In Cina furoreggiano i brand locali

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Scordiamoci una buona volta il luogo comune che vede i cinesi impegnati a copiare prodotti occidentali, con un’industria che punta unicamente a realizzare prodotti per l’export a basso costo e una economia interna che privilegia marchi esteri, visti come il non plus ultra dal punto di vista della qualità, irraggiungibile dai prodotti “made in China”. È una prospettiva vecchia, e ormai il miliardo e 300 e passa milioni di abitanti della Repubblica Popolare iniziano a capire che anche quanto prodotto in patria può essere sinonimo di qualità e di appeal.
A certificare il cambiamento in atto del mercato più grande del mondo -almeno dal punto di vista del numero delle “teste”- è una ricerca della società di consulenza business internazionale Prophet, che ha intervistato 13.000 consumatori della Repubblica Popolare Cinese chiedendo quali sono i loro brand favoriti. E quest’anno, la ricerca a ottenuto risultati sorprendenti. Se fino al 2016, su 50 brand favoriti, quelli provenienti da oltre Muraglia erano 32, la ricerca di quest’anno ne premia solo 20.

In calo i brand esteri
Scivolano in basso nella classifica brand celebrati internazionalmente come Apple (ora 11ma), Ikea (37ma), Nike (44ma), Bmw (46ma). La società di Cupertino che produce gli iPhone, nonostante la Cina sia il suo secondo mercato più importante dopo gli Stati Uniti, viene surclassata ormai sia da Android (il marchio del sistema operativo mobile di Google si classifica secondo) sia dal produttore “domestico” Huawei (al quarto posto), mentre l’altra rivale Xiaomi è più indietro ma vicina (15ma). Ottiene invece il 22mo posto il marchio di cosmetici Estee Lauder, che ha avuto un vero e proprio boom di vendite nella Repubblica Popolare (+40 rispetto all’anno precedente) nell’ultimo quarto del 2017. «Nelle città più grandi della Cina, la “mistica” del marchio straniero sta svanendo», ha dichiarato Benoit Garbe, senior partner di Prophet a Shanghai. «I consumatori stanno diventando sempre più sofisticati – ha proseguito Garbe -. Stiamo vedendo i marchi locali, i migliori, diventare sempre più rilevanti».

Il colosso sconosciuto in Occidente
La classifica Prophet è basata su quattro parametri: i marchi più innovativi, quelli senza la quale non è possibile vivere, quelli più ispiranti e quelli più pratici. Il primo assoluto in classifica è Alipay, operatore di pagamenti online posseduto da Alibaba. Ma non mancano le sorprese e i marchi pressoché sconosciuti qui da noi, come Meituan Dianping, che per la prima volta compare nei primi 10 posti (è 8va), una sorta di “Amazon dei servizi e del food”: un vero e proprio colosso, che dal prossimo 20 settembre verrà quotata alla Borsa di Hong Kong e il cui valore dovrebbe aggirarsi intorno ai 55 miliardi di dollari, tutta focalizzata sul mercato interno cinese.

Quanti di questi marchi decideranno (e riusciranno, in questo periodo di limitazioni del commercio internazionale dovute a guerre commerciali e a dazi) ad uscire dall’enorme mercato cinese, è tutto da vedere. Certo è che i grandi marchi dell’economia mondiale non possono certo permettersi di trascurare un mercato grandissimo e ancora in fortissima espansione.

Franco Sarcina, Il Sole 24 Ore

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