“Mio figlio è morto. Non ho soldi per pagare il funerale”, ma il bambino sta benissimo

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(di Tiziano Rapanà) A Nardò, ridente cittadina dell’entroterra salentino, è accaduta una vicenda abbastanza particolare. A leggerla in un libro, la si classificherebbe con lo stesso entusiasmo con cui si considera l’ingegno narrativo di un Achille Campanile. E a vederla in un film, non si avrebbe alcun dubbio ad identificarla come una tipica commedia all’italiana. Io vi dico: è vera. Ed è diventata un piccolo caso mediatico locale.  L’incipit della storia è di quanto più struggente si possa immaginare. Una mamma addolorata chiede aiuto al parroco. E lo fa con tutto quel dolore impudico che non può che commuovere all’istante: “Padre, il mio figlioletto è morto. Aveva un tumore al cervello. Non ho soldi per pagare il funerale. Adesso è fermo, lì, alla camera mortuaria dell’ospedale di Lecce”. Secondo voi, quel parroco – ed immaginatelo pure nella maniera più tipica del prete di paese – cosa può aver detto? Se non un “ma certo, non ti preoccupare me la vedo io”? E così è stato. Fulmineamente il curato si è premurato di organizzare una colletta. In men che non si dica, 700 euro sono stati raccolti. 700 euro che rappresentano la volontà di dare una degna sepoltura al piccoletto. Adesso passiamo ad un’altra scena. Per ragioni narrative, pensiamola immediatamente successiva alla precedente. Immaginatevi un padre ed un figlio sorridenti che passeggiano in strada. Essi si stanno dirigendo agli uffici comunali, per sbrigare alcune pratiche legate agli assegni familiari. Cosucce quotidiane. Immaginate la tranquillità di questo padre e figlioletto. Li vedete entrare in ufficio a parlare di burocrazia da sbrigliare? Sì, sono là. Con il padre che mostra, per ragioni di disbrigo, lo stato di famiglia. E immaginate l’impiegato – o impiegata, fate voi – sbigottito nel leggere quella carta: “Mi scusi ma, non trovo le parole per dirlo, suo figlio sarebbe morto”. L’attimo di silenzio ed il conseguente “che significa è morto?” è quasi ovvio. L’impiegato (o impiegata, a vostra scelta) si sforza di spiegare la paradossale situazione: “Sua moglie è andata dal parroco per chiedere un aiuto economico per il funerale del bambino. Il prete ha fatto una colletta e ci ha coinvolto per darvi economicamente una mano… la situazione è strana. Noi c’eravamo pure impietositi, avevamo saputo che al bambino gli era stato diagnosticato un tumore maligno al Gaslini di Genova”. Ora, quanto paghereste per vedere i volti del padre e del figlio che apprendono l’incredibile verità? Purtroppo non si reperirà mai un reperto fotografico di quel momento. La madre, ai carabinieri, si è giustificata raccontando di una disgraziata situazione familiare, che ha spinto a tentare l’intentabile. Al momento, non si sa nulla del clima che si sta vivendo in famiglia. Si ipotizzano futuri traumi e problemi psichici per il piccolo. Tanto per cambiare, ognuno dice la sua.

tizianodecoder2@gmail.com

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