Aumentano gli occupati, calano gli inattivi. Lavoro, prosegue la ripresa

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Il tasso di disoccupazione a giugno torna a salire all’11,6%, ma per effetto dell’aumento della forza lavoro. Calano gli inattivi. Nell’ultimo trimestre tornano a crescere gli autonomi e i contratti a termine

di GIULIANO BALESTRERI, La Repubblica

++ Lavoro: Poletti, un grande risultato, grazie imprese ++Il tasso di disoccupazione a giugno torna a salire all’11,6%, ma – in fondo – si tratta di un dato positivo: in termini assoluti, infatti, l’aumento dei disoccupati è inferiore a quello dei nuovi occupati e soprattutto al calo degli inattivi, coloro che non lavorano e neppure cercano un’occupazione. Il tasso di disoccupazione rilevato dall’Istat, infatti, è dato dal rapporto fra i disoccupati e il totale della forza lavoro (occupati, ovviamente chi lavora, e disoccupati, ovvero chi cerca lavoro, ma non lo trova). A far lievitare il tasso è stato quindi l’ampliamento della forza lavoro grazie al fatto che alcuni inattivi abbiano iniziato a cercare un impiego, indipendentemente dal fatto che l’abbiano trovato o meno. Ebbene a giugno chi ha iniziato a cercare un impiego probabilmente lo ha trovato: i nuovi occupati sono stati 71mila, i disoccupati 27mila e gli inattivi sono calati di 51mila unità. Numeri che si traducono in un tasso di occupazione al 57,3% (un punto in più rispetto allo scorso anno). In termini assoluti negli ultimi dodici mesi i nuovi occupati sono stati 329mila, a fronte di un calo degli inattivi di 325mila persone e una riduzione dei disoccupati di 140mila unità.
Insomma, dopo la frenata di inizio anno, dovuta in larga parte al taglio degli incentivi alle assunzioni, il mercato del lavoro mostra segnali di ripresa smentendo quanti parlavano della fine della luna di miele tra l’Italia e l’occupazione. Insomma, assorbito il calo degli sgravi fiscali da 8mila a 3.250 euro l’anno per ogni assunzione a tempo indeterminato, il numero di disoccupati è tornato a calare, grazie anche agli effetti del Jobs Act che permettono maggiore flessibilità in entrata ed uscita. Tuttavia la crescita dei nuovi occupati riguarda soprattutto i lavoratori indipendenti (+78 mila) che dopo aver toccato il fondo alla fine dello scorso anno sono in recupero, mentre restano sostanzialmente invariati i dipendenti. Un campanello d’allarme arriva dall’inversione di tendenza sulla tipologia delle assuzioni: a dispetto degli incentivi, infatti, nell’ultimo trimestre sono state più le assuzioni a termine (60mila) di quella a tempo indeterminato (+27mila). Un trend diametralmente opposto a quello rilevato su base annua: 207mila permanenti e fronte di 39mila assunti a tempo. Negli ultimi sei mesi del 2015, però, le aziende hanno beneficiato degli sgravi “pieni”.
Lavoro, Poletti: “Risultati straordinari. Disoccupazione sale? Dato paradossalmente positivo”
Soddisfatto il ministro del Lavoro Giuliano Poletti che definisce “straordinari” i risultati perché “il tasso di occupazione è al livello massimo dal 2009, mentre il tasso di disoccupazione giovanile, ancora molto elevato, è ai minimi da ottobre 2012. Resta ancora molto da fare per il problema della disoccupazione, ma i dati dell’Istat danno il segno che la direzione è quella giusta e che si sta consolidando la tendenza di miglioramento del mercato del lavoro”.
Disoccupazione giovanile. A giugno il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, cioè la quota di giovani disoccupati sul totale di quelli attivi (occupati e disoccupati), è pari al 36,5%, in calo di 0,3 punti percentuali rispetto al mese precedente. Dal calcolo sono per definizione esclusi i giovani inattivi, perché nella maggior parte dei casi impegnati negli studi. In sostanza, l’incidenza dei giovani disoccupati tra 15 e 24 anni sul totale dei giovani della stessa età è pari al 9,8% (cioè meno di un giovane su 10 è disoccupato).
Nelle restanti classi di età il tasso di occupazione a giugno aumenta tra gli over 35 (+0,1 punti percentuali) mentre cala nella classe 25-34 anni (-0,1 punti). Il tasso di disoccupazione rimane invariato tra gli over 35, mentre aumenta di 0,2 punti tra i 25-34enni. Il tasso di inattività cala tra gli ultra35enni (-0,2 punti nella classe 35-49 anni e -0,1 punti nella classe 50-64) a fronte di una stabilità tra i 25-34enni.
Gli artigiani. “Artigiani, micro e piccole imprese confermano il ruolo trainante per il mondo del lavoro in italia. Nel primo semestre di quest’anno hanno registrato una crescita, continua e solida, dell’occupazione pari a circa il 2,5 per cento rispetto allo stesso periodo del 2015. Con una differenza da non sottovalutare: nei primi sei mesi dell’anno scorso la crescita dell’occupazione era stata alimentata dalla sostanziosa decontribuzione riconosciuta alle imprese per le nuove assunzioni a tempo indeterminato, poi fortemente ridimensionata nel 2016”. Lo rileva l’osservatorio mercato del lavoro cna, curato dal centro studi della confederazione, che analizza mensilmente l’andamento dell’occupazione in un campione di 20.500 Imprese artigiane, micro e piccole con oltre 120mila dipendenti.

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