BELPIETRO (MAURIZIO)

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TELEKOM SERBIA IL «COLPO» GIORNALISTICO
Una sporca storia a cui nessuno vuole credere
Ha afferrato la notizia e, mind al contrario degli altri quotidiani, continua a scavare.
Il direttore del «Giornale» spiega perché. E promette: «Questo è solo l’inizio».

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Solo al comando. Maurizio Belpietro, bresciano, 42 anni, dal 26 marzo è il direttore responsabile del «Giornale», dopo aver affiancato per tre anni Mario Cervi. In precedenza era stato alla guida del «Tempo».

Intervista di Cesare Lanza
Sembra pacato, bonario: invece adora toni forti e titoloni appuntiti. Maurizio Belpietro, direttore del Giornale, spara fendenti in prima pagina sul caso Telekom Serbia: notizie, retroscena, interviste a testimoni essenziali. «Per noi» dice «è uno scandalo di straordinaria gravità, anche se l’attenzione degli altri giornali è moderata. Forse perché investe personaggi cruciali di una certa stagione politica: il premier dell’epoca Romano Prodi, il ministro Lamberto Dini, Piero Fassino. E chissà chi altri… Siamo all’inizio».
Sarà un terremoto?
Mettiamoci dalla parte dei contribuenti: qualcuno ci spieghi perché una montagna di denaro pubblico sia stata impiegata per un’operazione piena di aspetti inquietanti. Perché la Telecom ha utilizzato una società straniera, perché destinare un mucchietto di miliardi a una intermediazione inconsistente? E i sospetti sul rientro in Italia di denaro in nero, forse per tangenti? Sullo sfondo, la domanda più devastante: perché dare tanti soldi a Slobodan Milosevic, dittatore di un regime contro il quale siamo entrati in guerra?
La campagna del «Giornale» (circa 7 mila copie di vendita in più, rispetto al trend normale) si inserisce in un momento aureo del quotidiano fondato 27 anni fa da Indro Montanelli.
Per la prima volta il bilancio si chiude con un utile netto, 3 miliardi e 40 milioni: vendite a 239 mila copie di media, pubblicità a 100 miliardi. E ci autofinanziamo sia per gli investimenti, come l’introduzione del colore, sia per ripianare le perdite pregresse.
Risultati impensabili, forse, nel dicembre ’97, quando «la strana coppia» formata da Mario Cervi e da lei assunse la direzione. E da un paio di settimane lei è rimasto solo al timone.
Con Cervi, un vero galantuomo oltre che un grande giornalista, l’intesa è stata perfetta. Poi, in coincidenza del suo ottantesimo compleanno, Mario ha deciso di andare in pensione. Gli sono molto grato. E quando ha manifestato il desiderio di conservare un ufficio in redazione, l’ho invitato a restare nel suo studio, quello, storico, di Montanelli.
A proposito di Montanelli: come vive il contrasto con la sua dichiarazione di voto a favore del centrosinistra?
Con forte dispiacere. I rapporti personali sono ottimi: ci siamo visti a colazione un mese fa. Ho avvertito affetto e nostalgia per il Giornale, a cui Indro mi è sembrato legato assai più di quanto voglia apparire quando parla in tv.
E Silvio Berlusconi?
È molto addolorato, disponibile a ricucire il rapporto. Quanto a me, se servisse, metterei a disposizione la mia poltrona, se Montanelli volesse tornare.
Come fece Paolo Mieli, quando Indro rientrò al «Corriere».
Sì. Però il Giornale è la vera creatura di Montanelli.
Torniamo a lei: come sono i rapporti con i Berlusconi?
Con Paolo, l’editore, ci vediamo quasi ogni giorno. Col Cavaliere ci sentiamo una volta ogni tanto, che so, ogni una o due settimane.
Silvio Berlusconi è un grande suggeritore del «Giornale»?
No. Però la forte identità politica, la linea di centrodestra, è il nostro sangue. A volte con il Cavaliere ci sono state diversità di vedute. Altre volte, come per la campagna «la sinistra tiene famiglia» sui favoritismi a persone vicine al governo, è stato tempestato di telefonate di protesta per notizie di cui ovviamente non era al corrente.
Con Berlusconi al governo, il «Giornale» perderebbe la vis polemica?
Anzi: le nostre critiche saranno le uniche davvero credibili, quando criticheremo il governo. Non per pregiudizio, ma per passione verso una parte politica.
Che cosa invidia agli altri giornali?
Posso essere presuntuoso? Niente.
Apprezzamenti per qualche giornalista?
Stefano Folli, Aldo Cazzullo, Michele Anselmi.
Infine: girano voci sulla sua candidatura, postelettorale, ad altre posizioni.
Le voci sui giornalisti sono perfino meno attendibili di quelle sul calciomercato.

Panorama

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