GERINI (CLAUDIA)

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Claudia Gerini

Come mi viene bene fare la moglie

Il marito lei lo prende in affitto. lo stropiccia e poi lo lascia. Ma solo per fiction, nell’ultimo film “Al cuore si comanda”. Perché nella vita l’attrice romana, che si definisce femmina ma non femminuccia, è una compagna quasi tradizionale. Anche se lei e Alessandro sono una “coppia telefonica”

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di Cesare Lanza ” Capital”

Claudia Gerini, come va nel ruolo (difficile, insolito) di moglie?
“Che vuol dire?”
Sposa da un anno, moglie nei film…
“Qual è la domanda?”
Il matrimonio, quello vero, con Alessandro Enginoli, come va? E’
cambiato qualcosa?
“Siamo contenti di aver raggiunto il tetto di un anno.”
Addirittura!
“Molte coppie intorno a noi, amici comuni, si erano sposate
quando ci siamo sposati noi. Ma si sono sfasciate dopo qualche settimana.”
E allora?
“ Ci siamo un po’ spaventati. Per fortuna avevamo le idee chiare.”
Avete forse fatto patti, contratti? Come Jacqueline Kennedy e Onassis,
come Michael Douglas e Zeta Jones, Ben Affleck e Jennifer Lopez?
“Ma no, ma no. Anche se non tutto è come appare. Gli esperti dicono, per quanto riguarda le star di Hollywood, che si tratta spesso di espedienti fiscali. Sulle liquidazioni al coniuge non si pagano tasse, una grandiosa generosità magari prevede accordi sotto banco…”
Parlavo di patti sui comportamenti. Incontri amorosi, rapporti privati,
uscite in pubblico…
“Non scherziamo! L’unico patto tra me e Alessandro è questo: dal momento che lui vive a Milano, e io di solito a Roma, abbiamo deciso di non restare lontani per un periodo più lungo di quindici, massimo venti giorni.”
La lontananza fa male?
“E’ disgregante. E può essere micidiale, alla lunga. Però…”
Però?
“Però siamo abituati. Anche prima di sposarci, eravamo distanti.
Siamo una coppia telefonica, come tante.”
Quante telefonate al giorno?
“Cinque minimo. E tanti messaggetti, soprattutto da parte mia. Un milione al
mese di bolletta. Siamo azionisti delle società telefoniche.”
La lontananza induce alle scappatelle. Una scappatella si può
perdonare?
“Detto così, fa sorridere. Sembra una cosa giocosa, un divertissement.”
Si perdona o no? Dico una trasgressione una tantum.
“No, non perdonerei. Ma non voglio pensarci. Non so se lo lascerei. Questo non lo so. Ma ci rimarrei male. Perché siamo una coppia aperta, ma…”
Ma?
“Ma abbiamo fiducia l’uno nell’altra. Una trasgressione aprirebbe una ferita. E una ferita vera chissà quando e come si rimargina.”
C’è gelosia, tra di voi?
“Lui è più esposto di me… Per il mestiere che faccio. Per dire: mi capita di
baciare e abbracciare altri uomini, fingere di fare l’amore. E vivo in un ambiente particolare… Alessandro un po’ geloso lo è, sarebbe difficile non esserlo, diciamo che è un settentrionale del sud. Si trattiene. Io? Io non sono gelosa in senso tradizionale, mi diverte vederlo scherzare e parlare con altre belle donne, è normale. Una cosa è certa…”
Quale?
“Il principio dev’essere chiaro. Io mi considero una donna molto libera e
rispetto la libertà altrui.”
E cosa rende interessante un uomo?
“La creatività, il talento: in qualsiasi cosa, anche artigianale. La capacità di
inventare, intuire, creare. Anche mio marito, un manager finanziario, è creativo nel suo settore: per capire la potenzialità di un business… Essenziale è il talento, l’estro anche come approccio alla vita… L’energia, la curiosità, la vitalità!”
E cosa è detestabile?
“Più di tutti detesto gli apatici. Quelli che si lasciano passare il treno
addosso. Odio quelli che fanno sempre le stesse cose, odio la routine.”
Insomma, l’uomo ideale dev’essere attivo e creativo…
“E simpatico. E intelligente. E protettivo. Perché io sono una donna
indipendente e autonoma, ma voglio un maschio protettivo… Hai freddo? Ci sono io. Hai paura? Ci sono io! In questo mi sento molto femmina e ho bisogno di un vero maschio. Femmina ma non femminuccia, però.”
Prova a definire l’aspetto cruciale del tuo fascino, della tua personalità.
“Sono una donna che cresce a poco a poco. Non sono la bellezza
che fa bum bum subito, e ti stende appena l’hai conosciuta. Sono una da scoprire a poco a poco.”
Allusiva. Misteriosa. Ti riconosci?
“Forse sì. Senza ambiguità però.”
Quali sono stati gli uomini più importanti, nella tua vita?
“Prima di Alessandro? Il primo, papà, Tonino. Oltre al resto, oltre a tante
altre cose, mi ha dato la passione per il cinema.”
Poi?
“Boncompagni. Ci siamo divertiti tanto, con Gianni.”
Ti ha svezzato…
“No. Se mai, l’ho svezzato io. Ci siamo divertiti tanto, come ragazzi di uguali
istinti, nonostante la differenza di età. Un uomo vitale, curioso, giocoso. Mi ha dato, intellettualmente, molti stimoli di crescita. E poi, quanto mi ha fatto ridere. E’ buffo, Gianni, lo trovo sempre tanto buffo.”
Poi?
“Carlo Verdone. Gli sono riconoscente. Mi ha dato le ali, con due grandi film,
per volare e sfondare. Ci ha legato un grande successo, la capacità di capirsi al volo.”
E come sono rimasti, i rapporti con Boncompagni e Verdone?
“Ci vediamo poco, ma ogni tanto ci sentiamo. Più spesso con Carlo.”
E Mel Gibson?
“Sono orgogliosa di aver lavorato con lui, in The Passion Un grande
personaggio, una grande produzione. Anche se la mia è stata una particina, ho avuto una esperienza affascinante, significativa. E, visto che questa identità ti interessa per questa intervista, rieccomi nel ruolo di moglie.”
Perché?
“Ero la moglie di Ponzio Pilato. Una moglie che aveva sogni, incubi
premonitori. La moglie che aveva cercato di mettere in guardia il governatore, stretto tra tante difficoltà: una che non conosce Gesù, ma ne intuisce il valore e la personalità. E tenta di convincere Ponzio Pilato, gli dice che si tratta di un santo, non di un malfattore. Ponzio Pilato ha per lei, la moglie (nella realtà sembra che si chiamasse proprio come me, Claudia) una specie di venerazione. Ma non l’ascolta. E da questa incomprensione (ma questo non si vede nel film, me lo diceva Mel Gibson per farmi entrare bene nella parte) Claudia uscirà tanto devastata, al punto di decidere di lasciare il marito.”

cesare@lamescolanza.com
10-03

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