II canone Rai in bolletta ha i giorni contati

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di Cesare Lanza

Canone-Rai-Scommettiamo che sarà abolito (o almeno ridimensionato massicciamente) l’obbligo di pagare il canone per l’abbonamento alla Rai con la bolletta della luce? Il flop è ormai documentato: l’iniqua tassa non porterà nelle casse dello Stato quanto l’avido governo sperava. Non solo: l’evasione, secondo ragionevoli previsioni, aumenterà. Non solo: contestazioni, iniziative giudiziarie, appelli costituzionali si moltiplicano. Non solo: in Rai, dove già qualcuno gongolava per una previsione di incasso di 300 milioni extra (poi 180, poi via via vertiginosamente ancora meno, alla fine sarà zero o quasi), si dovranno rivedere, per fortuna, alcuni forsennati piani di espansione. Non a caso l’ad Antonio Campo Dall’Orto è già ribattezzato, nei corridoi, l’Ortolano: forse perché in prospettiva, anziché lingotti d’oro, si vedono patate, carote e zucchine.
La ribellione ha una spiegazione: la gente è stufa, non ne può più. Perché il pagamento del canone dovrebbe diventare una ennesima tassa? Un buon governo avrebbe il dovere di ascoltare la vox populi, invece di sfidarla di continuo con soffocanti costrizioni. Infatti, una motivazione sociale non c’è: la Rai non fa servizio pubblico, ma propone – spesso – informazione deviata e becero intrattenimento. Non merita ulteriore denaro da succhiare ai cittadini, disgustati in misura crescente. Perciò propongo al geniaccio che ha inventato questa cialtroneria di mettere in palio una lanterna, nella scommessa: come Diogene, nel 2016 si cerca, ancora e sempre, un uomo. Se dovesse vincere il tristo geniaccio, mi consolerò ricordando che Diogene di Sinope, a dispetto delle buone intenzioni, era chiamato il Cinico. Ma vincerò io e mia sarà la lanterna, per confidare in un futuro migliore.

 di Cesare Lanza, su “La Verità”

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