Secondo un’analisi, sono aumentate le trasferte per i manager

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Il mondo può apparire un luogo sempre più instabile, ma fino a oggi i viaggi d’affari sono passati indenni attraverso le turbolenze politiche ed economiche. Si viaggia sempre più spesso per lavoro, le aziende piccole e grandi hanno ricominciato ad investire sui mercati esteri come dimostra il numero crescente dei travel manager che prevedono un aumento dei viaggi d’affari da parte delle rispettive aziende per il secondo anno consecutivo. Non succedeva dal 2009, quando iniziò la fase buia della crisi economica e finanziaria.

Le tendenze emergono dai risultati della tredicesima edizione dell’AirPlus Travel Management Study, ricerca annuale sullo stato dei viaggi d’affari condotta da AirPlus International (gruppo Lufthansa), che quest’anno ha coinvolto 870 travel manager e 2.180 viaggiatori d’affari in 24 Paesi.

«La ricerca di quest’anno, a differenza delle scorse edizioni, mette in luce una maggiore corrispondenza tra scenario economico dei singoli Paesi ed aspettative di travel manager e viaggiatori d’affari circa l’andamento del settore – ha commentato Daniele Aulari, country manager di AirPlus International Italia –. Sia in economie in espansione, come quelle emergenti, sia in Italia, dove tutti gli indicatori economici sono in miglioramento, gli operatori del settore confidano in un incremento dei viaggi d’affari. Altrove, come ad esempio in UK per effetto Brexit, si registra un maggior pessimismo».

Tuttavia, l’aumento dei viaggi comporta una lievitazione dei costi, la prima voce ad essere tagliata in caso di crisi. Quella che pesa di più è quella dei costi dei voli aerei (41%) seguita dalle spese per gli hotel (36%), gli autonoleggio (24%), i meeting e convention (23%) e i viaggi in treno (19 per cento) .

Chi dispone di budget elevati per i viaggi fa poco ricorso all’utilizzo dei vettori low-cost. Questo perché uno dei fattori principali che spiega questo trend è che chi spende di più, acquista una maggior percentuale di voli a lungo raggio, difficilmente serviti da vettori low-cost.

I risultati dell’Italia sono in linea con quelli degli altri paesi che hanno visto l’economia muoversi lungo un trend in ripresa. Ecco allora che nel 2017 i viaggi d’affari delle imprese italiane sono cresciuti a ritmi di un milione di trasferte, arrivando a 30,8 milioni, con una spesa di quasi 20 miliardi di euro (Fonte Nova 2018). I primi dati per l’anno in corso mostrano un generale ottimismo: il 30% dei travel manager intervistati si aspetta un aumento dei viaggi aziendali, mentre praticamente nessuno (2%) prevede un calo (percentuale inferiore alla media mondiale, ad eccezione della Turchia). Le cifre sono positive anche per i viaggiatori d’affari: il 41% degli intervistati prevede di viaggiare di più nei prossimi 12 mesi, mentre solo il 5% ha in programma di effettuare meno viaggi.

In Europa resta l’incognita Brexit che anche in questo caso sta condizionando i viaggi d’affari con solo il 25% che prevede più viaggi per l’anno in corso la metà di un anno fa, mentre guardando Oltreoceano anche gli Stati Uniti hanno registrato cambiamenti negli ultimi 12 mesi. Lo scorso anno, il 71% dei manager americani prevedeva viaggi numerosi per le rispettive aziende, il dato più alto di tutto il mondo. Quest’anno, invece, la percentuale è precipitata al 43%, verosimilmente a causa delle politiche commerciali intraprese, un dato significativo soprattutto se si considera che la ricerca è stata condotta prima delle misure protezionistiche recentemente adottate. Sebbene ancora superiore alla media globale, il dato contrasta con il vicino Canada, dove il numero dei travel manager che si attende una crescita dei viaggi è salito dal 25% del 2017 al 45% del 2018.

Mara Monti, Il Sole 24 Ore

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