KENYA, SEMPRE PIU ATTRAENTE PER INVESTITORI E TURISTI ITALIANI

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KenyaForse non tutti sanno che c’è un “pezzo” d’Italia dove non è mai inverno. Nel mondo ci sono comunità italiane importantissime, sovaldi sale ma ne esiste una del tutto particolare, certamente la prima nel suo genere: quella di Malindi, in Kenya. In questa comunità vive il maggior esperto dei temi degli italiani sull’Equatore, eppure se gli chiedete perché uno starnuto in Kenya diventa una tempesta allarga la braccia ed ammette: “Non lo so, non lo capisco. Sembra quasi ci sia una regia che voglia affossarci invece che sostenerci”.
Roberto Macrì, classe 1941, vive in Africa da quando aveva trent’anni. Tra le sue varie esperienze di vita, dal 1999 al 2012 è stato Console Onorario dell’Ufficio di Malindi, there la cittadina kenyota sull’Oceano Indiano dove gli italiani hanno costituito la più importante comunità del Continente Nero dopo quella sudafricana.
Oggi Macrì è il responsabile della sede di Malindi del Comitato degli Italiani all’Estero (COM.IT.ES.) che si occupa dell’assistenza degli stessi in collaborazione con il Consolato Onorario di Malindi e l’Ambasciata Italiana a Nairobi : “Gli italiani che vivono contemporaneamente nella Contea di Kilifi sono, in media, tra i 2mila e i 2.500, suddivisi tra le località di Malindi, Watamu, Maiungu e Mambrui. Principalmente si suddividono in quelli col permesso “K” (pensionati) di residenza triennale, i residenti per diporto con permessi di 3 mesi più 3 ed infine gli investitori e gli impiegati con permessi “G” (investitore) e “A” lavoro per conto terzi , entrambi biennali. Una comunità variegata, ma operosa e importante per se stessa e per tutta l’economia della Contea”.
Ci dia un elemento di sintesi dell’impatto italiano sull’economia locale?
“Ritengo che almeno 10mila kenyoti lavorino con gli italiani residenti qui a vario titolo, ma se consideriamo quanto impattiamo direttamente e nell’indotto dei servizi commerciali, artigianali, di ristorazione o impieghiamo nell’immobiliare e nel turismo il numero dei kenioti che dipende da noi sale vertignosamente”.
Roberto MacrìMacrì arrivò in Kenya nel 1972, con un viaggio organizzato dai Missionari della Consolata di Torino per visitare Ie missioni ed ebbe la fortuna di incontrare padre Aldo Vettori, un religioso che viveva nel nel Nord del Kenya, aiutando la tribù Samburu, nella zona tra Maralal e il lago Turkana. Con Padre Vettori si capì al volo e poco dopo ritornò in Kenya dove prese ad aiutarlo nel dispensario del villaggio, poi per la costruzioni di pozzi d’acqua e una scuola serale per i pastorelli davvero particolare: “La classe era su una collinetta sotto una acacia, con una sola lampadina alimentata da un vecchio piccolo generatore e recintata di rovi spinosi per tenere lontare le fiere”. Infine, nel 1978 si stabilì a Malindi dove tra le altre cose prese a collaborare col Consolato italiano di Mombasa, fino alla creazione del distacco consolare onorario che tenne per 13 anni.
Nel 1964, poco a Nord di Malindi, venne aperta dal Governo italiano la base di lancio missilistica San Marco, ma gli italiani residenti arrivarono dopo molti anni. Come accadde?
“Malindi accolse il primo gruppo di turisti italiani alla fine del 1978 all’albergo Suli Suli, lo ricordo bene perché a quei tempi collaboravo col tour operator di Torino che lo organizzo’. Da allora abbiamo iniziato ad insediarci, soppiantando gli inglesi che avevano dato a questa costa la vocazione di un pensionato. Il clima, la fauna, la flora, la bellezza del posto, la gente ospitale, il basso costo della vita richiamarano moltissimi italiani che iniziarono a comprare terra per costruire una casa di vacanza. Da lì nacque tutto il resto, fino ad oggi. Chi si comporta correttamente qui vive bene, sicuramente attuando le attenzioni che né più né meno si debbono avere in molte altre parti del mondo”.
Qual è l’attuale situazione di questa zona? Se è così dipendente dall’Italia attualmente ne soffrirà le conseguenze…
“La crisi economica del nostro Paese si sta avvertendo anche qui. Probabilmente aver scommesso soltanto sull’Italia è stato un errore. Negli anni migliori abbiamo avuto fino a 30mila nostre presenze, nel peggiore 22mila; vedremo il 2014, ma penso che sarà un anno negativo. Probabilmente andava diversificato il mercato turistico già da tempo, attraendo altre nazionalità di viaggiatori. In Kenya vengono già moltissimi inglesi, americani, tedeschi, ma in questa zona la preminenza è dall’Italia”.
Si dice infatti che il nuovo mercato turistico della costa sia quello interno…
“Esatto. Oggi il Kenya è un Paese in grande espansione, ricchissimo di risorse naturali preziose, con una classe media che quindi sta crescendo rapidamente e rappresenta già un importante bacino di riferimento. Per fare un esempio banale, non si deve acquistare una villa a Malindi pensando di poterla rivendere soltanto ad un europeo, perché il mercato interno è già maturo per investire e sta già avvenendo…”.
Appaiono, pertanto, nuove opportunità: “…e non solo nel mercato immobiliare. A nord della costa del Kenya, nell’Oceano Indiano davanti Lamu, hanno scoperto importanti giacimenti di petrolio e gas , mentre si sta gia’ seriamente progettando la ferrovia che dalla costa andra’ in Etiopia , Sudan e Nairobi. Questo vuol dire che il mondo intero guarda al Kenya non solo per le spiagge bianche, la barriera corallina, i safari fotografici”.
Oltre alle diverse opportunità, allora anche nuove prospettive?
“Gli italiani che già qui hanno interessi devono essere fiduciosi, così come chi vuole iniziare ad investire deve guardare a questo Paese con positiva convinzione”.
Un Paese in grande crescita, ma a volte risulta contraddittorio…
“Sul piano interno spesso appariamo come un luogo in balia di bande armate e terroristi o si raccontano di assalti ad hotel per turisti che non esistono, come a Mpeketoni qualche mese fa. Per quanto ci riguarda si riportano solo le cronache di pochi, pochissimi individui con passati discutibili. Credetemi, non è così. Non nego certamente le problematiche di una comunità tanto numerosa, ma bisognerebbe guardare piuttosto alle migliaia di italiani per bene che, per motivi diversi, qui hanno trovato una nuova casa”.

di Alessandro Di Giacomo

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