Grasso e Boldrini si scontrano sulla probabile futura alleanza con i cinque stelle

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Caso alleanze, il fastidio della presidente: aveva detto no all’uomo solo al comando

Da sinistra, Pietro Grasso e Laura Boldrini

È già scontro tra Pietro Grasso e Laura Boldrini. Per Liberi e Uguali si apre la questione della leadership ed è proprio il presidente del Senato a lanciare un sasso destinato a creare diverse increspature nello stagno della neo formazione di sinistra. A domanda di Maria Latella, su SkyTg24, sulla chiusura della Boldrini ad alleanze con i 5 Stelle, Grasso risponde senza esitazioni: «La Boldrini? Nessun problema, la comprendo. Ma decide qualcun altro». E chi decide, chiede la Latella, è lei? «Certo», risponde.

Un intervento più che deciso per ribadire la propria leadership. Conferma alle parole pronunciate quando Fabio Fazio gli riportò il dubbio che fosse eterodiretto da Massimo D’Alema: «È una vita che ho posizioni di guida, ho guidato magistrati, processi, credo di poter guidare una formazione politica. Sono abituato a discutere e poi prendere decisioni». Per concludere: «Se ne accorgeranno tutti».

In quel tutti, evidentemente, c’era anche Laura Boldrini, arrivata in Leu dopo una lunga attesa per concludere la sua attività a Montecitorio. La presidente della Camera sceglie di non replicare direttamente. Ma a chi le ha parlato, in serata, spiegava: «È chiaro che non decido io. Se ne parlerà in sede collegiale e in quella sede ripeterò la mia posizione sui 5 Stelle». Ma non si ferma qui, perché fa notare una contraddizione nella posizione di Grasso: «Noto che dice due cose che non possono stare insieme: decido io e no all’uomo solo al comando».

Insomma, Grasso rivendica il suo diritto di ascoltare e poi di decidere e la Boldrini, invece, sottolinea la necessità di differenziarsi dalla gestione, in stile Renzi, del partito personale. Una prima discrepanza che potrebbe avere qualche conseguenza negli assetti ancora in formazione di Leu.

Alla Latella Grasso risponde anche sulla restituzione degli 83 mila euro al Pd, richiesto dal tesoriere Francesco Bonifazi: «È una strana coincidenza, dopo 5 anni avrebbero potuto chiedermelo ogni mese e non me l’hanno mai chiesto. Solo quando sono andato con Leu me li hanno chiesti». E sull’accusa di rubare voti al Pd: «I voti al Pd li ha levati Renzi quando ha cambiato la sua politica».

Intanto Grasso scommette sull’accordo con il Pd in Regione Lazio. L’atteso incontro con il governatore laziale Nicola Zingaretti si terrà la prossima settimana. Ma lo stato dell’arte vede più che probabile una convergenza. Grasso spiega: «Abbiamo messo dei punti precisi sul perimetro politico in cui deve restare Zingaretti, con l’esclusione ad esempio di liste di destra o moderate. Il programma si baserà su sanità, mobilità, sviluppo del suolo e ambiente. Zingaretti può dare segnali di discontinuità, la svolta a sinistra può essere il suo programma».

Resta invece l’amarezza per il mancato accordo in Lombardia. Enrico Rossi spiega di voler rispettare la decisione delle assemblee territoriali ma non nasconde il disappunto: «Non mi hanno convinto i compagni della Lombardia». E non è l’unico ad essere rimasto perplesso dalla chiusura a Giorgio Gori, chiesta soprattutto dall’ala di Sinistra italiana.

Il sindaco di Firenze Dario Nardella considera la decisione «incomprensibile» e «un regalo alla Lega e a Forza Italia». Non la pensa così Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra italiana: «A chi dice che fuori del Pd c’è solo il deserto, vorrei dare un umile consiglio: finitela con la barzelletta del voto utile».

Alessandro Troncino, Corriere della Sera

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