Anche per Musical.ly inizia la battaglia contro i contenuti inappropriati

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La piattaforma ha iniziato a bloccare i video a tema anoressia e autolesionismo, ma il percorso sarà molto lungo

Musical.ly è diventato noto nei mesi scorsi come il nuovo fenomeno social per i giovanissimi: una piattaforma con 200 milioni di utenti dall’età media attorno ai 15 anni (nel 70% dei casi ragazze) e una comunità molto attiva anche in Italia, dove si contano già oltre 4 milioni di iscritti. Musical.ly nasce come un’applicazione che permette di produrre video in playback (con tanto di filtri ed effetti vari) in cui gli utenti si riprendono mentre creano balletti sulle hit del momento. Come avvenuto recentemente con YouTube Kids, anche su Musical.ly hanno però iniziato a diffondersi contenuti decisamente inappropriati (soprattutto per un social network pensato per gli adolescenti), che ricordano quelli che per lungo tempo sono circolati su Tumblr (o su WhatsApp) e che hanno come temi l’anoressia, l’autolesionismo, l’odio nei confronti di se stessi e non solo. La denuncia è arrivata da un post su Medium – intitolato “Il porno non è la cosa peggiore su Musical.ly” – scritto da una mamma che, prima di accettare le richieste della figlia di 10 anni di iscriversi al social network, ha deciso di curiosare un po’ sulla piattaforma. E così, ha scoperto che su Musical.ly si stanno diffondendo a grande rapidità video segnati con hashtag come #proana (anoressia), #cutting (autolesionismo), #mutilation e #selfhate. Fino a mercoledì scorso, con una semplice ricerca era possibile trovare migliaia di risultati per ognuno di questi hashtag. In seguito al post di denuncia (ripreso per primo da BuzzFeed), Musical.ly ha rapidamente bloccato la ricerca di queste e altre parole chiave, spiegando come “il processo attraverso il quale vengono eliminati i termini ricercabili è in continua evoluzione”. Ma non è facile combattere la diffusione di questi contenuti, per due ragioni. La prima è che gli hashtag continuano a cambiare sfruttando piccole variazioni, la seconda è che, bloccando questi termini, si impedisce anche di raggiungere i gruppi, molto attivi sui social, che aiutano chi soffre per esempio di anoressia (com’è successo su Instagram ) o affrontano il tema da una prospettiva critica. Bloccare la ricerca, quindi, non è sufficiente; perché è una limitazione facilmente aggirabile e perché non impedisce il proliferare di contenuti inappropriati (mentre rischia di nascondere quelli utili per chi soffre di qualche disturbo). In ogni caso, Musical.ly ha spiegato a BuzzFeed che sta studiando nuovi metodi per combattere questo problema e che potrebbe a breve introdurre un pop-up, come già avviene su Instagram, in cui si avvisa della pericolosità di certi contenuti e comportamenti e in cui si offre la possibilità di ricevere aiuto.

di Andrea Daniele Signorelli, La Stampa

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