I nomignoli restino nell’intimità di coppia

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(di Cesare Lanza per LaVerità) Scommettiamo che sarebbe opportuno mantenere una certa riservatezza sulle smancerie, i nomignoli, le coccole che si scambiano i coniugi in privato? Come già vi ho raccontato qualche giorno fa, sto leggendo un delizioso librino su Churchill. Winston era innamorato in maniera smisurata di sua moglie Clementine, come si evince dalla sua biografia e da altre testimonianze: « Mi sono sposato e ho vissuto sempre felice e contento», «A Blenheim ho preso due decisioni molto importanti: quella di venire al mondo e quella di sposarmi. Sono molto soddisfatto della decisione che ho preso in entrambe le circostanze». Nell’intimità, ho appreso, Clementine lo chiamava «pig», cioè maiale, e Winston le sussurrava «cat», cioè gatta. Nella corrispondenza personale si rivolgevano così l’uno all’altra, abitualmente. Un giorno, senza avvertire, l’Arcivescovo di Canterbury andò a trovarli quando Churchill era già primo ministro – e sbigottito li trovò in una stanza mentre, carponi, si rincorrevano, grugnendo e miagolando. Si sussurravano paroline dolci, a quattro zampe, senza accorgersi dell’insigne testimone, tanto erano concentrati. Un’amica riferì uno sfogo del primo ministro di fronte a un’irritazione insofferente di Clementine: «Mi sento come potrebbe essere il più infelice degli uomini della Terra». Perché esistevano anche divergenze e conflitti. Churchill ad esempio detestava fare colazione insieme: voleva farla da solo, a letto. Le svenevolezze e gli sfoghi dovrebbero, possibilmente, restare nell’intimità di una coppia. Quando diventano pubblici, quasi sempre risultano fastidiosi o, peggio, comici.

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