Banca Etruria, la Corte d’Appello: “La crisi è nota a Consob dal 2013”

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La Consob sapeva fin dal dicembre del 2013 della gravissima situazione in cui si trovava Banca Etruria, grazie ai documenti e alle informazioni ricevute da Bankitalia, e dunque le sanzioni comminate ad amministratori e sindaci per le supposte mancate informazioni contenute nel prospetto dell’aumento di capitale di fine 2013 sono frutto di un procedimento avviato tardivamente.

Con questa motivazione la Corte d’Appello di Firenze ha annullato, riporta l’Ansa, alcune sanzioni emesse dall’Autorità dei mercati finanziari nel 2017 in relazione alla vicenda Banca Etruria. Sanzioni per le supposte mancanze informative contenute nel prospetto relativo all’aumento di capitale effettuato nel 2013 per rafforzare il patrimonio dell’istituto.

Dalle motivazioni depositate ieri della sentenza della Corte di Appello di Firenze, presieduta dal giudice Edoardo Monti e di cui è stato relatore il magistrato Domenico Paparo, emerge che gli elementi informativi forniti da Bankitalia alla Consob avrebbero delineato una situazione tale “da fornire gli elementi conoscitivi necessari e sufficienti per iniziare la verifica ispettiva di spettanza della Consob, che invece è iniziata due anni più tardi (solo dopo la risoluzione della banca, evento che ha avuto notevole clamore mediatico)”.

“In sostanza – si legge nelle motivazioni citata da LaPresse – essendo Consob venuta a sapere da Banca d’Italia il 6 dicembre 2013 che Banca Etruria era sull’orlo del commissariamento a meno che non si fondesse con una banca più grande, delle due l’una: o si riteneva (o quantomeno si sospettava) che il prospetto pubblicato pochi mesi prima non avesse dato contezza di ciò e quindi sarebbe stato falso e fuorviante (come in effetti Consob è venuta a contestare a ottobre del 2016), ma allora Consob doveva cominciare subito l’indagine; oppure – proseguono i giudici – si accertava che il prospetto aveva rappresentato correttamente al pubblico degli investitori la situazione economica dalla banca emittente, ma allora non si poteva irrogare alcuna sanzione”.

Repubblica.it

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