La Serie A divisa in due blocchi

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I club pro Sky e gli ex Infront nell’impasse per i diritti televisivi e la governance del calcio. Rinviata al 28 maggio l’assemblea di Lega su MediaPro

Il calcio italiano di Serie A è ormai diviso in due blocchi: da una parte quello che un po’ genericamente si può definire il gruppo pro Sky, ovvero Juventus, Inter, Napoli, Roma, Fiorentina, Sampdoria, Bologna, Atalanta, Sassuolo e Spal, dall’altra quello che altrettanto genericamente si potrebbe etichettare come le vedove di Infront, i lotitiani, ovvero Milan, Lazio, Chievo, Torino, Genoa, Cagliari e Udinese. E le dinamiche di questi due blocchi, per ora, impediscono alla Lega Serie A di funzionare. Non si decide sulla governance, con una impasse che dura da tanti mesi; non si decide sui diritti tv del triennio 2018-2021, con tentativi di aggiudicazione che vanno avanti da un anno.

Lunedì 28 maggio ci sarà l’ennesima assemblea della Lega Serie A con l’ennesimo ultimatum a MediaPro, cui è stato perdonato già per ben due volte (26 aprile e 22 maggio) di non aver rispettato le date per presentare la fideiussione da 1,2 miliardi di euro imposta agli intermediari finanziari. Ormai alcuni club si sono rassegnati alle ripetute inadempienze contrattuali del gruppo spagnolo, a patto, però, che il 28 maggio versi ai club, come promesso, un acconto di 186 milioni di euro (dopo i 64 milioni già trasferiti settimane fa) a garanzia dei diritti. Se lo farà, si potrà ancora ragionare sul fatto che MediaPro accetti il suo ruolo di intermediario finanziario, vendendo con un nuovo bando i diritti tv della Serie A 2018-2021, che ha comprato per 1,050 miliardi annui. Se invece MediaPro salterà pure questo versamento, si aprono scenari preoccupanti.

Il commissario della Lega Serie A, Giovanni Malagò, e il presidente della Lega, Gaetano Miccichè, sono molto irritati dopo quanto accaduto nell’assemblea del 22 e 23 maggio: vorrebbero una posizione chiara dei club, che prima votano bocciando le garanzie promesse da MediaPro al posto della fideiussione, e poi, invece, non risolvono il contratto con MediaPro, dando altre possibilità agli spagnoli. Si continua a non decidere, né a favore di MediaPro, né a favore di Sky, in una situazione dove l’assemblea è ostaggio dei blocchi. Situazione che, se dovesse proseguire ancora per qualche settimana, avrebbe come conseguenza le dimissioni sicure di Miccichè.

Ma cosa vogliono i sette club che continuano a non sfiduciare MediaPro? In sostanza, questi club, mesi fa, si sarebbero accontentati di 930-950 milioni annui da Sky. Ovvero, più o meno la stessa cifra del passato triennio. Ci sono già da spartirsi, infatti, i circa 230 milioni di euro aggiuntivi annui, rispetto al passato triennio, che arrivano dai diritti esteri e dalla Coppa Italia (e qui bisogna dire grazie al lavoro di Infront). Sky, però, è rimasta lontana da quella somma, si sono aperte le buste degli intermediari finanziari, e MediaPro ha rilanciato con 100 milioni in più, mettendo sul piatto 1,050 miliardi annui. Adesso questi sette club ci pensano molte volte prima di mollare gli spagnoli e 100 milioni aggiuntivi, che significano tanto soprattutto per le società più piccole. Sky, probabilmente, credeva di poter lucrare spuntando un prezzo migliore in un momento di apparente difficoltà del calcio italiano. Ora pure lei si trova in una impasse, da cui deve uscire al più presto perché, va detto, gli abbonamenti alla pay tv satellitare sono in calo (36 mila in meno a fine marzo 2018 rispetto alla stessa data 2017) e senza calcio farebbe fatica a stare in piedi.

Claudio Plazzotta, Italia Oggi

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