La Rai non smetterà di sfruttare i suoi precari

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di Cesare Lanza

Scommettiamo che continuerà a essere durissima la vita dei precari in Rai? C’è qualcosa di profondamente ingiusto, e di insostenibile in una società civile, nella loro condizione. Sono migliaia, i precari, e sono loro a reggere il baraccone, non certo i conduttori pagati fior di milioni né tanto meno le sgallettate piazzate in scena, quasi sempre, dall'(im)potente di turno. Migliaia di giovani, ex giovani, collaboratori mal retribuiti, sfruttati, impegnati a lavorare giorno e notte nelle strutture, sorretti dal sogno di poter finalmente essere regolarizzati, un giorno (che resta incerto e improbabile). A febbraio scoppiò pubblicamente una grana, peraltro nota agli addetti ai lavori: non solo i precari sono i poveretti che lavorano faticosamente dietro le quinte per consentire ai palinsesti di andare avanti, non solo per loro è previsto un compenso da fame. No, non solo: come beffa finale incassano quanto gli è dovuto più 0 meno quando capita. A febbraio si seppe che aspettavano da mesi! Un’azienda colpita periodicamente da indagini e da scandali, simbolo di sperperi e di mala gestione, che incassa ingiustamente il tesoro del canone obbligato, che si accuccia di fronte all’arroganza dei politici e degli inciucioni, ecco: è la stessa azienda che fa la faccia feroce con chi non ha la forza per ribellarsi. I precari che aspettano l’arrivo di un pugno di euro, per conciliare il pranzo con la cena. A inizio febbraio l’ultima promessa fu che il problema sarebbe stato risolto entro una settimana. Siamo a marzo. Pare che stia arrivando il cosiddetto avviso di pagamento, ultima (forse) tappa burocratica per allungare la via crucis. Si aspettano notizie.

Cesare Lanza, La Verità

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