Siamo tutti superstiziosi. Ognuno ha il suo rituale

di Cesare Lanza

Scommettiamo che, avendo superato il venerdì 17 senza danni, avremo un po’ meno timore delle superstizioni? Lo so, al malocchio crediamo un po’ tutti… Ed è pericoloso dire il contrario! «Essere superstiziosi è da ignoranti, ma non esserlo porta male», ha detto Eduardo De Filippo. È talmente popolare la superstizione che possiamo scherzarci su, ma è disdicevole dire di non crederci. Tutti abbiamo riso, assistendo a La patente 0 a Non vero, ma ci credo. Perciò: io ci credo. Ma ho preferito confidarvelo ora, dopo che il venerdì 17 (già il secondo, quest’anno) è passato, non prima. Il mio amuleto preferito una volta erano le cravatte. Cravatte nuove che mettevo subito alla prova, prima di una partita del Genoa o di una gara di chemin de fer. Difficile dire quale potesse essere il legame tra una mia cravatta e l’esito di una prestazione del Genoa, 0 della possibilità che il 9, carta spesso decisiva a chemin, capitasse a me anziché al mio avversario (grazie all’influenza della cravatta). Ma provate a chiedere ad Aldo Spinelli, presidente del Genoa, perché, più di una volta, impose che i suoi giocatori indossassero una maglia gialla, anziché quella rossoblu. Il giallo gli portava fortuna, ne era sicuro. Evitate di indossare qualcosa di verde se incontrate il procuratore della televisione Lucio Presta. Vi dimostrerebbe che porta sfiga, nei suoi programmi nessun collaboratore si azzarda a proporsi col verde. Qualcosa di vero dev’esserci, visto che ottiene ottimi ascolti. Importante poi è non fare battute imprudenti. Una volta un tale, di cui non faccio il nome, guardando il cielo esclamò: «Bello, quell’elicottero!». Precipitò e lui divenne un temuto portaiella.

Cesare Lanza, La Verità