Gli statali non conoscono crisi: diminuiti solo del 5% in nove anni

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In Italia ci sono ancora troppi statali che pesano sulle finanze pubbliche. E il conto lo paghiamo tutti, ogni giorno

I dipendenti pubblici sono ancora troppi in Italia e pesano come un macigno sulle finanze dello Stato. In nove anni, da quando è scoppiata la crisi, sono diminuiti di meno di 200.000 unità e restano stabilmente sopra quota 3 milioni. Il nulla, se si pensa che il settore privato ha perso 2,5 milioni di lavoratori.

Per l’esattezza – secondo uno studio di Unimpresa – si tratta di 3.221.967 impiegati, funzionari e dirigenti: un esercito di lavoratori a carico delle finanze pubbliche che vede il comparto della scuola in cima alla classifica con oltre 1 milione di “buste paga”. Tra gli altri settori più rilevanti, la sanità con 653.000 addetti, le regioni e i comuni con 460.000, i corpi di polizia con 312.000, le forze armate con 181.000, i dipendenti dei ministeri con 153.000. Tra le aree in aumento, le regioni a statuto speciale (+20.820 ovvero +29%) e le autorità indipendenti (+657 lavoratori ovvero +46%).

Questi i dati principali di una analisi del Centro studi di Unimpresa secondo cui nel 2015 il totale dei dipendenti dello Stato, degli enti, delle regioni e delle autonomie locali, delle autorità indipendenti si è ridotto di 178.000 unità in calo di oltre il 5% rispetto al 2008. In teoria – secondo la spending review elaborata a suo tempo da Flavio Cottarelli – il numero degli statali sarebbe dovuto scendere oggi sotto la soglia dei 3 milioni: ci sarebbe dovuta essere in media una assunzione ogni 3 pensionamenti e il ridimensionamento e la soppressione di diversi enti pubblici inutili. Ma, alla luce dei fatti, nessun ente inutile è stato eliminato e il personale statale non è diminuito come preventivato, col risultato che la spesa complessiva ha fatto lievitare ulteriormente il debito pubblico.

Mirco Galbusera, InvestireOggi

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