Istat: solo il 3% delle imprese è digitalizzata, ma quasi la metà fa innovazione

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Focus sulla competitività delle imprese. Crescita e produttività al di sotto della media europea, ma gli incentivi del piano Industria 4.0 stanno funzionando. Chi investe in ITC spinge anche l’occupazione

 

Sono pochissime le imprese italiane digitalizzate, appena il 3%. Mentre, secondo il rapporto Istat sulla competitività dei rapporti produttivi, il 63% ha un tasso veramente basso di digitalizzazione, e le altre sono un po’ in mezzo. Le conseguenze si riflettono sulla produttività del sistema: dal secondo trimestre 2013 al quarto 2017 l’Italia ha registrato un tasso di crescita congiunturale pari in media a +0,2% (contro lo 0,4% dell’Uem). Inoltre la quota degli investimenti fissi lordi sul Pil è più bassa della media dei paesi dell’Uem e il divario si è ampliato nel 2017 (17,5 contro 20,6%). La caduta degli investimenti ha riguardato tutte le attività materiali, con un declino più forte per le costruzioni, passata tra il 2005 e il 2017 dall’11,5 all’8% del Pil. Che la digitalizzazione faccia la differenza si vede anche dai dati sulla creazione di posti di lavoro: le due categorie di imprese più attive infatti secondo la classifica dell’Istat (“digitali compiute” e “digitali incompiute”), tra quelle con almeno 10 addetti, tra il 2014 e il 2017 hanno aumentato le posizioni lavorative di almeno il 3,5%, andando ben al di là della media nazionale, e superando di oltre cinque volte quelle classificate come “indifferenti”. Se il 63% delle imprese italiane mostra una propensione ‘indifferente’ alla trasformazione digitale, però nel complesso, nel triennio 2014-2016 il 48,7% delle aziende italiane di industria e servizi di mercato con almeno 10 addetti ha svolto attività innovative. Il 30,3% sono ‘Innovatori forti’ (innovano prodotti e processi); quasi il 25% ‘Innovatori di prodotto’ (ma non di processo); il 18,5% ‘Innovatori di processo’ (ma non di prodotto); circa il 22% ‘Innovatori soft’ (innovano solo l’organizzazione o il marketing); il 4,9% ‘Potenziali innovatori’ (hanno svolto attività innovative che non si sono tradotte in innovazioni). La quota di innovatori è in aumento rispetto al 2012-2014.Tra gli investimenti, si fa strada quello sulla la banda ultralarga: tra il 2012 e il 2017 è passata dal 10 al 24% delle imprese, ma si amplia il divario tra Pmi e grandi imprese L’investimento in ITC, attesta l’Istituto Nazionale di statistica, è un “fattore di divergenza” tra le imprese: non solo ne rafforza la dinamica occupazionale, ma anche la produttività. Rispetto alla capacità di investimento, gli incentivi giocano un ruolo importante: rispetto al piano Industria 4.0, il super ammortamento ha svolto un ruolo”molto” o “abbastanza” rilevante nella decisione di investire nel 2017 per il 62,1% delle imprese manifatturiere, l’iper ammortamento per il 47,6% (53,0% nelle medie imprese, 57,6% delle grandi); il credito d’imposta per spese in R&S è stato ritenuto rilevante dal 40,8% delle imprese.

di Rosaria Amato, La Repubblica

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