Caso Kroll, assolto Marco Tronchetti Provera L’attuale presidente di Pirelli aveva rinunciato alla prescrizione

La seconda Corte d’Appello di Milano ha assolto «perché il fatto non costituisce reato» Marco Tronchetti Provera, imputato per ricettazione nell’ambito del cosiddetto caso Kroll. Il processo è stato celebrato dopo che la Cassazione aveva annullato una precedente sentenza di assoluzione. L’attuale presidente di Pirelli aveva rinunciato alla prescrizione.

L’attuale presidente di Pirelli è stato assolto con formula piena dall’accusa di ricettazione che in primo grado gli era costata una condanna a 1 anno e 8 mesi (pena sospesa) trasformata, poi, in un’assoluzione in un precedente giudizio di secondo grado.

Al centro del procedimento c’è un cd con dati raccolti dall’agenzia di investigazione Kroll che nel 2004, quando era in corso uno scontro tra Telecom e alcuni fondi di investimento brasiliani per il controllo di Brasil Telecom, che stava portando avanti un’attività di spionaggio nei confronti del gruppo delle telecomunicazioni e della famiglia Tronchetti.

Secondo la ricostruzione dell’accusa, quei file vennero intercettati dagli uomini (il cosiddetto Tiger Team, ndr) di Giuliano Tavaroli, all’epoca capo della security di Telecom, con una operazione di hackeraggio, poi fatti avere alla segreteria dell’ex numero uno di Tlc, il quale, sempre secondo le indagini, pur sapendo come erano stati acquisiti, diede ordine di sporgere denuncia. Denuncia che per altro non venne mai fatta. Come risulta dagli atti processuali, il cd `incriminato´ fu invece consegnato dall’ex manager Angelo Jannone sia alla polizia federale brasiliana sia ai carabinieri di Milano.

Una ricostruzione, questa, non accolta dalla Corte che invece avrebbe sposato le tesi della difesa. Secondo la quale Tronchetti Provera nulla sapeva della provenienza del materiale e che, alla fine di giugno del 2004, dopo aver dato disposizione di sporgere denuncia nel corso di una riunione, esercitando per altro un «suo diritto» con lo scopo di «difendere» se stesso, la sua famiglia e la società, non si è più interessato della vicenda portata avanti, invece, dall’ufficio legale e dalla sicurezza interna allora guidata da Tavaroli.
Tra un mese le motivazioni della sentenza.