MAJARCHUK (YULIYA)

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Io, Tinto e il mio pensiero proibito

YULIYA1

Intervista di Cesare Lanza, su “Sette”, supplemento del Corriere della Sera.
ottobre

La signorina Yuliya Majarchuk, 23 anni, ucraina, insegue il successo – come tante altre più o meno brave ragazze – nel mondo del cinema e della televisione. Appena arrivata in Italia, ha avuto l’occasione di una scorciatoia: la parte di protagonista (“Tra(sgre)dire”)
in un film di Tinto Brass. L’ha colta al volo, con astuzia e semplicità: determinata ad arrivare fino a quei certi limiti, ma non a superarli. Insomma, pronta a darsi, ma non a sprecarsi. A rischiare, ma non a rovinarsi. Poi, con un bel dribling, ha svoltato su ruoli più rassicuranti, nel telefilm La squadra che ritorna in questi giorni in tivu e in Faccia di Picasso, il film di Massimo Ceccherini.
Sostenuta essenzialmente dalla volontà e da una bellezza fresca, polputa e invogliante, come cambia la vita di una giovane donna che si trova a passare da una umile e onesta casa di Nikolaev (Odessa) allo sfavillìo di Roma, dai fagioli al caviale, da abitudini povere e familiari alle orge del regista italiano più scabroso, da storielline d’amore casalingo alle insidie e agli assalti ambigui e sfrenati di corteggiatori pronti a prometterle fama e denaro pur di portarsela, senza troppi indugi, a letto?
“Cominciamo dal principio”, dice. “Sono la quarta di quattro figli: Eugenia, Tatiana, Dimitri e io. Mio padre, Alexandr, avrebbe preferito un altro maschio. E forse questa è stata, per la formazione del mio carattere, la prima spinta psicologica a farmi largo.”
– Cosa ricordi, della tua infanzia?
“Una malattia di mio padre, che lo costrinse a trasferirsi per qualche tempo in Siberia. Io lo seguii. Una bella estate: ricordo il verde, funghi enormi, l’amicizia con i ragazzi. Una vita semplice e incantevole.”
– Ma povera?
“ Come la vita di tanti, o di tutti, in quell’epoca in Ucraina. Non c’era la precisa consapevolezza della miseria. La casa era piccolissima e si mangiava appena quello che bastava. Quando nacqui io, il fatto di avere quattro figli permise ai miei genitori di chiedere e ottenere una casa un po’ più grande: ma non c’erano mobili. All’asilo e a scuola, scontavo il fatto di essere l’ultima: mettevo i vestiti delle mie sorelle e anche di mio fratello. Magliette, calzoncini, calze… tutto scucito e ricucito: ben custodito solo un vestitino per la festa, per anni e anni. Miseria? Mi capitava di sentirmi sempre peggio delle altre, questo sì. Ma senza mortificazione.”
– E oggi – non sei ricca, ma certamente agiata – cosa ti riportano in mente quei ricordi?
“ Mi aiutano a essere umile, a capire gli altri quando hanno bisogno di soldi. Con emozioni tenere, indimenticabili. Per la festa dei miei cinque anni, ricordo, invitai tutti i bambini del vicinato. Una trentina. Ovviamente, sparirono tutti i viveri che mia mamma, Galina, aveva acquistato per una settimana. Mia mamma e mio padre non dissero nulla, non mi rimproverarono. Ma poi, per una settimana, facemmo tutti la fame”.
– I tuoi genitori erano generosi?
“ Sì. Mio padre era maestro di scuola e mia madre lavorava nelle ferrovie. Anche se stavamo malissimo, aiutavano chi stava peggio.”
– Eri una ragazzina carina?
“ Direi di no. Ero piatta, senza seno, sempre vestita male. Ma ero campionessa di ginnastica artistica e molto ambiziosa.”
– Col desiderio di uscire, di fuggire via?
“ Sì: pensavo di avere qualche capacità. Sognavo. Ma non c’erano opportunità. Ad essere sincera, anche come ginnasta non ero granchè.”
– E la situazione sociale generale, con il comunismo, era soffocante?
“ No. Non avevamo termini di confronto. Crescevamo con questa convinzione, che in occidente si facevano sfruttazioni, ci dicevano, ci insegnavano che nei paesi capitalisti c’erano pochissimi che stavano bene e gli altri tutti infelici. Mentre noi eravamo tutti uguali e felici.”
– Quindi niente odio, niente antipatia verso la classe politica, neanche verso il governo sovietico?
“ Proprio no. C’era anzi ammirazione verso i politici, che si occupavano del nostro bene. Questo ci era insegnato. Ricordo i pianti, il lutto nazionale quando morì Breznev. Non conoscevamo un modo migliore di vivere. Ci accontentavamo.”
– E poi, nell’adolescenza?
“ Sono diventata donna a 12 anni. E, a poco a poco, sono cambiata. Mi sono accorta di essere bella.”
– Nel senso che la bellezza poteva essere una risorsa vincente?
“ Sì. Ma senza malizia.”
– Le prime esperienze amorose?
“ L’emozione più simpatica risale a quando avevo 7 anni appena. Un compagno di scuola mi mandava bigliettini innocenti. Ricordo ancora il nome: Vladimir.”
– E le prime cose serie?
“ A tredici anni mi presi una cotta per Sacha, più grande di me di due o tre anni.
Ma il primo bacio non fu certo quello che mi aspettavo: anzi, fu una delusione. Del resto ero, come dite voi, imbranata. Da noi, nel nostro paesino, di sesso non si parlava mai. Non perché fosse vietato. Ma non era abitudine, costume, non era educazione. A 15 anni ho avuto la prima vera esperienza.”
– Con chi?
“ Con Yuri, di due anni più adulto. Lui era esperto, io non capivo quasi niente. Un’altra grande delusione.”
– Senza piacere?
“ No, niente. Credevo fosse amore e invece fu una cosa molto triste. Per la verità non conservo neanche più ricordi precisi. Solo un grande vuoto. Durò tre mesi, poi lui mi ha lasciata.”
– In poche parole: una cosa banale, come succede a tante ragazze, anche in Italia e in tutto il mondo.
“ Non so come sia in Italia. Da noi le ragazze non erano oppresse, ma si dava per scontato, ad esempio, che la verginità si mantenesse per il matrimonio. Dopo la caduta del comunismo, le cose cambiarono, forse anche in modo esagerato. E a 18 anni ho avuto la prima vera storia d’amore.”
– Raccontala.
“ No. Posso dirti che, per innamorarmi, io devo avere un uomo capace di dominarmi, un uomo forte, passionale. E solo oggi sono davvero innamorata, vivo con un uomo napoletano, diciamo solo che si chiama Cristiano, è un giovane imprenditore, gli devo tutto. Gli devo anche correttezza e riguardo: non mi va di parlare di altre storie precedenti. Anche per rispetto dei suoi genitori.”
– In che senso?
“ I suoi genitori sono intelligenti, sensibili. Ma all’antica. Insomma, io non sono arrivata santa e sacra da lui. Non glie l’ho portata su un piatto d’argento. E il rapporto con i genitori, affettuosi ma tradizionali, non sono stati facilissimi. Ad esempio, sono rimasti choccati dal film di Tinto Brass. Poi hanno capito che sono una brava ragazza e ora mi vogliono bene.”
– Come sei arrivata in Italia?
“ Una mia cara amica, Clarissa, mi ha aiutato a procurarmi il visto. Era il ’96.”
– Ma come sei arrivata?
“ In aereo. Che vuol dire?”
– Magari uno pensa ad altro, alle difficoltà di tante ragazze che arrivano, di nascosto, dall’est.
“ Ah già: voi italiani avete in mente la solita storia. Le belle ragazze che arrivano dall’est, la prostituzione… Beh, non è stato così e per molte altre ragazze come me non è inevitabile che sia così. Non voglio fare l’ingenua. So bene che molte ragazze del mio paese fanno prostituzione: perché sono obbligate o perché vogliono abbreviare le strade. Ma ce ne sono anche molte altre che lavorano onestamente. Io non mi sono mai prostituita. Non ho mai fatto l’amore per denaro. E dopo poco che sono arrivata in Italia ho avuto la fortuna di conoscere questo ragazzo, di cui sono innamorata. Con lui è stato un colpo di fulmine. Con lui ho fatto l’amore subito, il primo giorno.”
-Scusami, allora, per la domanda, che comunque non era malintenzionata.
“ Non mi scandalizzo. So che il ragionamento è questo: bella ragazza dell’est, ballerina o entraineuse nel night, prostituzione per soldi o regalucci o anche per avere lavoro… So che tutto questo esiste. Ma per me, per fortuna, è stato diverso.”
– Va bene. Niente prostituzione. Vogliamo, però, puntualizzare il tuo rapporto con l’amore e con il sesso?
“ Mai fatto sesso, se non mi innamoro. E ho avuto pochissime esperienze. Gli uomini ci provano sempre, ma io svicolo via, cercando di non offendere.”
– Mai fatto per noia?
“ No. Non mi annoio fino a questo punto.”
– E per denaro, ripeto, abbiamo già detto di no.
“ No, ti ho detto. Però forse non mi credi. Visto che insisti.”
– Perché non dovrei credere? Il mio compito è fare domande. Mai fatto l’amore neanche per facilitare la carriera?
“No. Anche se le occasioni sono frequenti. E’ successo anche in questi giorni. Un produttore importante me lo ha chiesto esplicitamente.”
– E tu?
“ Gli ho fatto capire con chiarezza che non ero disponibile. Non voglio diventare
una diva del sesso, ma un’attrice che recita.”
– E nel mondo dello spettacolo, come sei riuscita a farti conoscere?
“ In Ucraina ballavo nei gruppi, in discoteca, e ho fatto tre cataloghi come fotomodella. In Italia, appena arrivata, il primo lavoro a Napoli è stato in una pizzeria. Per un anno.”
– Quanto guadagnavi?
“ Cinquantamila lire a sera, più le mance: io ne prendevo tante, ma dividevamo tra tutti i camerieri, anche con chi stava in cucina, con tutti.”
– I clienti ci provavano?
“Sempre. Ma per scherzo, quasi sempre. E comunque io non ci stavo. Sorridevo, scherzavo, ero carina, prendevo qualche mancia…ma a un certo limite, stop. Del resto nessuno ci ha mai tentato seriamente.”
– E poi?
“ Ho lavorato come fotomodella, barista, hostess alle fiere, interprete, cubista, poi
col gruppo Hill Side, con Edoardo Bennato. E poi ho fatto il provino con Tinto Brass, a Roma. E gli sono piaciuta subito.”
– Per cosa?
“ Per Sogno, un cortometraggio a episodi, girato con diversi registi. Era l’aprile del ’98.”
– Sapevi chi è Brass?
“Sapevo che è un maestro dell’erotismo. Non lo conoscevo come uomo e
artista, ma il nome, la fama, la conoscevo bene.”
– Come andò il provino? C’erano tante aspiranti alla parte?
“ Molte ragazze, sì. E molte anche un po’ volgari, di qualcuna si capiva che
faceva il mestiere.”
– E Brass cosa ti chiese?
“ Subito mi ha chiesto se avevo rifatto la bocca: ovviamente no, gli ho detto. Poi
mi ha chiesto di fargli vedere le tette.”
– E tu?
“ Gliele ho fatte vedere, senza problemi. E’ normale. Anche per le tette mi ha
chiesto se erano rifatte.”
– Eravate soli?
“Sì.”
– Ti ha chiesto di spogliarti del resto?
“ Sono rimasta in tanga. Mi ha fatto i complimenti perché, ha detto, ho un bel sedere.”
– Che impressione ti sei fatta, subito, di Tinto Brass?
“ E’ un uomo scaltro, tranquillo, sicuro di sé.”
– Ti ha chiesto di spogliarti interamente?
“ No.”
– Ha fatto delle avances?
“No. Mi ha parlato del personaggio del copione. E mi ha assunta subito. Sono
uscita ed ero felice.”
– Che parte era?
“Una ragazza che si addormenta su una spiaggia al mare, al mattino. Sogna: cammina, corre, incontra un bel ragazzo, si spogliano, si baciano, si toccano, cominciano ad eccitarsi… Poi la ragazza si sveglia, sente che vicino a lei c’è un cane, tanta gente intorno, si vergogna, scappa in mare.”
– Qualche imbarazzo, mentre giravi?
“ Beh, sì. Era la prima volta. Un po’ di disagio per il nudo e per il fatto di dover
toccarsi, fare l’amore col ragazzo.”
– E poi Brass ti ha scritturato per Tra(sgre)dire.
“ Sì. Per il ruolo di Carla, la protagonista.. Una ragazza libera, disinibita. Con una storia che punta molto sulle bugie delle donne.”
– Nella vita, tu sei bugiarda?
“ Può capitare. La bugia come elemento di eccitazione.”
– Torniamo al film: com’è Tinto Brass, quando gira?
“ Beh, si sa, gli piace toccare le donne, anche senza malizia. E’ carnale. Dirgli
che è un porco lo diverte, lo considera un grande complimento: è simpatico, ironico.
Mi diceva sempre che sono troppo seria. Del resto avevamo fatto patti chiari.”
– Quali patti?
“ Per il film ero disponibile a tutto. Fuori dal set, no: a niente.”
– E sul set cosa succedeva?
“ Tinto considera il sesso con allegria. Lo eccita la rappresentazione, si eccita a
spronare gli attori a essere veristi, il più possibile.”
– E tu?
“Io non mi eccitavo mai. Anzi ho pianto, qualche volta, per le scene più crude: per
una delle scene più belle, l’amore in gondola. L’attore era sotto di me, io sopra…”
– E perché hai pianto?
“ Perché il film prevedeva che io dovessi mettermi dentro il pene. Era un pene
finto, ma mi faceva senso… Anche se la scena durava due secondi. E sono scoppiata a piangere davanti a tutti.”
– E cosa ti hanno detto?
“ Che dovevo farmi forza. Una parola. Il contatto con la plastica… mi faceva
schifo, mi dava i brividi. Tinto Brass è stressante, esigente, sa come fare il suo lavoro. In un’altra scena dovevo baciare una ragazza, con la lingua: non l’ho mai fatto in vita mia e l’attrice era una mia amica, però che fatica! Insomma, uno stress continuo.”
– Non hai mai fatto l’amore con una donna?
“No. A volte penso a come si possa fare l’amore in tre, credo che tutti noi
abbiamo a volte pensieri proibiti, magari solo sogni, desideri reconditi. Ma non ho desiderio delle donne. Mi vedo, se mai, con due uomini.”
– Potrebbe succedere?
“ Non a comando. Per desiderio sì. Però sarebbe scandaloso e dunque nessuno
dovrebbe saperlo. Ci vuole rispetto, per gli altri. Io sono fidanzata.”
– Parliamo ancora del film. Altri momenti difficili?
“ Ci sono stati anche momenti divertenti. Come la simulazione dell’orgasmo, con
la mia amica attrice. Lei fingeva e io anche… Davanti a una quindicina di persone, mica uno scherzo.”
– Vi guardavano morbosamente?
“No. Erano tutti molto professionali. E sul set Tinto non permette battute. E’ solo
lui a gridare: “Devi eccitarti di più!” Ma nessun altro deve permettersi di dire mezza parola.”
– Nessuno scontro, allora?
“ Sul set, no. Fuori dal set, sì. Alla vigilia dlela presentazione del film per il
Festival di Venezia, Brass e la produzione decisero che le ragazze del film, tutte schierate, dovessero salire su una gondola, vestite con una gonna, ma senza mutande. E io mi rifiutai. Tentarono di convincermi, e io testarda: no, fuori dal set i patti non erano questi.
Tinto mi disse che potevo restare in albergo e tornarmene a Napoli. E io: va bene. Poi all’ultimo momento lasciarono che mi vestissi come volevo. E alla presentazione avevo le mutande. Insomma! Nel film avevo accettato tutto, per finzione, anche momenti terribili…”
– Terribili?
“ Non so se sia il caso di parlarne. Ma per esempio, per la scena del rapporto
anale, non dormii tutta la notte della vigilia. Avevo i capelli dritti. Girare una scena così! Avevo una specie di blocco psicologico. Un’angoscia dentro, fino al ciak. Era una situazione troppo privata, anche se si trattava di una finzione. Poi mi sono calmata ed è andato tutto bene.”
– Però tu sapevi che avresti fatto un film di un certo tipo, incentrato sulla
valorizzazioone del tuo corpo e della tua sessualità.
“ Non lo nego. E dico anche che mi piaccio. Sono fiera del mio corpo e delle mie
misure: 88-62-88. E in particolare di avere un bel sedere, che – dicono – in una donna è ciò che piace di più agli italiani. Però, al momento di girare certe cose, l’imbarazzo è grandissimo.”
– Rifaresti un film con Tinto Brass?
“ Se dico di no, lui si arrabbia. Tra(sgre)dire è stato un episodio importante, che non rinnego. Ma ora bisogna pensare ad altro. Non farmi questa domanda.”
– Ma se non rifarai Brass, quali sono i tuoi progetti?
“ Il progetto più importante è molto difficile da realizzare.”
– E qual è?
“ Da una parte vorrei diventare un’attrice importante: sexy, seduttiva. Dall’altra,
come ti ho confidato, sono innamorata. Vorrei essere una brava moglie e una brava madre. Non so se sarà facile ottenere tutte e due le cose. Comunque, almeno in parte, ho idee chiare in testa.”
– Qualche compromesso, l’accettazione di qualche regola del gioco, ma fino a
un certo limite: è così?
“ Sì. Vendermi, mai.”
– Obbligatoria una domanda finale, per la brava ragazza arrivata dall’Ucraina: se dovessi scegliere, tra il cinema e la famiglia?
“ Non voglio pensarci. Non voglio rinunciare a niente, per ora. Quando e se sarò obbligata, si vedrà. Forse, restando dentro i limiti, non ci sarà bisogno di scegliere.”
– Forse?
“ Lasciami dire forse. La certezza è che fino ad oggi non ho fatto mai nulla di cui
debba vergognarmi.”

Cesare Lanza

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