I tassisti capiranno subito che strada sceglierà il Paese

di Cesare Lanza

Scommettiamo che sono soprattutto i tassisti quelli che sanno darci, in sintesi, il polso della realtà sociale e politica? In fondo, in un’epoca in cui i pensatori sono pochi e troppi quelli che presumono di esserlo, i tassisti sono diventati i nuovi filosofi, quanto meno i filosofi «de noantri». Adoro chiacchierare con loro: rispecchiano, oltre a tutto, lo stile e gli umori della città in cui lavorano. Quando abitavo a Milano furono loro, per primi, a segnalarmi l’avvento e la crescita della Lega Nord. E qualche anno dopo furono ancora loro a indicarmi il tramonto di Umberto Bossi. I tassisti di Milano sono lucidi, pragmatici. A Roma invece sono beffardi, ironici. Vi ho già raccontato lo sfogo di un tassista di Roma, qualche mese fa: «Dottò, nun semo stati capaci d’ingabbia quattro puzzoni olandesi (tifosi di calcio, ndr) che ci hanno distrutto i monumenti… E mo’ volemo annà a fare ‘a guera ara Libbia?…». E qualche giorno fa, apprezzando che Francesco nel suo tour a Milano fosse andato a far pipì in un gabinetto pubblico, un tassista impertinente mi ha detto: «Quelo ha capito tutto, dottò!». «E perché?». «Perché?! Dottò! So’ forti i papi, grandi i re… Ma quanno là si siedono, so’ tutti come me!». I tassisti di Genova sono mugugnoni. Vi ho già riferito di un mio viaggio a Genova, pieno di nostalgie. In taxi, siamo arrivati in piazza De Ferrari: «Però, quanto è bella», ho mormorato, «questa piazza, con la fontana al centro». E l’autista, lagnoso: «Prima o poi se la vendono, speriamo presto ai cinesi, la piazza e la fontana e tutto il resto, così finalmente anche a Zena cambia qualcosa…». E non ho avuto il coraggio di chiedere altro, tanto chiara era la sua scontentezza.

di Cesare Lanza, LaVerità