I tedeschi contro il nuovo Qe di Draghi: «La minaccia continua a crescere»

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La decisione del consiglio della Banca centrale europea di prolungare gli acquisti di titoli, il Qe, di nove mesi fino a dicembre 2017, seppure con importi mensili ridotti da 80 a 60 miliardi di euro, ha provocato prevedibili critiche in Germania, dove il programma è sotto accusa da parte dell’establishment politico e finanziario e dei media fin dall’inizio. Probabile antipasto delle polemiche che si scateneranno nel 2017, anno elettorale, dove la Bce può diventare un facile bersaglio per la campagna dei partiti. Nel giro di pochi minuti dalla conclusione della conferenza stampa, il giornale conservatore “Frankfurter Allgemeine Zeitung” ha pubblicato sul proprio sito la notizia che il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, ha votato contro la misura della Bce, come del resto in ogni passo precedente del Qe.
Ma i toni più aspri vengono dalla stampa. Il quotidiano popolare “Bild” raffigura il presidente della Bce, Mario Draghi, su una bomba con la miccia accesa, con la didascalia: “Quando esploderà la bomba monetaria di Draghi?”. La stessa “Faz” ha pubblicato un editoriale di uno dei quattro direttori accusando la Bce di essere “politicizzata” nelle sue scelte e riproponendo la tesi, già sostenuta dal ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, nella primavera scorsa secondo cui la politica monetaria della Bce favorisce il successo dei movimenti populisti, fra cui il partito anti-immigrati tedesco AfD. Schaeuble da tempo sostiene che la banca dovrebbe riassorbire la liquidità creata con i suoi interventi.
Secondo il capo economista del gruppo assicurativo Allianz, Michael Heise, nessun tapering, cioè la riduzione progressiva del Qe, “è in vista”. “La minaccia alla stabilità finanziaria – scrive in una nota – continua a crescere. Il programma di acquisti della Bce è un onere significativo sugli utili e la capitalizzazione delle banche europee. Inoltre gli acquisti di obbligazioni riducono il premio al rischio, creando un buco nei fondi pensione”. Per Joerg Kraemer, capo economista di Commerzbank, l’annuncio della Bce “è l’inizio dell’uscita forzata dagli acquisti di titoli. Sfortunatamente, la Bce troverà senz’altro altri mezzi per una politica monetaria accomodante”.
“Gli acquisti di obbligazioni riducono il premio al rischio, creando un buco nei fondi pensione”
Secondo Kraemer alla fine del Qe, la Bce potrebbe proporre liquidità alle banche fino a 5 anni. Il presidente del centro studi bavarese Ifo, Clemens Fuest, è convinto che la scelta di ridurre gli acquisti sia “un passo nella giusta direzione. Sarebbe stato meglio se la Bce avesse deciso tagli maggiori ai volumi mese per mese”: secondo le stime dell’Ifo, l’inflazione salirà a 1,5% a marzo e a 1,6% a fine 2017, quindi per l’anno prossimo non ci sarebbe bisogno del Qe.
Draghi ha detto invece che, con l’inflazione all’1,7% nel 2019, secondo le nuove proiezioni della Bce, l’obiettivo di stare sotto, ma vicino al 2%, sarà ancora lontano dall’essere raggiunto.

Alessandro Merli, Il Sole24Ore

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