato che un Paese, bellissimo, di tradizioni nobili, non riesca a togliersi questo diffuso vizietto nazionale, questo insopportabile e immotivato complesso di superiorità, tanto distruttivo per le relazioni, piccole o grandi che siano. 

 

cesare@lamescolanza.com
20-5-03