Termini, una stazione gestita senza rispetto

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(di Cesare Lanza per LaVerità) Scommettiamo che, con una minima cura per le esigenze della gente, potremmo avere una miglior qualità di vita? Mi soffermo sulla stazione Termini di Roma. Chiedo, senza la minima speranza di avere una risposta da parte dei dirigenti o di un loro portavoce: si tratta ancora di una stazione ferroviaria o di un immane supermarket? I negozi hanno occupato spazi preziosi per i viaggiatori. Per dirne una, non è facile leggere il tabellone con le indicazioni degli arrivi e delle partenze. Se siete piccoli di statura, dovete chiedere aiuto. Per arrivare all’accesso ai treni, bisogna superare un labirinto inquietante tra i negozi (che vedo quasi sempre vuoti, in particolare, ovviamente, quelli che vendono oggetti costosi). Incredibile, e cinica, l’indifferenza per chi aspetta la partenza dei treni: non ci sono posti a sedere, viaggiatori e turisti sono obbligati a stravaccarsi per terra, tra i loro bagagli. Posti a sedere, pochi e di solito occupati da vagabondi, solo lungo i binari. Non si potrebbe rinunciare a un paio di negozi e provvedere a qualche panchina? Mi è inevitabile il confronto con la stazione di Milano, dove le panchine ci sono e i negozi sono collocati con un minimo di rispetto per chi viaggia. Il rispetto, rieccolo puntualmente! È una vita che invoco, chiedo, pretendo o supplico il rispetto. Alla stazione Termini il buon esempio non si dà, il rispetto non c’è. Ad esempio: ci sono vari bar, ma tutti self service e mi sembra che solo uno faccia servizio al tavolo. Per prendere un caffè quindi gli anziani devono sottoporsi a lunghe code e poi sbrigarsi a bere la bevanda in fretta, se non vogliono essere spinti e cacciati in malo modo.

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