LLERA (CARMEN)

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COME UN UOMO , CERCO IL MIO PIACERE

“IO E LUI” ERA IL TITOTLO D’UN ROMANZO DI ALBERTO MORAVIA DI CUI LEI E’ STATA LA TERZA MOGLIE.ORA, INCALZATA DA UN INTERVISTATORE INDISCRETO,PARLA A FONDO DEL SUO RAPPORTO CON I MASCHI E COL SESSO. SENZA REGOLE, ECCETTO UNA: A LETTO QUASI MAI.

INTERVISTA DI CESARE LANZA SU ” SETTE”

Qual è, oggi, l’approccio di una donna di fronte ai rapporti d’amore con i maschi? Cosa pensano, loro, di noi? Su questo eterno problema (irrisolto, direi: ogni volta, chiunque ricomincia da capo) ho proposto alcune domande a Carmen Llera. Terza moglie di Alberto Moravia, scrittrice, bella, seduttiva, ex studentessa dai gesuiti, simbolo di libertà e indipendenza, e di astrazione dai pregiudizi, abituata a dar scandalo come a pregare ogni giorno in una chiesetta del Pantheon (ma anche, all’occorrenza, in moschee e sinagoghe). L’appuntamento è nel bar di un albergo del centro di Roma, davanti a un bicchiere di champagne.
Non la conoscevo, Carmen Llera. E credo che, una volta a tu per tu, dietro la mia sagomaccia, lei abbia subito intuito il mio evidente imbarazzo. Certo non poteva immaginare che cosa mi frullasse per la testa, che volessi proporle un’intervista sul tema “Io e lui”, titolo famoso di un libro non altrettanto apprezzato di Moravia. Non ho avuto il coraggio di dirglielo, ma ho fatto di peggio: mi sono uscite di bocca parole stupide, o sorpassate – confesso – come “peccati possibili”, “trasgressioni ricorrenti”. Sono stato subito ammonito, quietamente, dalla signora Llera: ho chiesto scusa a lei; e ora, visto che ho confessato, anche a chi legge.
“Ha visto dove mi sono seduta? In penombra. Più in ombra sono e meglio sto. La parola peccato non esiste nel mio vocabolario. E parlare di trasgressioni sarebbe ridicolo.
Al contrario di ciò che si dice, io non sono né trasgressiva né ribelle. Seguo un’etica: se non coincide con il sentire comune, la cosa non mi riguarda. Se qualcosa che faccio o dico suscita impressione o fa scandalo…”
– Sì?
“ … non è certo per voglia di provocare. Mai fatto. Voglio dire, e mi scuso con
Vittorio perché lo tiro in ballo – lo cito solo perché lo conosco – voglio dire che non sono come Sgarbi. Lui ha il gusto, il godimento della provocazione. Io no.”
– A me basterà che lei risponda ciò che pensa. Entriamo in tema: se incontra un uomo che le piace, cosa fa, se lo prende?
“Assolutamente no. Intanto, sono pochissimi gli uomini che mi piacciono veramente…”
– E quando succede?
“Io non prendo. Io credo nella reciprocità immediata tra due che si incontrano e si
si piacciono. Credo nella voglia reciproca: può esplodere, o diventare evidente, in mezz’ora o in tre giorni o in tre anni. Ma l’attrazione dev’essere reciproca.”
– Mi chiarisca meglio, per favore, la questione – tempo.
“Non credo nella conquista. Se succede subito, bene; se no, niente.”
– Così è stato, nella sua vita?
“Più o meno.”
– E cos’è importante, nel rapporto?
“Senta, io ho poche certezze nella vita. Una e mezza, massimo due, diciamo: so ciò
che non voglio più di ciò che voglio; ciò che non farò, più di ciò che farò. Ebbene, in un rapporto d’amore e me non interessa il possesso. Si dice che non ci sia amore senza gelosia. Per quel che mi riguarda, è uno slogan falso. Il mio primo matrimonio finì per gelosia. Per me, invece, una rottura per questo motivo sarebbe impossibile. Perché sono convinta che chiunque possa piacere a chiunque. Cosa faccio, mi metto in lotta con tutto il mondo? Ho gelosia di tutte? Sarebbe una lotta impari. Mettiamo che una ragazza sia più brutta di me, diciamo rudemente inferiore, meno apprezzabile comunemente rispetto ai miei pregi, veri o presunti che siano… Ebbene, potrebbe piacere comunque alla persona che amo. Mi è già successo. Cosa dovrei fare, guardarmi da tutte? Meglio escludere il possesso, la gelosia.”
– Ma come si accende la scintilla amorosa? Da cosa ci si sente attratti?
“Penso che non ci siano regole. Può succedere che io abbia un rapporto, colto,
profondo con un intellettuale, poi passa un imbecille e scatta comunque l’attrazione… Certamente non sono attratta dai corpi, non seguo canoni estetici.”
– Mi dica, in particolare, cosa succede a lei.
“Di solito, si parte da una mia invenzione. Vedo te, voglio dire uno come te, uno per
strada, uno al primo incontro, e gli applico qualità e difetti, secondo la mia immaginazione.”
– Dì la verità: il gioco, forse, è anche letterario.
“Forse. Ma in piccola parte. Io mi invento le persone. E’ una necessità fisica e
psicologica. Così come – credimi – è importante, a volte determinante, il luogo.”
– Ti credo. Ma cosa vuol dire, in pratica?
“ Una volta ho avuto una storia con un uomo a Gerusalemme e lui, intelligente e
sensibile, mi ha detto: tu non stai scopando solo con me, ma con l’intera città di Gerusalemme. Era vero. Se l’incontro fosse avvenuto a Bruxelles, con lui vestito da funzionario in un ufficio, non ci sarebbe stata la mia voglia d’amore.”
– Insisto: non saranno tue esigenze, trasfigurazioni letterarie?
“Non credo. Nei miei libri non sono autobiografica. Tento di raccontare storie e
sentimenti universali, in cui chiunque possa identificarsi.”
– Dunque non vivi per scrivere.
“Assolutamente no.”
– Fammi un altro esempio dell’importanza del luogo.
“ Ad esempio, in Libano durante la guerra. La guerra è eccitante. E’ mostruoso dirlo
e non vorrei dirlo, ma è così. La guerra provoca sensazioni estreme.”
– Ed escludi che ci siano iniziative tue, esaltazioni letterarie, in queste attrazioni
amorose.
“ Quell’uomo di cui parlavo prima era originario di Gerusalemme, da sette
generazioni: un vero nipote di re Daniele. Vabbè, se preferisci così, qualcosa di letterario c’è.”
– Dimmi ancora che cosa “non” vuoi, in un rapporto d’amore.
“ Non sono mai stata interessata alla famiglia. Sono interessata a un rapporto a due. Così, in Italia e altrove, dove la famiglia trionfa, tutto diventa più complicato.”
– E poi?
“ Se non si ha un progetto, tutti i rapporti sono effimeri. Io non ho niente contro gli
uomini, ma i rapporti con le donne sono più attraenti.”
– Nel senso che preferisci i rapporti d’amore con le donne?
“ No.”
– Però risulta che…
“ Sì, una volta in un’intervista ho detto che quando ero una ragazzina, poco più che
un’adolescente, sono stata sedotta da una donna adulta, in Grecia. Un episodio che non ha lasciato tracce. E in fondo in ciascuno di noi, c’è qualche sfumatura, latente o no, di predisposizione all’omosessualità. Oggi posso dire che il rapporto affettivo con le donne è più intenso. Ma sessualmente, no. Con gli uomini ci faccio l’amore.”
– Un fatto fisico?
“Ti ripeto che non mi interessano i corpi. I corpi non mi attraggono mai. Se si
trattasse solo di attrazione fisica, meglio la ginnastica o l’autoerotismo. Mai persa le testa per un bel corpo che mi passa davanti. E’ un altro insieme, che mi attrae.”
– Ovviamente, debbo chiederti quale.
“ L’insieme del naso, dello sguardo e della voce. Le labbra, le mani.”
– Ora, però, lasciami far riferimento all’oggetto e al titolo del libro di Moravia, io e lui.
“Il rapporto con lui arriva dopo. Ho un ottimo rapporto con lui, assai più che con l’uomo.”
– In che senso?
“Spero che tu non alluda, anche qui, a riferimenti fisici. Non mi interessano le
dimensioni. Odio le dimensioni, non significano nulla.”
– Quindi, ti appare ridicolo un uomo che abbia orgoglio di sè, o vergogna, per le dimensioni di lui?
“Esattamente. E’ la cosa più ridicola del mondo far dipendere la dignità e la
consapevolezza di sé dalla valutazione di quella cosa.”
– E dunque?
“Il sesso non è mai un problema. Non penso mai al sesso come a un problema.
Quando qualcuno mi chiede se e perché mi interessi il sesso, rispondo che non è un problema. E’ naturale.”
-Naturale, come?
“Sono semplice. Inorridisco quando le mie amiche, febbrili e nevrotiche, mi parlano di sadismo, masochismo. Che drammi. Io invece sono molto semplice. E non mi considero una, come si dice, da letto.”
– Nel senso che…
“Anche letteralmente, il letto è l’ultima cosa. Io sto pochissimo a letto. Dunque mi
piace farlo, se capita, davanti a una finestra. O sul pianoforte. O su una lavatrice. Insomma dove capita, non ha importanza. Mi interessano la fluidità, il movimento. Però…”
– Però…
“ Però! Non è che questi argomenti si possano risolvere, come se si rispondesse a
un quiz. Mi fanno ridere le interviste, i sondaggi, di quei giornali – anche importanti – che chiedono il mio parere su argomenti bizzarri, inverosimili. Esempio: scusi, l’uomo del Duemila è impotente? E io rispondo: ma che ne so? Perché non mi chiedete se l’uomo del duemila sa fare la spesa e aiutarmi a portare la borsa della spesa?”
– Te lo chiedo.
“ Risposta: gli uomini non amano fare la spesa e tanto meno portare la borsa della
spesa.”
– Qual è dunque il rapporto ideale con un uomo?
“Non so se esista un apporto ideale. In ogni caso non posso considerarmi una
speta di rapporti matrimoniali o, quanto meno, stabili.”
– In una parola, infedele?
“Ma per carità. Non posso essere considerata infedele. L’infedeltà sta nel tradimento. Io non tradisco e non sono mai falsa. Io comunico. Se non posso fare a meno di un uomo, lo dico esplicitamente al mio partner. E lui si regola. Io comunico ciò che provo, con chiarezza. E, così, posso essere fedele a due, tre uomini contemporaneamente. Tutti sanno quel che succede, tutti hanno avuto da me una leale comunicazione.”
– Scusami. Ma mi sembra un modo semplice, anche se brillante, di risolvere il
problema. Lo dico da maschio, non solo da intervistatore: sulla pelle dei maschietti. Facile.”
“Nient’affatto. Non mi diverte. E’ faticoso. Ma è l’unico modo per mantenersi leale,
per corresponsabilizzarsi.”
– E per provocare grandi insicurezze in tutti.
“ E’ inevitabile. In ogni caso, cos’è la sicurezza? Mai cercata la sicurezza. E
comunque nessun uomo mi può dare sicurezza. Non la cerco in un uomo.”
– E cosa cerchi?
“La complicità. L’armonia. Il piacere. Non possono dare altro, gli uomini.”
– Mah. Penso al tuo rapporto con Moravia. Che cosa ti ha dato, Moravia? Non ti
ha dato altro?
“ Mai parlato di Moravia. Quello che dovevo dire, l’ho scritto nel mio libro. Non ne ho
parlato prima e non ne parlerò in futuro. E’ una scelta.”
– Ho letto il tuo libro, “Finalmente ti scrivo”. Potrei trarre da lì una risposta.
“ Va bene.”
– Ma la mia sintesi potrebbe essere distante da ciò che pensi veramente di
Moravia.
“Non importa. Va bene.”
– Non lo farò. Non mi piace essere intrusivo nei sentimenti degli altri.
“Va bene.”
– Davvero non vuoi riassumere tu, in due o tre righe?
“ No. Non saprei riassumere. Né di Moravia né della mia vita privata voglio dire
nulla.”
– Tuttavia il gossip ti segue, incessantemente. Da sempre.
“ E io me ne infischio. Non mi piacciono le chiacchiere. Sono riservata su ciò che
mi riguarda da vicino. Mi sembra curioso che la mia vita sessuale possa interessare a qualcuno. La trovo noiosissima.”
– Tuttavia, nell’ambiente giornalistico, una cosa ha intrigato parecchio. Un
riferimento che tu hai fatto a Gad Lerner, in un tuo libro.
“ Su questo posso chiarire. Nella mia lingua cactus si dice gad: da qui un equivoco, incredibile. Gli ho chiesto di smentire. Non c’è mai un nome, nei miei libri. Neanche il nome di Moravia nel libro che lo riguarda. Questa è la mia riservatezza.”
– Mi piacerebbe proporti un gioco. Disegnare il maschio ideale, a tuo giudizio,
pezzo per pezzo.
“Verrebbe fuori un mostro.”
– Ti prego, comunque, di darmi qualche riferimento.
“ Forse qualche scrittore israeliano.”
– E poi?
“ Beh, un uomo molto attraente per me – non lo conosco però – è l’attore
protagonista del “Paziente inglese”, Ralph Fiennes. Assomiglia a mio figlio, ha un aspetto emaciato, sofferto…che mi ispira.”
– E poi?
“Un amico. David Grossmann. Ha una bocca, come dire, ebraica: mi dispiace
esprimermi così, non vorrei essere equivocata. Ma rende l’idea, per la forma delle labbra. E’ eccitante. E tuttavia debbo aggiungere che non ci sono regole.”
– Che vuol dire?
“Ogni persona è diversa dall’altra. Sono maschile, in questo: cerco il mio piacere. Qualcuno ha detto che le donne fatte così sono le migliori amanti.”
– Così come?
“Con un po’ di egoismo.”
– Cosa vuol dire, l’egoismo, nelle storie d’amore?
“ Un esempio: avuto il piacere, non voglio ingombri.”
– Sei criptica.
“ Significa che, una volta fatto, non voglio uomini per casa. Come di solito i maschi
fanno con le donne, dopo l’atto d’amore: che nessuna giri per casa. Per precauzione, preferisco agire fuori casa, così non c’è niente di sgarbato. Posso andarmene quando voglio. Mentre non è educato sbattere uno fuori di casa. Hai altre curiosità?”
– Certo. Per sviluppare un altro tema: parli, durante?
“ Parlo.”
– Fantasie?
“Non ho fantasie.”
– Scusami. Allora, indicazioni tecniche?
“ Insomma! Commenti, annotazioni… In un libro, le definiremmo chiose a piè di
pagina.”
– Approfondisci, per favore.
“L’umorismo è essenziale, anche in quei momenti. Adoro gli uomini capaci di farmi
ridere. O almeno sorridere.”
– Ti piace, se ti parlano?
“A patto che non dicano stupidaggini.”
– Puoi essere più chiara?
“ Voglio assoluti silenzi. O parole di autoeccitamento. Intelligenti, ironiche. Io parlo
in diverse lingue. E questo provoca qualche complicazione. Ad esempio non so fare l’amore in spagnolo, non ricordo – via via – come si chiamano alcune cose. Quindi passo direttamente al francese, che però non è una lingua molto conosciuta.”
– Parlare, dunque, è una comunicazione importante.
“Meglio ancora urlare. Ma c’è un problema.”
– Quale?
“ Quando sono a casa, debbo dirti che abito nello stesso palazzo in cui vive, sopra
di me, Enrico Mentana. Prima c’era Giampaolo Pansa. Poi è arrivata Elisabetta Catalano. Voglio dire che, per evidenti motivi di opportunità, non posso certo urlare. Gli altri inquilini vanno rispettati. E io adoro le finestre aperte.”
– E questo crea difficoltà?
“Anche divertimento. Enrico Mentana qualche volta mi chiede: a che ora ti mando
una troupe?”
– Queste battute brillanti ripropongono un tema serio, il pudore.
“ Io credo di non essere impudica. Mentre alcuni uomini, quando arrivano a casa
mia, neanche sono entrati e già si sono spogliati.”
– Ti ringrazio per la sincerità. Hai risposto a qualsiasi domanda.
“ Bene. Ma forse sei stato tu a dimenticare un aspetto. Importante. Vedi qui? (Carmen Llera si alza in piedi e scopre la pelle sopra l’inguine, sotto la camicia – ndr). Vedi questo segno?”
– Sì.
“Cos’è?”
– Un tatuaggio, forse?
“Sciocco: è un graffio. Un graffio recente. I gesti, i segni, sono una forma di
comunicazione. Forse sono ancora importanti. Io purtroppo non posso lasciarne. Non ho unghie. Mi faccio tagliare le unghie da una signora molto brava. Ma ci sono uomini con unghie molto affilate.”
– Non è infantile, lasciare segni?
“ No, non so. E poi a me piace una certa differenza di età. Che vuol dire, infantile? Non mi piacciono gli uomini più giovani. Sì, ho avuto qualche ragazzo, ma tutti i ragazzi con cui ho fatto l’amore mi sembravano più vecchi di me. Credimi, ci vogliono molti anni di differenza, perché le cose possano funzionare.”
Ci fermiamo qui. Poi, improvvisa e silenziosa com’era apparsa, se ne va.
Il cameriere (mi è parso, e posso capirlo, che avesse spiato, un po’ da voyeur, qualche parte della conversazione) la saluta con un inchino. Io la seguo con lo sguardo mentre si allontana, sotto il sole, tra la folla di una bella piazza di Roma, lieve e libera e, forse. Come del resto è noto, imprendibile.

5-7-01

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