ALTAN (FRANCESCO TULLIO)

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IL PAPA’ DI CIPPUTI DICE CHE LA SINISTRA NON E’ MORTA
PREMIATO DA “E’ GIORNALISMO” (GIURATI BIAGI E BOCCA), IL FILOSOFO DELLA VIGNETTA ECCEZIONALMENTE PARLA DI SE’. PER DIRE : NANNI MORETTI HA PRONUNCIATO (” FORSE IN MANIERA SCORTESE”) PAROLE GIUSTE; CHE NON GLI PIACE QUESTA SOCIETA’ DISINVOLTA DOVE SI DICE E SI SMENTISCE; CHE IL PARTITO ERA ED E’ UN COMPAGNO DI STRADA. DA GUARDARE SPESSO CON AMAREZZA.

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INTERVISTA DI CESARE LANZA SU “SETTE”

Dunque anche Altan parla. Non solo crea e disegna, < in modo portentoso, ma parla anche. Il dubbio era legittimo, visto che fino ad oggi Francesco Tullio, schivo e solitario, estraneo alla vita dei salotti e delle chiacchiere, molto geloso della sua privacy, ha accettato rarissimamente di lasciarsi intervistare. Questa volta, “Sette” ha ottenuto un privilegio. L’occasione è la vigilia del premio “E’ giornalismo”, fondato da Giancarlo Aneri con una formidabile invenzione: una giuria indiscutibile e inappellabile (si sa che la discutibilità, l’influenzabilità e l’eterogeneità delle giurie sono la tomba, a volte grottesca, della maggior parte premi), composta all’origine da tre personaggi mitici di questo mestiere, Indro Montanelli, Enzo Biagi, Giorgio Bocca. Affinchè il premio potesse essere assegnato, era indispensabile che i tre vecchi ragazzi si mettessero d’accordo. Uno scherzetto da niente! Negli anni passati, il premio è andato a a Curzio Maltese, Gianni Riotta, Gianantonio Stella, Ettore Mo, Claudio Rinaldi, Natalia Aspesi. Scomparso Montanelli, la designazione è ancora più difficile perché, in caso di necessità, manca una maggioranza. Chissà se i due giudici, Biagi e Bocca, hanno esercitato quest’anno un reciproco diritto di veto, se è vero che non mancavano altre candidature eccellenti, secondo le indiscrezioni rituali, a cominciare da due grandi firme femminili, Oriana Fallaci e Barbara Spinelli. A sorpresa - ma la sorpresa è stata accolta con soddisfazione di tutti – Biagi e Bocca hanno assegnato il riconoscimento (la consegna è prevista per il 21 febbraio a Milano, al Principe e Savoia, durante una colazione a cui parteciperà mezzo mondo editoriale) a Francesco Tullio Altan, il primo tra i premiati a fare giornalismo con matite, colori e illustrazioni anziché con la macchina da scrivere, gli articoli di fondo e le interviste. - Se lo aspettava, questo piccolo Nobel italiano in giornalismo? “No. E’ stata una piacevole sorpresa.” - Conosce Bocca? “Sì.” - Biagi? “No.” - Come ha avuto la notizia?” “Da una telefonata di Bocca.” Annichilito dalle risposte telegrafiche, mi sono buttato su un apriscatole che a volte funziona, con i personaggi che adorano la solitudine. Le città della vita. - Lei è nato a Treviso… “Per caso. Era il ’42, tempo di guerra. Non è una radice.” - Allora, Bologna? “Sì. Lì ho fatto tutte le scuole. Bologna è favolosa. Ho grandi ricordi e molti preziosi, per il mio mestiere.” - Per esempio? “Andavo a cinema non solo per vedere i film, ma anche per sentire una battuta, un commento. Magari c’erano film giapponesi o svedesi, film importanti, che si dovevano vedere, e poi nel buio del locale o all’uscita una battuta dissacrante, parodistica, riportava tutto a dimensioni più umane…” - Venezia. “L’università: architettura fino a due terzi del percorso. Ho avuto grandi insegnanti e conservo amici importanti, a Venezia. E qui mia figlia, Francesca o meglio Chicca, si è laureata architetto, arrivando a quella che io non ho raggiunto.” - Dopo Venezia, il Brasile. “Per caso, come molte cose che sono successe nella mia vita. Un amico, Gianni Barcelloni, nell’occasione produttore cinematografico, e Gianni Amico, regista, partivano per un lavoro… E io li ho seguiti, per dare una mano.” - In Brasile, dove? “Rio, le Amazzoni, dappertutto…” - E il matrimonio con Mara. Com’è successo? “Dovevo organizzare il cast, cercavo una costumista… CI conoscemmo così.” - Un colpo di fulmine? “Sì.” - E tuttavia dura da 31 anni.” “Sì. Non si può dire che non sia stato un matrimonio stabile.” - E il Brasile cosa rappresenta, per lei? “Un’altra matrice, come Bologna. Ho vissuto in Brasile in due periodi diversi. E in mezzo, all’inizio degli anni settanta, c’è stata una parentesi romana…” - E com’era, Roma?… “Ricordo una enorme confusione. Forse anche perché abitavo a Campo dei Fiori. Bel periodo. Soprattutto cinema con i miei amici, capitava di conoscere Godard, Bernardo Bertolucci… E una bella proposta giornalistica.” - Da chi? “Da Livio Zanetti, all’Espresso.” -Come andò? “Mi convocò, ascoltò con garbo ciò che gli dicevo, diede un’occhiata ai disegni, poi mi disse: qui faremo tutt’altro.” - Da Roma a Milano… “Ricordo poco. Lavoravo di notte e dormivo di giorno. Abitavamo nei dintorni di Baggio, poteva essere Milano o qualsiasi altro posto. E così, alla fine del ’76, decidemmo di trasferirci ad Aquileia. E qui ci siamo fermati.” - Perchè, Aquileia? “Era la casa di mio nonno, vicina al mare. Da ragazzino ci passavo almeno un mese in vacanza. E abbiamo a poco a poco radunato la famiglia.” - Che vuol dire, la famiglia? “Mio nonno era agricoltore, proprietario di terreni… Ad Aquileia ci siamo riuniti con mio padre, antropologo alla fine della carriera universitaria, e con mia sorella.” - E dopo cinque lustri, cosa rappresenta Aquileia, per lei? “Un buon posto per viverci e lavorarci. Specialmente ora che ci sono i fax, i computer.” - Lei è metodico? “Sì. Al mattino, con il vizio della bicicletta.” - Passeggiate? “Qualcosa di più. Settanta, ottanta, anche novanta chilometri. Poi lavoro, al pomeriggio, dalle due alle sette.” - Qual è il primo giornale che legge, al mattino? “La Repubblica.” - Libri? “Purtroppo, non più come una volta. Sono appassionato di spionaggio, in particolare Le Carrè.” - Aquileia è un eremo? Si muove? “Poco. Niente mondanità, niente feste. Sto bene nel mio guscio.” - Parliamo del suo lavoro e dei suoi due personaggi famosi, Pimpa e Cipputi. Vorrei giudicare il suo grado di affettività. Se fosse obbligato a rinunciare a uno dei due, di quale potrebbe fare a meno? “Domanda terribile. E scelta crudele. Ma se proprio dovessi fare questo sacrificio assurdo, continuerei a fare Pimpa.” - E’ vero che all’origine dell’ispirazione c’è sua figlia? “Pimpa è nata nel ’74, ha quasi 28 anni. All’epoca io mi dedicavo molto a mia figlia, disegnavo con lei, giocavo. Esperienze irripetibili.” - Come si è sviluppato il rapporto con sua figlia? “Abbastanza bene. Anche se, crescendo, non mi ha fatto mancare la sua criticità. Come prevede il detto, il santo di casa non fa miracoli. E lei si occupa del sito www.pimpa.it “ - Altan come definirebbe Altan? “ Non mi piacciono queste esercitazioni.” - Insisto. “Direi che parlo poco. Umore stabile. Pacato.” - E’ spiritoso e acuto e sottile, non vorrei esagerare nei complimenti, diciamo coinvolgente come nei disegni, fa battute, oppure appartiene alla serie dei grandi umoristi malinconici? “Non sono malinconico. Ma preferisco osservare, guardare. Mia moglie è certo più esuberante di me.” - Com’è, sua moglie? “Lei è estroversa. Canta, balla, è allegra e adora la confusione. Lei andrebbe alle feste, sì. E qui certo è un po’ sacrificata.” - Com’è nato, Cipputi? “A Milano nel ’75. Come Pimpa: due figli milanesi. Due operai che parlavano tra di loro con scetticismo. Allora la voce della classe operaia era molto forte. A poco a poco Cipputi è diventato un simbolo.” - Lei è mai stato iscritto al pci? “No.” - E che rapporto c’era? “ Il partito era un compagno di strada. Con autocritica anche nei grandi momenti, come nel ’75, all’epoca del sorpasso. Autocritica da dentro, ad esempio con l’esperienza di Tango. Mai un allontanamento. Ma sguardi su di sé.” - Uno sguardo spesso amaro? “Sì.” - Qualcuno ha detto che lei è un Moliere moderno. “Non esageriamo.” - Altri hanno detto e scritto che lei è lucido, realista, pessimista, cinico…Si riconosce? “Cinico proprio no. Per il mio lavoro ci vuole almeno un po’ di passione.” - Un giudizio su Berlinguer? “Mi sento molto vicino a lui.” - D’Alema? “E’ un bravo politico, ma penso che abbia fatto qualche errore di valutazione degli avversari. Ora è in una situazione poco bella.” - Veltroni? “Senta, non mi piacciono queste pagelle…” - Mi dica a chi è più vicino Cipputi, oggi.” “Cipputi vede molta confusione, non c’è un riferimento preciso.” - Vie di uscita, nella crisi della sinistra? “Spero che ce ne siano. Certo non è finita qui.” - Cosa significa essere di sinistra, oggi? “Restano importanti certi valori, prima di tutto il principio del bene comune. Per superare gli egoismi.” - Cosa le dà maggior fastidio, nella società di oggi? “La mancanza di decenza. La disinvoltura nel rivoltare le frittate. Dire, smentire…” - Cosa pensa del botto di Nanni Moretti? “Forse ha scelto una maniera scortese per dirle, però ha detto cose che sostanzialmente condivido. E le ha spiegate bene, nella lettera successiva a Repubblica.” - Che sviluppo ci sarà? “La palla, almeno per ora, non può che passare a chi ha la responsabilità del movimento politico.” - Lei ha mai avuto la tentazione di fare un’esternazione come Moretti, per smuovere le acque? “Non credo che sarei all’altezza.” - Non sia modesto. Il carisma c’è, i titoli ci sono. “ L’analisi forse mi andrebbe bene, ma poi? Il problema è andare oltre.” - Altra polemica politica e intellettuale, quella di Umberto Eco, gli scrittori a Parigi: in veste privata, con gli editori, alberghi a cinque stelle o a tre…” “Non sono molto coinvolto. Ma rispetto le posizioni personali e posso capire chi senta la necessità di rappresentare se stesso e nient’altro.” - Infine: pensa che il premio accordato a lei possa suscitare l’invidia di colleghi che lavorano nella stessa specializzazione? “Spero di no. Molti sono amici che stimo: Staino, Elle Kappa. E Bucchi: non lo conosco, ma ho molta stima per lui.” - Si sente rivale e antagonista di Forattini? “Perché? Come persona, non ho niente contro di lui. Quanto al lavoro, non sono d’accordo con quel che fa. Tutto qui.” - Lei è un orso e a Milano è pronta la festa per il suo premio… “L’idea mi spaventa un po’. Ma ci sarò.” 21-2-02

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