ORFEO (MARIO)

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Carta stampata I progetti del direttore del quotidiano di Napoli

Orfeo si vede dal Mattino
Vuole informazione equilibrata,  qualche scoop e linguaggio chiaro.
Per fare del suo giornale il punto di riferimento del sud

ORFEO_MARIO

di Cesare Lanza ” Panorama”

E’ considerato, mind tra i giovani, il direttore più promettente. 36 anni, napoletano, Mario Orfeo è arrivato a dirigere “Il Mattino” dopo una carriera rapida e lineare. Dopo un apprendistato a “Napoli notte” e al “Giornale di Napoli”, nel ’90 ha aperto la redazione dell’edizione partenopea de “La Repubblica”, nel ’94 è arrivato a Roma nel quotidiano fondato da Eugenio Scalfari come caposervizio politico e da lì nel 2000 è “esploso”, caporedattorte centrale, come uno dei pupilli di Ezio Mauro. Infine è stato scelto da Franco Gaetano Caltagirone (“Il Mattino” fa parte del suo gruppo editoriale, insieme con “Il Messaggero”, “Leggo” e varie altre partecipazioni) per sostituire Paolo Gambescia, passato a dirigere il quotidiano romano.
120 redattori, diffusione con un trend soddisfacente (intorno alle 120 mila copie in agosto) nonostante il pessimo andamento di quasi tutti i quotidiani nel 2002, 65 miliardi di lire di incassi di pubblicità, a cosa punta primariamente, oggi, “Il Mattino”?
“L’impegno, dopo il buon lavoro svolto dai miei predecessori”, dice Orfeo, “è di consolidarci non solo come “il” giornale di Napoli, ma come il riferimento editoriale più importante per il Mezzogiorno, da Roma in giù. Tornare, a poco a poco, ai fasti di una lunga storia prestigiosa”
Impresa ambiziosa e faticosa…
“Come tutti i grandi giornali regionali o interregionali, il problema è di proporre un’informazione globale: noi ci proviamo con due dorsi, uno dedicato alle cronache nazionali, l’altro a quello regionale. Un terzo dorso, al lunedi, a colori, è per l’informazione sportiva. Questo attiene alla parte tecnica. Quanto alle notizie, tentiamo qualche scoop: ad esempio, quando Berlusconi va a Bari, alla Fiera del Levante, è una sorta di nostro dovere, e ci siamo riusciti, anticipare il suo discorso. Altre piccole o grandi soddisfazioni ce le siamo tolte con anticipazioni sul piano del welfare o sulla cessione dei beni di Stato, ovviamente dando largo rilievo a quelli di nostro interesse geografico, a Napoli, Capri…”
– In due mesi che cosa ha “mosso”? E come definirebbe, in sintesi, la sua linea?
“Premesso il massimo rispetto per la mia brava redazione, un mix di
colleghi più anziani ed esperti e di giovani talenti molto in gamba, premesso ancora il desiderio di valorizzare e incrementare da una parte gli opinionisti più noti (Casavola, Calise, Mazzarella, Macaluso, Veneziani, Erri De Luca, Ghirelli…) e dall’altra lanciare nuove buone firme interne, in prima pagina e per le opinioni e i servizi più importanti…”
– A proposito di premesse, si parla anche di una sterzatina politica. Un giornale meno governativo, più critico.
“Né governativo né antigovernativo. La chiacchiera, se in buona fede, forse dipende da questo: premesso tutto ciò che abbiamo detto, di mio vorrei aggiungere per il Mattino una omogeneità di stile. Vedo il giornale come un racconto quotidiano divulgativo, con inchieste, dibattiti e confronti di idee, retroscena, rivelazioni se possibile, spiegazioni… Critico all’occorrenza, comunque riflessivo. Aggiungendo sempre alle notizie nude e crude un approfondimento, per spiegare ai lettori il contesto. Alla formula del racconto, forse, sono indotto anche da una mia passione…”
– Quale?
“Il cinema: ne vado pazzo. Ho anche recitato in una piccola parte, facendo il
prete che sposa Antonio Albanese nel suo ultimo film “Il nostro matrimonio è in crisi”. Con un bel sodalizio di amicizia con Antonio e Michele Serra.”
– Lei ha fama di essere uno sgobbone, eppure a Roma – si dice –
frequentava i salotti più quotati. E a Napoli? E’ l’invitato più coccolato?”
“Sciocchezze. Ma quali salotti! Vivo in redazione dall’ora del cappuccino
mattutino fino a tarda sera. Come a Roma: uscivo da Repubblica a mezzanotte.”
– Modelli di riferimento, nel giornalismo?
“A queste domande di solito si risponde con i nomi mitici del nostro mestiere.
Dico la verità: io sono molto grato a quelli che mi hanno insegnato qualcosa agli inizi, come Antonio Sano, Franco Recanatesi e poi Alfredo Del Lucchese. Infine a Ezio Mauro, ovviamente: sono contento, nonostante l’uscita da Repubblica, e la concorrenza su Napoli, di essere rimasto in ottimi rapporto con lui, con l’amministratore delegato Marco Benedetto e tutti gli altri amici di piazza Indipendenza.”
20-9-02

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