Juventus, Buffon: “Roma americana, Inter e Milan cinesi. Povera Italia…”

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Il portiere in una intervista al settimanale tedesco Kicker analizza la situazione del calcio italioano. Sul suo ruolo di portiere: “Deve essere masochista, ha il potere di comandare, ma può solo subire gol e deve sopportare offese continue. Per me fare una papera è uno shock, ho bisogno di alcuni giorni per riprendermi”

Ieri al Ferraris di Genova ha infilato l’ennesimo record, diventando il giocatore bianconero con più minuti in A (39.706, frutto di 447 presenze nella massima serie, con 285 vittorie e 206 clean sheet), con buona pace di un totem come Giampiero Boniperti (39.680 minuti). Venerdì al Barbera di Palermo festeggerà la millesima presenza in carriera tra Parma (220), Juve (612) e Nazionale maggiore (167). Ma più dei numeri, come ha ribadito anche ieri l’eterno Gigi Buffon (qualche dubbio che si tratti di lui?) contano i trofei. L’unico ancora assente nella sua sconfinata collezione privata è la Champions League. Un sogno sfumato nelle finali di Manchester e Berlino. Un’ossessione. Ma anche la benzina per andare avanti, alla faccia delle sue 39 primavere: “E’ un po’ di anni che mi chiedo cosa mi spinga ancora a giocare. È una lotta interiore, che mi dà forti motivazioni. Se avessi vinto la Champions League sarei svuotato, e invece è una cosa che mi sprona”, dichiara il numero uno bianconero a Kicker. Altro piccolo primato per SuperGigi: per la prima volta un giocatore italiano mai transitato in Bundesliga si è preso la prima pagina della rivista tedesca.
BUFFON: “ROMA AMERICANA E MILANESI CINESI: UNA SCONFITTA” – Se Buffon ha conquistato (anche) la Germania, là dove nell’estate del 2006 si laureò campione del mondo con la Nazionale di Lippi, la Serie A sta diventando terra di conquista per capitali stranieri: “La Roma agli americani e le milanesi ai cinesi. Povera Italia, è una sconfitta per il nostro calcio e per le nostre tradizioni”, ammette il capitano di una Juventus che, dopo il successo di ieri in casa della Samp, ha ottenuto da Allegri tre giorni di riposo-premio. Nelle prossime ore, o più probabilmente martedì, si saprà di più delle condizioni dell’ammaccato Dybala, che ha comunque raggiunto la Nazionale argentina attesa da un doppio impegno contro Cile e Bolivia. “Non è nulla di grave”, ha minimizzato ieri la Joya, uscita al 27′ di Samp-Juve per un indurimento al flessore. A Torino resta comunque un po’ di comprensibile apprensione, considerando le supersfide contro Napoli e Barcellona in calendario ad aprile.
“LE PAPERE? UNO SCHOCK CHE DURA GIORNI” – Buffon descrive quindi un mestiere fatto di molta responsabilità e poca gloria: “Un portiere deve essere masochista, il suo ruolo può essere paragonato a quello dell’arbitro. Ha il potere di comandare, ma può solo subire gol. Non può segnare, ma deve sopportare offese continue. Per me fare una papera è uno shock, ho bisogno di alcuni giorni per riprendermi. Invidio chi ne commette di più, per lui lo shock è meno grande”. Le ultime sue esitazioni risalgono allo scorso ottobre, quando nel breve giro di dieci giorni il numero uno dei numeri uno fu protagonista di due errori, contro Spagna e Udinese. Il portiere mette quindi da parte la sua attualità gloriosa per tornare all’infanzia… golosa: “Mangiavo tanta mortadella e molti orsetti gommosi. Come ho fatto a non ingrassare non so, è un miracolo. La mia carriera sarebbe diventata improbabile”. Altra battaglia vinta quella contro la depressione, un nemico che lo mise a durissima prova per sei mesi, dal dicembre 2003 al giugno 2004: “Rimasi artefice del mio destino – conclude Buffon -. Non prendere mai medicine fu fondamentale”.

di TIMOTHY ORMEZZANO, La Repubblica

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