Le deregulation del mercato aeronautico sta per compiere quarant’anni

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La deregulation del mercato aeronautico compie quarant’anni. Il 24 ottobre del 1978 il presidente degli Stati Uniti, Jimmy Carter, firmò infatti quello storico atto con cui furono liberalizzati i cieli prima americani, poi di tutto il mondo superando il regime degli accordi governativi bilaterali e ponendo fine alle tariffe rigide, fino ad allora fissate dalla Iata, l’associazione mondiale delle compagnie aeree.

Da quel giorno non ci fu più rigidità nei collegamenti tra Stati, che erano prima fissati su criteri di reciprocità (tanti voli da Usa a Francia, tanti da Francia a Usa, operati da vettori designati dalle autorità); e da quel giorno le tariffe diventarono libere, creando una concorrenza al ribasso che prima non c’era mai stata.

Antonio Bordoni, esperto di trasporto aereo, per l’anniversario ha pubblicato un libro (1978-2018: Quarant’anni di deregulation, Ibn editore, pagine 191, 16 euro) nel quale ha voluto sfatare alcuni luoghi comuni. Per esempio: non è vero che la deregulation abbia aperto la via alle compagnie low cost. Ricorda Bordoni che la prima, grande e tuttora esistente low cost, la Southwest, con sede a Dallas, inventò il sistema di prezzi bassi già nel 1978. Aveva potuto farlo perché nel Texas il regime tariffario godeva di alcune libertà nelle quali si era felicemente insinuata. Inoltre non apparteneva alla Iata, che di fatto regolava l’intero settore. Quindi la deregulation permise l’emulazione nel mondo di un sistema già nato: nel 2017, osserva l’autore, tre soli vettori low cost Ryanair, EasyJet, Southwest hanno trasportato circa 340 milioni di passeggeri; rapportando tale cifra ai 4 miliardi complessivi dobbiamo prendere atto che le tre principali compagnie low cost sono vicine a coprire il 10% di tutto il traffico mondiale. E questo malgrado la recente battaglia sindacale e i voli cancellati dalla Ryanair di Michael O’ Leary. Per questo la Iata si è trovata costretta a considerarle nelle proprie rilevazioni sebbene non si siano mai associate.

La deregulation, poi, una volta arrivata in Europa, ha permesso a ciascun vettore di volare liberamente negli altri Stati: l’Italia è stata conquistata dall’irlandese Ryanair proprio grazie al fatto che non ci deve più essere reciprocità di numero di voli tra le compagnie nazionali. Bordoni osserva criticamente che la concorrenza spietata generata dal provvedimento di Carter ha abbassato la qualità del servizio, reso meno trasparenti i prezzi e, con il sistema dei code sharing, creato confusione su chi in realtà operi un volo venduto da più compagnie.

Paolo Stefanato, Ilgiornale.it

 

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