Sport senza barriere: una piattaforma per osare

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Si chiama Oso – Ogni sport oltre un portale e un’App realizzata da Fondazione Vodafone Italia e lanciata con due testimonial d’eccezione: Bebe Vio e Alex Zanardi

Oso, voce del verbo osare, ma anche l’acronimo di una piattaforma e un’App Ogni Sport Oltre, che è stata lanciata ieri a Roma da Fondazione Vodafone Italia. ognisportoltre.it vuole essere la prima comunità digitale aperta a tutti per avvicinare le persone con disabilità alla pratica sportiva. Testimonial dell’iniziativa non potevano che essere due campioni paralimpici come Alex Zanardi e Bebe Vio. Zanardi è stato presidente della Fondazione Vodafone Italia e forse da questo è venuto lo stimolo – come del resto ha riconosciuto lo stesso presidente della fondazione Enrico Resmini. La cornice del Foro Italico è la presenza del presidente del Coni, Giovanni Malagò, e del presidente del Cip, Luca Pancalli hanno dato quel tocco di ufficialità sportiva al lancio della piattaforma e alla premiazione degli undici progetti nazionali che hanno vinto il bando da 1,9 milioni di euro (vedi news).
Alex Zanardi e Bebe Vio alla presentazione della piattaforma Oso
«Vincere è complicato ma può essere un modo per invogliare altre persone a tentare. per questo Oso è uno strumento fantastico che prima non c’era. spesso iniziare è una questione di curiosità: occorre incuriosire le persone verso l’attività sportiva mettendole a conoscenza delle possibilità che già esistono e in questo la tecnologia è utilissima » ha detto Zanardi che ha definito lo sport una mappa del tesoro: «la cosa più bella è la ricerca, è la curiosità, il dire ce la posso fare, la sfida è partire». Bebe Vio con la sua carica ha voluto raccontare come le tre settimane olimpiche siano state le più belle della sua vita. Quattordicenne non aveva potuto partecipare alle paralimpiadi di Londra, ma in Brasile è stata protagonista «guardando gli altri viene voglia di dire voglio farlo anche io. È una sfida: devo riuscire a realizzare un sogno». Un sogno alla portata di molti, un sogno realizzato da Zanardi e Bebe Vio che il moderatore dell’incontro, Franco di Mare ha definito degli “esempi viventi, vostro malgrado”.
A presentare e mostrare la piattaforma e l’App (disponibile per Android e iOS) lo stesso presidente della Fondazione Vodafone, Resmini che nel ricordare che esistono ancora almeno tre tipi di barriere: economica, emotiva (il rimettersi in gioco esponendosi) e infine quella della conoscenza «non è facile trovare il coach giusto, l’associazione, lo sport… Così – ha proseguito – nel creare la piattaforma ci siamo chiesti che cosa possiamo fare? Come mettere a frutto la nostra conoscenza del mondo digitale? Abbiamo così sviluppato una cosa che non c’era».
Una piazza virtuale suddivisa in sezioni con una parte informativa di news, approfondimenti e storie, una sezione di geolocalizzazione delle strutture accessibili filtrati per sport e tipologia di disabilità cui si rivolgono, una community in cui condividere le proprie storie, leggere le testimonianze e cercare professionisti e tecnici che possano supportare la propria preparazione, una sezione dedicata ai progetti delle associazioni che lavorano sul territorio, e un marketplace in cui scambiare e acquistare attrezzature e ausili per la pratica sportiva.
Al momento del lancio Oso ospita già i circa 40 progetti nazionali e locali selezionati attraverso il bando che si è concluso a maggio 2017, ma è aperta a tutte le associazioni che vogliono far conoscere il proprio progetto, e accedere ad una raccolta fondi da parte degli utenti della community. Il crowdfunding è supportato da Eppela.
«Il bando che si è aperto a dicembre è stato una pietra fondamentale si sono presentati oltre 600 progetti. Accanto agli 11 nazionali ci sono 28 progetti di valenza locale che andranno sulla piattaforma di crowdfunding e noi come fondazione faremo il matching per l’obiettivo. La seconda pietra è stato identificare quattro iniziative, quattro progetti di forte impatto soprattutto verso il mondo dei giovani e dello sport», ha continuato Resmini. I quattro progetti sono: Games for inclusion, di Asd Special Olympics Italia Onlus; Route 22, progetto dell’Ads Progetto 22 che documenterà il viaggio nel Nord Europa di Andrea Devincenzi e Massimo Spagnoli due atleti con disabilità (il documentario sarà raccontato sulla piattaforma Oso); Obiettivo 3, progetto di Alex Zanardi per identificare atleti motivati a farsi allenare in vista dei Giochi Paralimpici di Tokyo 2020; e infine, Giochi senza barriere Roma 2017, organizzato da art4sport Onlus realtà nata dalla storia di Bebe Vio per l’integrazione fra bambini con disabilità e non attraverso lo sport.
Il momento delle testimonianze durante la presentazione alla Sala della Scherma al Foro Italico
Nella sala della scherma del Foro Italico non sono mancate le testimonianze, come quella di Francesco Bei, papà di Livio un ragazzo non vedente a causa della meningite e che ha parlato dell’importanza di incontrare coach in grado di avere a che fare con le persone con disabilità perché lo sport è fondamentale. O quella della mamma di Francesco, Federica Gregli, un bambino autistico che nel ricordare come gli altri figli li accompagna, Francesco deve spingerlo da dietro «l’integrazione è una spinta». L’ultima testimonianza è stata quella di Giacomo Perini, giovane canoista cui è stata amputata una gamba a causa di un tumore che ha osservato «faccio canottaggio grazie all’amputazione», prima della malattia faceva equitazione a livello agonistico «ho trasformato questi tre anni di malattia in tre anni di opportunità» ha rivelato.
Assenti per impegni istituzionali i ministri alla salute, Beatrice Lorenzin e Sport Luca Lotti hanno voluto comunque portare un loro saluto. «Condividere informazioni con chiunque voglia praticare sport, creando uno strumento pratico e fruibile rivolto in particolare a persone con disabilità e alle loro famiglie, significa questo: abbattere ostacoli utilizzando le straordinarie possibilità offerte dal digitale», ha detto Lotti, sottolineando le funzioni della piattaforma presentata. «Chi fa sport non impara solo valori come lealtà, rispetto dell’avversario, il valore di una giusta competizione, ma impara anche a superare se stesso, i propri limiti e paure», ha concluso.
«Le vere barriere sono quelle che sono nella nostra testa e nei nostri occhi» ha detto Lorenzin in un video messaggio e ha ricordato anche quanto lo sport sia importante per la salute e il benessere psicofisico di tutti.
Lo sport è un diritto, ha dirlo con forza il presidente Pancalli che ha ricordato l’importanza della consapevolezza di essere portatori di un diritto e gli atleti olimpici non sono che la punta dell’iceberg «ma io devo pensare anche a quelli che non diventano campioni paralimpici». da parte sua il presidente del Coni Malagò non solo ha auspicato un passo in più: «ora occorre unirci tra Coni e Cip, perché sarebbe una follia non poter utlizzare le sinergie ed essere complementari», per il presidente del Coni l’aver perso Roma Olimpica è come aver perso “un treno” importante per tutto il movimento sportivo, paralimpico in primis.
A chiudere l’incontro l’Ad di Vodafone Italia, Aldo Bisio, che ha illustrato la decisione presa di «usare le nostre tecnologie per favorire accesso e inclusione alle persone con disabilita. Lo sport aiuta a superare i limiti, ispira le persone. Per noi la parola chiave per il futuro è inclusione. La sfida per noi, come impresa, è saper leggere e interpretare questa diversità. Per questo servono occhiali che non vedano il mondo di un solo colore».

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