Stupido io o più stupido Baldassarre?

 

di Cesare Lanza "Libero"

 

          Può succedere a chiunque (forse) di sentirsi dare, prima o poi, dello stupido e di essere trattato come uno scolaretto. E di essere minacciato sullo stile del vecchio Corriere dei piccoli: “Alla prima che mi fai…” A me è successo, per la prima volta da adulto, ieri: a sessant’anni, ahimè, e con i capelli bianchi. Una botta di gioventù. Debbo ringraziare il mio gentile interlocutore, il professor Antonio Baldassarre, presidente della Rai, per avermi restituito all’età dei pantaloncini corti.

         Vorrei sintetizzare la questione ai lettori di “Libero”, che certamente hanno seguito a dicembre il caso Lewinsky: le polemiche sull’intervista della stagista a “Domenica in”,  autorizzata e poi sospesa, all’ultimo momento. Ecco le novità, secondo quanto riferito ieri dal Corriere, da La Repubblica, dal Mattino e da altri giornali.

          E’ successo che il parlamentare Renzo Lusetti (Margherita) abbia scritto a Baldassarre per deprecare, tra l’altro, che io avessi avuto il compito di giustificare pubblicamente, a “Porta a porta”,

l’iniziativa dell’intervista. Baldassarre ha risposto (molto polemicamente anche verso Lusetti, che se ne è risentito, scrivono i giornali, ma almeno questo aspetto non mi riguarda) che non sono un dipendente, ma solo un collaboratore della Rai e dunque nessuno, bontà sua, può impedirmi di dire le stupidaggini – sic -  che desidero: aggiunge però di avermi contestato le mie scelte e, soprattutto, le motivazioni da me pubblicamente addotte per giustificarle. E di avermi avvertito, in un colloquio alla presenza del consigliere anziano Albertoni, del direttore generale e del direttore di Raiuno, che

l’azienda farebbe a meno della mia collaborazione, se le scelte dovessero ripetersi.

          Prima di tutto, per correttezza verso tutti, è opportuno correggere alcuni errori. Non è vero (contrariamente a quanto Lusetti e Baldassarre, certamente in buona fede, mostrano di credere)

che “Porta a porta” abbia dedicato una puntata al caso Lewinsky o, comunque, che io sia intervenuto a “Porta a porta” per giustificare l’iniziativa di “Domenica in”. Il tema proposto da Bruno Vespa era attiguo, ma ben diverso: sullo spunto, appena accennato, del caso Clinton/Lewinsky, si discuteva della disponibilità di molte ragazze ad avere rapporti con uomini potenti pur di arrivare, in qualsiasi modo, al successo. Un tema scottante, si sa, presidente Baldassarre! Ma “Domenica in” non c’entrava per niente: neanche una parola, una sola parola.  Né, peraltro, avrei avuto titolo per difendere scelte e quant’altro: come lo stesso Baldassarre riconosce, il mio incarico per il programma domenicale di Raiuno è solo di consulenza.

          Vero è, invece, che con alcune brevi dichiarazioni a giornali interessati alle mie stupidaggini, e poi diffusamente in questo giornale, “Libero”, ho spiegato le mie idee. Libere, stupide e modeste, quanto si voglia. Ma libere, personali opinioni. Ho spiegato come a mio parere fosse una buona idea giornalistica intervistare la signorina Lewinski (in Italia mai intervistata in Italia, ma  da numerose televisioni di grande prestigio, in mezzo mondo, sì) e come, per vari motivi, fosse un errore

la decisione di sospendere l’intervista, e dunque censurarla preventivamente, in extremis.

          Ora, vorrei educatamente (come sempre per parte mia, professor Baldassarre…), aggiungere qualche riflessione. E’ vero che, nel colloquio nel suo ufficio, il presidente della Rai mi ha contestato di aver espresso pubblicamente opinioni diverse dalle sue. Gli ho risposto che ne prendevo atto, per rispetto e stima della sua persona e della sua funzione, ma che non potevo certo garantirgli, santo cielo, di accettare la sua intimazione a non avere mai più opinioni contrastanti con le sue.  Per senso dell’umorismo, aggiungo che in quella occasione Baldassarre esternò la sua indignazione per un altro episodio e purtroppo, per cattivo destino, anche in questo caso dissentivo da lui: non aggiungo altro, per primo, perché quel colloquio, la contestazione, le intimazioni, gli opposti pareri, tutte le varie riflessioni avevano un carattere assolutamente privato; né, con evidenza, potevano avere altra caratteristica.

          La domanda cruciale è questa: è proprio certo Baldassarre, presidente della nostra maggior azienda culturale, ed ex garante della Costituzione, che opinioni di dissenso rispetto alle sue siano un buon motivo per insultare un collaboratore e ottenerne il siluramento? Dove sta

l’indisciplina, dove sta il reato, o il peccato, o l’affronto?  Erano forse opinioni sgarbate, violente,  maleducate? Credo di essere educatissimo, presidente, e di avere molto rispetto verso tutti: no, perdiana, erano solo opinioni dissenzienti. Ho sbagliato allora per essermi espresso pubblicamente? Ho  sommessamente fatto notare in quel colloquio al Presidente che, come è successo anche nel caso Lewinsky, i vertici Rai, i dirigenti Rai sono abituati a esprimere pubblicamente i loro contrasti di vedute (come forse è anche giusto che sia, per trasparenza, quando si tratti di indirizzi politici, culturali). E dunque perché a me solo, per di più un semplice collaboratore, non spetterebbe questo diritto?  Il peccato in definitiva è solo quello, tout court, di avere opinioni diverse? Beh, di questo passo l’indirizzo culturale e politico sarebbe pericoloso, ne converrà, presidente: neanche al bar, neanche in casa propria, prima o poi, si  rischierebbe di esprimere una libera opinione, nel timore che, riferita, possa contrastare con quella del presidente dell’azienda con cui si collabora!

           Infine, c’è questo offensivo riferimento alle mie stupidaggini. Qualcun altro darebbe querela, o risponderebbe per le rime. Ma io, presidente, sono grato per la botta di gioventù che mi ha regalato con questa “strigliata” (così è definita da La Repubblica). E perciò, con spirito goliardico, propongo una innocente sfida, un divertissement: affidiamo il verdetto a un giurì d’onore (scelga Baldassarre nella giuria chi voglia, Paolo Mieli o Eugenio Scalfari, Ferruccio de Bortoli o Ezio Mauro, Aldo Grasso o Maurizio Costanzo, Carlo Rossella o Giuliano Ferrara, Antonio Ricci, Giorgio Bocca… i primi nomi che mi vengono in mente, ma chi voglia, chi voglia!) e si stabilisca chi abbia detto più”stupidaggini” - per interesse comune aggiungo le virgolette: se lui da quando è presidente della Rai o io da quando vi collaboro.

          Dovessi perdere, mi dichiaro fin d’ora pronto ad accettare qualsiasi sanzione il presidente volesse infliggermi, al di là di questa prima diffida e scomunica. Dovessi invece vincere, mi basterebbe un pur minimo segno, anche privato, di rincrescimento.

 

 

 

                                              cesare@lamescolanza.com

 

15-1-03

 

Cesare Lanza è ,oltre che collaboratore della Rai, nostra prestigiosa firma. L’offesa inflittagli dal presidente della Rai, Antonio Baldassarre, ferisce anche noi: quelle opinioni che il giurista considera stupidaggini, Lanza le ha espresse compiutamente proprio su queste colonne, e sono state condivise in pieno da Libero. Naturalmente, il caso non finisce qui per noi. E ci interroghiamo sull’opportunità che un uomo come Baldassarre, che ha fatto  della moralità (altrui) la sua bandiera, possa continuare a montare il cavallo simbolo dell’emittenza pubblica. Questo qui, tempo un mese, ammazzerà il cavallo pur di sculettarci sopra. Qualcuno lo faccia scendere. Libero

15-1-03