Ultime dal Giappone. Risale il Pil

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La terza economia mondiale sta andando meglio delle previsioni, con un Pil in recupero nel secondo trimestre 2018 a un tasso annualizzato dell’1,9% (+0,5% sul secondo trimestre) che segue la contrazione dello 0,9% annualizzato accusata nei primi tre mesi dell’anno: una dinamica di ripresa che rappresenta un’ottima notizia anzitutto per il primo ministro Shinzo Abe, il quale rafforza ulteriormente la possibilità di essere rieletto il mese prossimo alla guida del Partito Liberaldemocratico (e quindi del Paese) per un nuovo mandato triennale. Abe sembra aver superato le difficoltà primaverili.

La «primavera calda» di Abe
Erano giorni in cui il riacutizzarsi di alcuni scandali aveva fatto cedere la sua popolarità e messo in forse il suo obiettivo di diventare il premier delle Olimpiadi di Tokyo 2020: si trova quindi in una posizione soddisfacente anche per poter eventualmente fare qualche concessione impopolare agli Stati Uniti, con i quali sono in corso a Washington delicati negoziati commerciali.
La maggiore incognita sull’economia del Sol levante riguarda infatti il rapporto con l’America di Trump, che in caso di fallimento dei colloqui per una riduzione del deficit bilaterale potrebbe dare il via all’introduzione di dazi sull’auto made in Japan e spazzare così via, secondo stime di analisti, mezzo punto percentuale della crescita nipponica. Certo, il Giappone potrà comunque risentire delle conseguenze di un rallentamento della congiuntura globale e in particolare di quella cinese, se la guerra commerciale in corso tra Pechino e Washington dovesse diventare più intensa. Tuttavia, ora che è stata evitata una minirecessione, una severa contrazione dell’economia nipponica appare rinviata all’ultimo trimestre dell’anno prossimo, quando si faranno sentire gli inevitabili effetti dell’aumento dell’imposta sui consumi dall’8 al 10% (che Abe ha già rinviato due volte). Il trimestre in corso, peraltro, secondo molti analisti dovrebbe essere penalizzato dalle avverse condizioni del tempo, tra devastanti alluvioni ed eccezionali ondate di caldo. A rafforzare un ottimismo di fondo sul Giappone, al di là di una stabilità politica senza precedenti, c’è la prosecuzione della strategia di ingenti stimoli monetari all’economia da parte della banca centrale, che ha in sostanza assicurato la prosecuzione almeno fino al 2020 inoltrato della politica di allentamento quantitativo e qualitativo, integrata dalla determinazione a tenere i tassi sui decennali intorno allo zero (con escursioni tollerate non superiori a 0,2 punti percentuali). La crescente dissociazione tra tassi giapponesi e tassi americani finirà per fare in modo che lo yen resti relativamente debole, agevolando la redditività delle imprese esportatrici.

Aumentano gli investimenti di capitale
Proprio dal mondo imprenditoriale è giunta ieri la buona novella di un aumento degli investimenti di capitale (+1,3% nel trimestre): fattore decisivo della spinta al Pil assieme alla performance – anch’essa superiore alle attese – dei consumi (+0,7%). A parere di Kathy Matsui, chief Japan equity strategist di Goldman Sachs, è l’estremo irrigidimento del mercato del lavoro a spronare gli investimenti, specialmente nel settore dell’Information Technology, il che a sua volta migliora la produttività e l’economia nel suo complesso: «Credo che questo continuerà a essere un motore fondamentale della crescita». Le carenze di forza-lavoro hanno anche indotto il governo ad allentare la tradizionale severa politica sull’immigrazione. Per altro verso, il fatto che le pressioni al rialzo sui salari restino modeste contribuisce a contenere le spinte sull’inflazione, sempre molto lontana dal target ufficiale del 2%: così la Banca del Giappone – a differenza di altre suoi pari – può continuare a essere ultraespansiva, con un buon argomento per dribblare l’accusa di tenere basso il cambio dello yen. Una accusa che di tanto in tanto aleggia nell’aria di Washington, dove l’Us Trade Representative, alcuni giorni fa, al Congresso ha detto di voler concludere un Free trade agreement bilaterale con il Giappone.

Finale di partita con gli Usa
Tokyo fa molta resistenza in proposito, nella percezione che un accordo bilaterale sarebbe sicuramente svantaggioso: preferisce da un lato cercare di rilanciare le relazioni economiche con gli States in un contesto multilaterale simile alla Tpp (affossata da Trump), dall’altro iniste nel promettere più cooperazione a vari livelli e più acquisti di prodotti americani specifici, dall’energia alle attrezzature per la Difesa. Intanto la Borsa giapponese non ha reagito ai buoni dati sul Pil, scendendo ieri dell’1,3% ai minimi da un mese: gli investitori, comprensibilmente, preferiscono stare alla finestra in attesa dell’esito delle trattative commerciali.

Stefano Carrer, Il Sole 24 Ore

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