Saliscendi/ La Verità

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di Cesare Lanza

FABIO ARU

La tenacia e i coraggio non sono stati sufficienti per vincere il Tour. Però a tutti è evidente la qualità del suo carattere: contro Chris Froome, arrivato al quarto successo nella grande corsa francese, non aveva squadra e sostegno, indispensabili. Comunque si è tolto la soddisfazione di un paio di giorni in maglia gialla e ci riproverà. Con gregari disposti a sostenerlo.
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PAOLO GENTILONI

«Meglio tirare a campare piuttosto che tirare le cuoia», è una memorabile battuta di Giulio Andreotti, quando guidava i governicchi. Gentiloni s’ispira a quella cinica riflessione e forse resterà premier fino alla primavera 2018. Cui prodest? Solo a lui e alla sua immagine. Gli italiani avrebbero bisogno di un governo forte e decisionista: l’inerzia aggrava la crisi.
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NEYMAR DA SILVA

Meglio noto come Neymar o Neymar Jr. è la stella del calcio mercato estivo. Il Paris Saint German si dichiara disposto a pagare la clausola di 220 milioni per averlo, strappandolo al Barcellona. E il Barcellona – finora – rifiuta. Come finirà? Difficile fare previsioni di fronte alle follie del calcio. Ma certamente l’immagine del solista brasiliano supera quella di Lionel Messi.
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GIULIANO PISAPIA

Sorridente sempre. E sempre pronto a concedere dichiarazioni, interviste e stuzzichi per i giornalisti. Ma ci sei o ci fai? Quelli che si ponevano questa, ragionevole, domanda, adesso cominciano a storcere il naso. Pisapia ha detto che non si candiderà premier perché vuole «aggregare». E il giorno dopo si precipita a baciare e abbracciare Maria Elena Boschi, invisa a tutti.
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GIORGIO CHIELLINI

Viva la schiettezza… Il difensore della Juventus e della Nazionale, intervistato sull’argomento più scottante (passaggio di Leo Bonucci dalla Juve al Milan), risponde con cruda sincerità: non ci indeboliremo, non è una perdita determinante. Poi, forse per. attenuare, aggiunge: però, rimpiangeremo l’uomo e l’amico. Né più e né meno. A Torino non si fanno sentimentalismi.
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EMMANUEL MACRON

Di colpo, in pochi giorni, il presidente francese vede precipitare la popolarità: dal 62% al 54%. Di rado si era visto un crollo simile, e ci si affanna a capire perché. Macron era stato eletto il 7 maggio con il 66.1% dei voti, il più giovane presidente nella storia francese. A molti suoi elettori tuttavia non piace il piglio autoritario, definito napoleonico.
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di Cesare Lanza, La Verità

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