Genenta incassa 7 milioni, la startup anti cancro pronta ai test sull’uomo

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La sua tecnologia, nata al San Raffaele di Milano, sfrutta geni modificati per combattere i tumori: a breve l’azienda inizierà la sperimentazione clinica sul mieloma. Con questo round di finanziamento il totale raccolto sale a 17 milioni di euro

La sperimentazione preclinica si è chiusa. Ora Genenta, la startup italiana che usa geni “modificati” per combattere i tumori, è pronta al passo successivo: i test sull’uomo. “Il prossimo anno cominceremo la sperimentazione sul mieloma multiplo (un aggressivo tumore del midollo, ndr)”, dice Pierluigi Paracchi, amministratore delegato e cofondatore della società insieme all’Ospedale San Raffaele. Annunciando proprio oggi la chiusura di un secondo round di finanziamento da 7 milioni di euro, dopo i 10 milioni raccolti nel 2015, che permetterà alla società di “allargare” i test clinici anche a una seconda forma di cancro, questa volta solida.
due forme di tumore”, continua Paracchi. L’obiettivo è testare sull’uomo la terapia genica sviluppata al San Raffaele (e con Telethon) dal professor Luigi Naldini, cofondatore e capo scientifico di Genenta: si prelevano dal paziente delle cellule staminali e si introduce al loro interno grazie a un lentivirus, una variante innocua del virus Hiv, il gene che produce interferone alpha, una proteina che attacca i tumori. “Se tutto va nella direzione sperata – dice Paracchi – nell’arco dei tre anni avremo i primi dati sulla sicurezza del farmaco e, se siamo fortunati, anche qualche conferma sulla sua efficacia”.
In caso di successo, come da natura delle startup che sviluppano nuove molecole, Genenta potrà valutare la possibilità di dare in licenza la sua tecnologia a una big pharma, che sostenga gli enormi costi della’ulteriore sperimentazione clinica, oppure di “uscire” vendendola in blocco. A un prezzo che dipenderà molto dalla dimostrazione di efficacia e della “larghezza” della piattaforma, dalla sua capacità cioè di applicarsi a diverse forme tumorali che la startup sta cercando di ampliare in partnership con il colosso americano Amgen. Tra gli investitori che hanno partecipato a questo round ci sono diversi family office, tra cui quello della famiglia Rovati (i fondatori di Rottapharm, società farmaceutica lombarda venduta nel 2014 agli svedesi di Meda), quello della famiglia Ferragamo, proprietaria del gruppo della moda, e altri privati raccolti dal Club degli Investitori.
“Abbiamo ottenuto condizioni migliori e maggiore velocità raccogliendo fondi da privati piuttosto che dai venture capital”, spiega Paracchi, che proprio nella sua precedente carriera da investitore, con il fondo Quantica, è stato tra i primi a scommettere in Eos, altra molecola tumorale sviluppata in Italia e venduta nel 2013 per mezzo miliardo di dollari agli americani di Clovis. La speranza è che anche la tecnologia di Genenta possa garantire ritorni simili. Si vedrà dopo i primi test. Per ora la startup, una sede al San Raffaele di Milano e una appena aperta a New York, è riuscita a reclutare come responsabile medico, supervisore degli imminenti test clinici, l’americano Carlo Russo, ex capo della ricerca e dello sviluppo dei farmaci sulle malattie rare della multinazionale GsK.

Il Corriere della Sera

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