Colomban: Bannon ha ragione, il Carroccio e i grillini si uniscano

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L’imprenditore veneto, ex leghista conquistato dalla causa pentastellata, sposa l’idea dell’ex ideologo di Trump

Sogna di vedere la Lega e il Movimento 5 stelle varcare insieme sotto braccio il portone di Palazzo Chigi, Steve Bannon, l’ideologo del nazional-populismo americano che ha portato Trump alla Casa Bianca. Un’alleanza «necessaria», dice a La Stampa, per far pulsare in Europa il «cuore della rivoluzione». Ma è un cuore che appare ancora diviso, tra chi condivide tali aspirazioni e chi le teme, e che in questi giorni infuoca il dibattito all’interno dei due mondi politici.
«Spero che si mettano d’accordo e che si formi al più presto un governo, per il bene dell’Italia e dell’economia, che altrimenti va a picco», dice Massimo Colomban, l’imprenditore veneto che incarna nella sua carriera quel cuore politico diviso a metà. Prima da candidato a sostegno della Lega nel 2010, poi l’amicizia con Gianroberto Casaleggio, fino all’assessorato alle Partecipate (abbandonato lo scorso settembre) nella Roma grillina di Virginia Raggi. Sono in molti a vedere proprio nel cofondatore del Movimento l’anello di congiunzione tra le due «anime populiste» descritte da Bannon. «C’era un grandissimo interesse da parte di Gianroberto per l’esperimento della Lega», ricorda Roberto Giacomelli, amico fraterno di Casaleggio e socio dell’«associazione Gianroberto Casaleggio», il think tank nato per tenere vive le idee del co-fondatore del Movimento. «All’inizio la vedeva come una forza rivoluzionaria nel panorama politico italiano», dice Giacomelli, che rievoca quelle giornate in cui «ci consultavamo a lungo parlando delle spinte leghiste delle origini. C’era una fascinazione, da parte di Gianroberto, non tanto per il disegno politico leghista, ma per il suo substrato culturale. Il mondo nel quale la Lega era cresciuta lo attraeva e incuriosiva. Dai riferimenti alla religiosità dei popoli nord europei alla secessione della Padania, dal linguaggio nuovo ai raduni di Pontida, fino ai riti dell’ampolla del Po». «La base del Movimento mi sembra favorevole all’idea di un governo con la Lega, perché viene riconosciuta una comune visione su molti dei loro punti programmatici. Eppure, i vertici M5S e i parlamentari, in questi giorni, mi sembra che abbiano pareri discordanti». Una divisione dalla quale «non potrà nascere un’alleanza di governo», sostiene Aldo Giannuli, saggista e anche lui membro dell’associazione Casaleggio. «Si tratta di partiti concorrenti che competono per lo stesso terreno e hanno entrambi interesse a tornare a nuove elezioni», spiega. E se Bannon sostiene che sarebbe Salvini a trainare un’alleanza, Giannuli vede «Di Maio troppo narcisista per fare il numero due». Ma un accordo tra le due forze, anche se non per spartirsi Palazzo Chigi, «è possibile ed esiste già, per la presidenza della Camera e del Senato. Alla Lega il Senato, dove sono in pole Giorgetti e Calderoli, e al Movimento la Camera, dove si siederà Emilio Carelli più di Roberto Fico».

Federico Capurso, La Stampa

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