Gubitosi: «Più rotte, aerei e forte discontinuità: così cambia Alitalia»

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Presidente Luigi Gubitosi, la posso chiamare così o bisogna attendere l’esito del referendum, da cui dipende il destino di Alitalia?
«Non sono ancora presidente. Le dico però che se il referendum sul pre-accordo siglato tra azienda e sindacati nei giorni scorsi vedrà prevalere il sì, vi sarà un aumento di capitale di circa 2 miliardi, di cui oltre 900 di nuova finanza per far ripartire la compagnia e assumerò i pieni poteri. Non voglio pensare all’alternativa. E poi aggiungo che la cura giusta, già sollecitata dal presidente uscente Luca Cordero di Montezemolo che si è molto impegnato su questo fronte, richiede forte discontinuità per cambiare rotta».
Ma cosa accadrebbe se prevalesse il no all’accordo?
«Come ha già detto in maniera esplicita il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda l’alternativa non c’è, non esiste. O meglio c’è: un accompagnamento verso la liquidazione dell’azienda, il fallimento. Sarebbe la fine di una compagnia che il 5 maggio festeggerà i 70 anni di attività. Alitalia fa parte della storia del Paese e mi piacerebbe contribuire a rilanciarla».
In che modo? In molti ritengono la missione impossibile.
«Sebbene il rilancio di Alitalia sia difficile non è però una missione impossibile. A me il tricolore sulla coda degli aerei emoziona ancora e voglio continuare a vederlo volare».
Ma lei cosa pensa del piano industriale? Riuscirà davvero ad invertire la tendenza, sempre che possa essere attuato.
«Concordo che debbano essere tagliati i costi in maniera incisiva e rapida, in particolare i leasing i cui prezzi sono fuori mercato. Credo però si possa migliorare molto sul fronte dello sviluppo dove il piano è, a mio giudizio, troppo timido».
Cosa bisogna cambiare, secondo lei, per dare una spinta al cambiamento più rapida in un contesto, quello del trasporto aerei, ogni giorno più competitivo e duro?
«Bisogna accelerare con l’apertura di nuove rotte a lungo raggio e con l’arrivo di nuovi aerei per servirle».
Può anticiparci qualcosa?
«Posso dire che Alitalia tornerà alle Maldive, con un volo di linea tre volte a settimana. Ma rafforzeremo tutte le rotte internazionali che ci stanno dando soddisfazioni, in particolare nelle Americhe. E stiamo anche studiando l’Africa del Sud e l’Asia, l’India in particolare».
A proposito di rotte, come è andata la missione negli Usa con Delta Airlines?
«Non ho ancora incontrato Delta Airlines, che spero di vedere presto, come spero di vedere presto anche Air France e Klm. Il successo di una joint venture dipende da un’equa allocazione dei benefici tra i partners. E non mi sembra questo lo status attuale per Alitalia».
E gli aerei per gestire le nuove rotte: come farete per implementare la flotta?
«Bisogna accelerare l’arrivo degli aerei rispetto al piano. In questo ambito il rapporto con Etihad, che ha molta influenza nel mondo dell’aviazione civile, sarò determinante. In particolare ad Alitalia servono B777 e A330».
Flotta più forte, nuove tratte, costi ridotti, ma le low cost restano comunque una minaccia, è preoccupato?
«Per definizione ci si deve preoccupare dei concorrenti. Mi preoccupa che in Italia queste compagnie abbiano ricevuto un trattamento di favore come in nessun altro paese europeo e che abbiano beneficiato di contributi pubblici cui vorremmo accedere anche noi per poter competere alla pari».
Come giudica il servizio Alitalia?
«Di alto livello, e ne siamo molto orgogliosi, così come lo siamo della puntualità media dei nostri voli. Lo standard della classe business intercontinentale poi è riconosciuta come uno dei migliori del settore».
Che idea si è fatta del management messo sotto accusa da più parti per gli errori di strategia passati e per quelli più recenti?
«Nei quadri intermedi e tecnici ho trovato grande competenza e attaccamento all’azienda e incontrato piloti e assistenti di volo di grandissima competenza. Per quanto riguarda il top management ci sono luci e ombre».
Quindi dobbiamo aspettarci sostituzioni?
«Penso proprio di sì. E’ normale che ci possano essere degli avvicendamenti, bisogna aspettarsi una forte discontinuità».
Da oggi fino al 24 aprile ci sarà la consultazione e i dipendenti di Alitalia saranno chiamati a decidere se votare si o no all’accordo, è una scelta decisiva da cui non si potrà tornare indietro.
«Non posso e non voglio entrare nelle scelte individuali, ma spero che prevalga il senso di responsabilità e si dia a questa azienda un’altra occasione. Sarà un cammino lungo e faticoso, ma non ci sono scorciatoie».

di Umberto Mancini, il Messaggero
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