I giornalisti italiani di punta visti da vicino da chi li ha conosciuti di persona e li ritrae senza fare sconti

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La carrellata impertinente è di Cesare Lanza nel suo libro “Ecco la (nostra) stampa, bellezza”

La copertina del nuovo libro di Cesare Lanza

Questo libro di Cesare Lanza sui giornalisti italiani è dedicato a tutti i tipi di lettori ma soprattutto agli studenti di «Scienza della comunicazione» che non sanno (e sono tanti, purtroppo) chi siano stati Indro Montanelli, Arrigo Benedetti o Leo Longanesi. In questa rassegna si narrano, per flash abilmente manovrati, le vite professionali dei soli giornalisti che Lanza ha conosciuto di persona (e che peraltro sono tanti).

Credo che questo criterio, condivisibilissimo, sia stato adottato per compilare un pubblicazione fresca, in presa diretta con questi personaggi, e non una compilazione libresca diligente e inappetente di cui non si sente proprio il bisogno.

I giornalisti raccontati da Lanza sono giornalisti in carne ed ossa, non delle astrazioni stilizzate. Vengono abilmente ritratti in presa diretta, da Lanza, con i loro pregi ma anche con i loro difetti, con le loro battute e i loro tic. Il tutto è percorso da saette lampeggianti e impertinenti come questa di Montanelli: «Il bordello è l’unica istituzione italiana dove la competenza e il merito sono riconosciuti». O quella di Edilio Rusconi, il mago dei settimanali popolari, direttore di Oggi e inventore di Gente che diceva: «Altro che notizie, la gente vuol sognare».

I giudizi di Lanza non fanno sconti a nessuno. Di Eugenio Scalfari, ad esempio, dopo aver riconosciuto il suo ruolo «fra i protagonisti del Palazzo» ricorda anche che in politica non ne imbrocca mai una: «Da Brexit a Beppe Grillo, a Donald Trump, a Matteo Renzi kappaò nel referendum, sono i tonfi più recenti».

E di Paolo Mieli ricorda che «sarebbe stato il direttore ideale di Repubblica dopo l’uscita di Ezio Mauro. Gli è stato preferito Mario Calabresi che non ha, neanche lontanamente, il suo carisma e la sua bravura».

E che dire di Paolo Panerai che «rispetto a Scalfari» secondo Lanza «capisce di più sia di economia che di politica. Ha inoltre fatto tutto da sé (non avendo sposato la figlia di uno dei miti del giornalismo come Giulio De Benedetti, direttore de La Stampa e non avendo avuto un socio prezioso come Carlo De Benedetti)». Lanza prosegue: «Ci volevano palle d’acciaio per trasformare, come ha fatto Panerai, il Mondo, settimanale cult di politica e di cultura, in un periodico autorevole come pochi, specializzato nell’economia».

Gaetano Afeltra divenne famoso, oltre che per la sua bravura, anche per la sua definizione del giornalista ideale che, per lui, doveva essere: «Orfano, figlio di puttana, scapolo!». Ovvero: senza altri sentimenti che non fossero legati al giornalismo. Su Marco Travaglio, Lanza sovverte gli schemi: «Molti lo considerano, a torto, un insopportabile estremista di sinistra. In realtà è un anarcoide di mente libera, forse nell’intimo orientato addirittura a destra più che a sinistra». Di Ferruccio de Bortoli ricorda maliziosamente le origini: «Lo assunsi al Corriere d’Informazione prendendolo dal Corriere dei ragazzi, dove aveva esordito come praticante». Per Lanza, de Bortoli, pur essendo un fuoriclasse, «non fa mai niente per niente: sorride con dolcezza, ma non muove mai un dito per gli altri».

Massimo Fini invece «è un grandissimo nella scrittura, ed è uno dei pochi spiriti liberi fino in fondo ma è anche vanitoso come nessuno. Un giorno mi ha confidato che passa molte ore leggendo e rileggendo i suoi articoli e i suoi libri». Stefano Lorenzetto, «principe delle interviste», è «un miracolo di equilibrio e acume» ma anche «drastico e inflessibile nelle sue regole per la costruzione di un giornale che sia al servizio dei lettori».

E che dire di Sandro Mayer, inossidabile e inarrivabile inventore di settimanali che vanno a ruba, di cui Lanza dice: «L’ho aiutato a superare l’esame da giornalista (ero nella commissione giudicante) che, senza colpa, non riusciva a superare, com’era accaduto anche a grandi scrittori, ad esempio Alberto Moravia». Parlando infine di Sarah Eugenia Varetto, che oggi dirige il Tg24 di Sky, dice: «Forse non è elegante, ma non mi dispiace ricordare che la lanciai io, in televisione, come valletta con la maglia del Torino, di cui è tifosissima, in un programma sportivo di una televisione milanese». Sì perché Lanza, oltre che a descriverli, è stato anche un grandissimo scopritore di talenti nel giornalismo italiano. L’elenco non lo facciamo perché sarebbe troppo lungo.

Cesare Lanza: Ecco la (nostra) stampa, bellezza – Ritratti di giornalisti di oggi, alcuni di ieri, grandi e meno grandi. La Vela, pagg. 206, 12 euro.

Pierluigi Magnaschi, ItaliaOggi

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