Una sfida goliardica.

di Cesare Lanza "
Corriere della Sera"

Apprendo dal Corriere del 14 gennaio che il presidente della Rai, ancora in seguito al caso Lewinsky/Domenica in, mi accusa di dire stupidaggini, in riferimento a un mio intervento a «Porta a Porta». E mi avverte: «Se ripeterò scelte come quelle relative alla signora Lewinsky, e soprattutto se insisterò sulle motivazioni addotte, l'azienda farà a meno delle mie collaborazioni».
Il professor Baldassare afferma di avermi detto tutto ciò in un colloquio «alla presenza del consigliere anziano Albertoni, del direttore generale e del direttore di Raiuno». E' indispensabile qualche puntualizzazione. Sono un consulente della Rai: le scelte non mi spettano, dunque non posso motivarle. E a «Porta a Porta» non ho mai parlato, ovviamente per correttezza, di Monica Lewinsky/Domenica in e del caso che mi riguardava. Nel colloquio nel suo ufficio, il professor Baldassarre non mi aveva espresso né avvertimenti né minacce: mi aveva solo contestato di aver espresso pubblicamente opinioni diverse rispetto a quelle dei vertici aziendali. E io gli avevo risposto che prendevo atto, per rispetto della sua persona e della funzione da lui ricoperta, di quanto diceva, aggiungendo però che sono un libero professionista, collaboratore della Rai come di altre aziende editoriali, e che non potevo accettare l'intimazione a non esprimere, in nessun caso, opinioni diverse dalle sue. Si è poi discusso di un altro episodio: purtroppo, anche in questo caso, con mio diverso parere; per parte mia non ne discuto qui perché ritengo tuttora che il colloquio fosse privato (né altro - con evidenza poteva essere).
Ma, ora, il presidente in sostanza mi tratta (pubblicamente) come uno stupido da ammonire, tipo «alla prima che mi fai...». Altri risponderebbero querelando, o per le rime. Mi limito a ribadire, e mi stupisco che ce ne sia il bisogno, il mio diritto a libere e personali opinioni. Quanto alle «stupidaggini» (il presidente e i lettori noteranno che aggiungo, a beneficio comune, le virgolette), propongo al professor Baldassarre - da allievo - una sfida goliardica, con un giurì d'onore: chi ne ha dette di più, tra me e lui, da quando lui ha assunto la presidenza dell'azienda e io vi collaboro? Se perdo, mi impegno ad accettare la sanzione che vorrà infliggermi, dopo questa prima e irrituale scomunica. Dovessi vincere, mi basterebbe una leale parola, anche privata, di rincrescimento.

 
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 15-1-03