GALIENA (ANNA)

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Pillola? No grazie, preferisco il salto nel vuoto

galiena_anna

di Cesare Lanza ” Sette ”

Anna Galiena: romana, bella ed elegante, una delle poche attrici italiane di livello internazionale, segno astrologico capricorno, attrice di teatro Shakespeare, Cecov, scuola e di cinema una cinquantina di film, scuola all’Actor’s Studio, il cult è “Il marito della parrucchiera” di Leconte , vive a Parigi, parla quattro lingue, ha due matrimoni alle spalle e di solito è riservatissima sulla sua vita privata. Facendo un piccolo strappo, accetta di parlare con “Sette” di un argomento intimo, il suo rapporto con la pillola.
“In linea di principio” dice “la pillola è stata un’invenzione preziosa. E ammetto che ha contribuito in maniera notevole all’emancipazione delle donne…”
Però…
“Però,  per quel che mi riguarda, sarei una pessima testimonial, a favore della pillola.
Non ho motivi particolari per esprimere gratitudine e neanche un semplice apprezzamento.”
E per quale motivo?
“Per prima cosa, mi faceva ingrassare. Aveva questo effetto, diciamo la verità, molto
detestabile per qualsiasi donna, in particolare per un’attrice. Ho preso la pillola soltanto in due fasi della mia vita, la prima volta per poco più di sei mesi, la seconda al massimo per un anno. Alla fine degli anni settanta, inizio anni ottanta.”
E tutte e due le volte la bilancia si indignava?
“Sì. Il mio fisico reagiva così. Diciamo che lì per lì, la prima volta, nelle prime settimane, ero anche contenta: dal momento che ero magra anzi quasi anoressica, veder spuntare qualcosa di tondeggiante, un po’ di curvette, non mi dispiaceva, mi incuriosiva. Osservavo il cambiamento con un minimo di eccitazione. Ma poi…”
Poi? Qual era il suo peso base, all’epoca?
“58 chili. E sono alta 1.77…”
E fino a quanto era arrivata?
“ 66 chili e forse anche qualcosina in più. Un po’ troppo!”
E ora, come va?
“Stabile sui 62, grazie.”
Complimenti: un peso perfetto, direi.”
“Grazie. Però, vorrei puntualizzare: non voglio dire che la mia rinuncia alla pillola sia
stata determinata solo dal problema del peso. C’era, e c’è sempre stata, l’avversione per la chimica, per le medicine. Non mi dava piacere ingerire un farmaco.”
Chiaro.
“Vogliamo sintetizzare? Era un cocktail di contrastanti approcci. C’era, innegabile,
un sentimento di libertà sessuale. Considerando anche la mia età, era un sentimento importante, il segno di un’identità. E tuttavia non mi sentivo a mio agio. La pillola intesa come medicina mi era sgradita. Così, quando mi sono accorta che devastava la mia linea, mi sono ribellata… Se ingrasso, mi dicevo, vuol dire che questa pillola fa qualcosa al mio corpo. E forse, mi dicevo, mi procura problemi, non solo di peso. Perciò ho smesso. Ci sono altri tipi di anticoncezionali…”
Non vorrei essere indiscreto, però…
“Per me va bene qualsiasi mezzo meccanico: che so, il diaframma, il preservativo, o
anche semplicemente, come vogliamo chiamarlo?, il salto nel vuoto… Tutto, da quel tempo in poi, mi sembra preferibile alla pillola.”
Nessuna nostalgia legata a quegli anni di giovinezza?
“La prima volta vivevo e lavoravo, in teatro, quasi sempre a New York, per me era
un periodo hippy. Quando potevo, me ne andavo in giro per il mondo, la pillola era un mezzo comodo per affrontare senza problemi i miei istinti di libertà selvaggia.”
C’è stata qualche relazione sentimentale importante, collegabile nei ricordi –
alla pillola?
“No, non ricordo niente d’importante. Ero single e vivevo liberamente. Era una vita di
avventure.”
Avventure… per divertimento, per curiosità?
“La parola che ripeto più spesso è libertà. Questo sentimento di voglia di libertà era
per me al centro di tutto. Libertà di esplorare il mondo, anche nelle esperienze sessuali. Le relazioni importanti, come dice lei, neanche mi interessavano, in quell’epoca. In fondo, le mie relazioni importanti sono stati i due matrimoni: il primo in America, il secondo in Francia (tutti e due con uomini “impegnati”, il primo un artista, il secondo un addetto diplomatico alla diffusione della cultura, ndr). Prima e dopo i miei due periodi di convivenza con la pillola.”
In mezzo, tra un matrimonio e l’altro, la libertà. Libertà pura e, come mi ha detto
prima, a volte selvaggia.
“ Sintetizzare la propria vita non è facile, ma più o meno è così.”
Una deduzione: forse prendere la pillola, per lei, equivaleva all’esigenza della certezza di non avere figli; e, invece, le relazioni importanti senza pillola non esigevano questa sicurezza…
“Mah. Non direi neanche che le cose stiano così. Non credo che questa minuziosa indagine possa portare a conclusioni scientifiche. Addirittura la verità, forse, è del tutto un’altra, rispetto a ciò che abbiamo detto finora…”
E quale?
“Io sono, tra l’altro, una donna molto distratta. Portata a dimenticare gli impegni, gli
appuntamenti, gli obblighi… Che afflizione, che tormento dover ricordarsi di prendere la
pillola ogni giorno, se no sono guai. Meglio uscire da questa schiavitù. E cautelarsi, se c’è necessità di cautela, in altro modo.”

cesare@lamescolanza.com
24-4-03

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