Gli occhiali sono il simbolo del Fashion italiano

Share

L’Italia e soprattutto Milano sono la capitale mondiale del Fashion. Che copre il 4% del nostro pil, il che significa affari per 70 miliardi. Al primo posto gli occhiali: la Luxottica di Leonardo Del Vecchio, che dopo Ferrero è l’uomo più ricco d’Italia, ha un giro d’affari di 10 miliardi. Con 7.400 botteghe nel mondo.

Quest’anno Milano ha voluto ricordare quell’evento che ha segnato la nostra storia, la nascita all’inizio degli anni Settanta della moda made in Italy, che in trent’anni si è imposta in tutto il mondo. Con una mostra aperta al Palazzo Reale: «L’Italia vista dalla moda: 1971-2001» (sino al 6 maggio, ore 9.30-19.30, lunedì 14.30-19.30). Un giusto orgoglioso amarcord di quanto una città è riuscita a produrre e a vincere.

Ogni anno la città organizza la Milano Fashion Week per proporre le novità in tutti i campi. Si è tenuta dal 21 al 26 febbraio con numerose, ricchissime e sfiziose, ma spesso di alto valore estetico, sfilate e presentazioni. Ne ho seguite molte in video e sono rimasto affascinato soprattutto da quelle degli occhiali. Dove il fine primario (vedere e proteggere gli occhi) era senza dubbio presente, ma ciò che prevaleva era l’uso estetico e provocatorio di questo strumento.

Una panoplia di sconvolgente varietà: occhiali da gatta, aviator, allungati, di tutti i poligoni, a forma di lettere iniziali del nome, impreziositi da perle e diamantini, a farfalla, squadrati, arcobaleno, a cuore, e potrei continuare. Naturalmente si trattava quasi sempre di occhiali da sole. Quelli da vista sono meno importanti e anche un po’ fastidiosi, ricordano un handicap. E possono essere sostituiti da invisibili lenti a contatto.

Non così gli occhiali scuri, che decorano e quasi sacralizzano il viso, spesso in gran parte ricoperto da giganteschi vetri. E, soprattutto, nascondendo gli occhi suscitano il desiderio di capire cosa di misterioso ci sta dietro quelle lenti. Mi sono allora ricordato di una pagina fra le più acute del più acuto teorico della comunicazione, Marshall McLuhan. Egli distingue i media in freddi a caldi. Quelli freddi, come il telefono o la tv, offrono messaggi scarsi e sollecitano chi li usa alla integrazione. Quelli caldi, come il cinema e la radio, offrono messaggi pieni di dati e non lasciano molto spazio alla iniziativa del recettore.

Gli occhiali da vista sono «caldi», l’immagine è già completa e definita, è raro che un giovane abbordi una che li porta («tutta lì»?). Non così i «freddi» occhiali scuri: «creano un’immagine impenetrabile e inaccessibile che provoca una grande dose di partecipazione e di completamento» (Gli strumenti del comunicare, Il Saggiatore, cap. 2). Ecco perché gli occhiali scuri, acquistati ed esibiti con fantasia e voglia di seduzione, vendono tanto più di quelli bianchi. Che per forza dobbiamo comprare, ma, se possibile, li nascondiamo.

Gianfranco Morra, ItaliaOggi

Share
Share