GENTILI (GUIDO)

Editoria parla il direttore del “Sole 24 Ore”
Il mio primo anno in rosa

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“ Giornale piu’ appetibile e nuovi prodotti”: Gentili spiega come e’ riuscito ad aumentare le copie mentre il mercato e’ in frenata

di Cesare Lanza “Panorama”

Guido Gentili, malady 48 anni, romano, segno astrologico pesci, è soddisfatto per i buoni risultati del suo primo anno di direzione al Sole 24 Ore. “Al di là delle cifre (234.243 copie in edicola a giugno 2002, contro 202.386 del giugno 2001, a cui vanno aggiunti circa 170mila abbonamenti)” dice “il risultato mi sembra eccellente, se si tiene conto della crisi economica e di quella editoriale in particolare.”
– Un debutto difficile?
“Un giornale come il Sole 24 Ore è abituato a navigare bene, è meno sensibile
a mode e tendenze. Tuttavia, quando arrivai nello scorso luglio, i giornali erano già in sofferenza. E due mesi dopo, l’11 settembre, la tragedia delle Torri Gemelle aprì una forte crisi per tutti i mercati. Ma propose anche nuove opportunità.”
– Un bilancio, di fronte alle difficoltà?
“Ho subito cercato di allargare il giornale…”
– E che vuol dire, allargare?
“Renderci più appetibili, più facili nell’estetica e nei contenuti. Più colore,
testatine nuove, elementi grafici per una confezione più moderna. E titoli, in particolare per gli articoli più complicati di finanza, divulgativi, chiari per tutti. Il Sole aveva una forte barriera per i non addetti, un difficile accesso alla lettura.”
– E per i contenuti?
“Idem: divulgazione, spiegazioni… Un esempio? Per il vertice di Pratica a
Mare alla vigilia cinque pagine spiegavano in modo elementare l’apertura a Putin e alla Russia.”
– Iniziative ben riuscite?
“Cito il supplemento Plus al sabato: 25mila copie in più.”
– E le firme?
“Uno per tutti, Marco Biagi. Era un eccellente opinionista. Grande soddisfazione
per i suoi articoli, immenso dolore per la sua scomparsa.”
– In Confindustria, proprietaria del giornale, si avvertono tensioni, che
riflettono conflitti trasparenti e oscuri ai vertici dell’economia italiana.
“Sono cicli ricorrenti. Consideri che nell’ultimo anno si sono registrati grandi fatti come l’avvento di Tronchetti Provera in Telecom e i problemi legati alla Fiat, azienda simbolo del capitalismo italiano. Non credo in guerre continue, prevedo distensioni e nuovi equilibri.”
– Anche la sua nomina arrivò dopo un lungo braccio di ferro.
“Vi assistei come spettatore. Poi fui accolto da un largo consenso.”
– Lei fu voluto da Antonio D’Amato. Vi sentite spesso?
“Passano settimane senza una telefonata. Ma ci sentiamo, com’è normale tra editori e direttori, per i problemi di fondo, come il patto del lavoro.”
– Una volta nell’economia italiana c’era un dominus, Enrico Cuccia. E oggi?
“Le cose cambiano. Pochi hanno notato che quest’anno i grandi gruppi pubblici
hanno fatto meglio dei grandi gruppi privati. Un Cuccia non c’è più. Ma era un personaggio irripetibile. Aver perso Cuccia non è bene, ma è bene che l’economia italiana cresca senza Cuccia.”
– E quando finirà la crisi?
“Lo sapremo a ottobre, al momento della finanziaria: mi auguro che ci sia un
calo della pressione fiscale.”
– Due scosse recenti nel vostro gruppo editoriale. Massimo Donelli ha lasciato
la direzione della vostra tivu ed Ernesto Auci la poltrona di amministratore delegato. Segni di malessere?
“Direi proprio di no. Due fatti non collegabili?”
– Lei ha avuto una parte, nei due colpi di scena?
“Assolutamente no.”
3-8-02

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