Sta tornando la cintura di castità? Non proprio, è uno strumento similiare per evitare le molestie

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La molta attenzione all’inqualificabile comportamento del magnate e molestatore hollywoodiano Harvey Weinstein – e di un elenco sempre in crescita dei suoi compari – ha dato stura a un gran numero di progetti per abiti e apparecchi protettivi per assistere le donne nella difesa del proprio onore.

L’idea di chiamare la tecnologia in aiuto alla virtù non è nuova. Il primo documento che riferisce della classica – e improbabile – cintura di castità in ferro battuto risale al 1405 ed è conservato nella biblioteca dell’Università di Göttingen. La descrive come “congegno fiorentino”, ma il suo reale utilizzo è da tempo dato per improbabile da molti storici, se non altro per semplici, e ovvi, motivi pratici.

Il bisogno impellente di far coincidere l’aspetto protettivo con le necessità igieniche e fisiologiche dell’utente è sempre stato un ostacolo all’adozione. Una recente rivisitazione dello stesso concetto prevede una sorta di mutandona in stoffa molto resistente e con un laccio metallico in vita che si stringe a comando, bloccandosi fino a che chi lo porta si ricordi di una complessa combinazione di gesti per toglierla. Altrimenti, bisogna chiamare il fabbro.

È inoltre cambiata la percezione del rischio. Negli ultimi anni, specialmente nei paesi anglosassoni, la definizione di “stupro” – riformulata in “aggressione sessuale” – si è parecchio allargata e comprende una vasta gamma di attenzioni maschili indesiderate: e a volte anche desiderate. L’anno scorso è stata annunciata l’invenzione di un piccola targhetta contenente dei sensori che, quando percepiscono che la portatrice compie le mosse caratteristiche associate al cedimento – lo slacciarsi del reggiseno per esempio – le manda un SMS chiedendo se è sicura di volere procedere. Se non risponde entro 30 secondi, avverte le amiche del pericolo.

Della targhetta bacchettona non si è più sentito parlare, lo stesso destino dell’intimo elettrochoc e altri simili congegni. Ora però una designer israeliana, Nitzan Kish, ha presentato una collezione di abiti/armature che, se chi li porta viene afferrata, fa rizzare delle spine affilatissime tutto attorno al corpo. Ms. Kish ha tratto ispirazione da un episodio su un’autobus quando un uomo è sembrato volerla toccare e lei, malgrado i suoi studi di arti marziali, è rimasta paralizzata per la paura. Altre notizie al riguardo sono disponibili qui.

James Hansen, Nota design

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