Si dimette il presidente di Uber Jeff Jones: «Valori e idee diversi»

Il presidente di Uber Jeff Jones lascia la società californiana dopo meno di un anno. «È ormai chiaro che i valori e l’idea di leadership che hanno caratterizzato la mia carriera non sono allineati con quello che ho visto e sperimentato in Uber. Non posso continuare a vestire i panni di presidente del business ride sharing», ha scritto l’ex Target Corp. in una nota pubblicata da Recode. Domenica il sito ha anticipato l’addio e rivelato come la decisione sia collegata ai recenti scandali sessuali interni alla società e all’impossibilità di gestire una situazione troppo problematica.
Nelle parole dell’amministratore delegato Travis Kalanick la ragione ufficiale delle dimissioni: «Dopo che abbiamo annunciato di voler assumere un direttore operativo, Jeff è giunto alla difficile conclusione». Valutata 69 miliardi di dollari, Uber è da settimane in piena campagna acquisti per risolvere una serie di grattacapi. In questo momento, in cima alla lista dei problemi non ci sono né i tassisti (con cui nei nostri confini si sta tentando di trovare un accordo) e l’inquadramento normativo né le perdite da 2,2 miliardi accumulate nei primi nove mesi dello scorso anno (fonte: Bloomberg News): il gruppo californiano deve intervenire in modo drastico sulla sua immagine e cultura aziendale.
Negli ultimi mesi è stata un’escalation di scivoloni, cui Jones non è evidentemente riuscito a far fronte. Dall’entrata, e repentina uscita, di Kalanick nel board di consiglieri di Trump alla denuncia di molestie sessuali da parte di una ex dipendente (approfondita poi dal New York Times) passando per la campagna #DeleteUber, scatenatasi in seguito a un aumento dei prezzi nel pressi dell’aeroporto durante le proteste dei taxi per il Muslim Ban, e per l’ammissione di aver utilizzato un software per eludere i controlli delle autorità di mezzo mondo. Per gestire lo scandalo sessuale Kalanick si è già assicurato la consulenza dell’ex procuratore generale degli Stati Uniti Eric Holder. Al contempo, hanno lasciato l’azienda il vice presidente di prodotto e crescita Ed Baker e Raffi Krikorian, che lavorava alle auto autonome (settore in cui, fra l’altro, Uber è stata denunciata dal suo investitore Google per furto di proprietà intellettuale). E ancora, l’ingegnere Amit Singhal è stato allontanato per uno scandalo sessuale risalente al suo passato in Google.

Martina Pennisi, il Corriere della Sera